I lavori green

Professioni verdi, la consulente per il turismo sostenibile: "Ce l'ho fatta grazie all'Africa"

Teresa Agovino a Mwanza, in Tanzania 
Teresa Agovino racconta la sua esperienza: "In Tanzania ho capito l'impatto dei viaggi. Gli strumenti per acquisire le nozioni necessarie esistono, ma non li fornisce l'università"
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Fin da bambina ha cercato qualcosa per cui valesse la pena impegnarsi. Teresa Agovino, salernitana, classe 1990, l’ha trovato dopo la laurea. Voleva intraprendere un mestiere che unisse le sue conoscenze alle sue passioni, che fosse concreto, utile al prossimo e al pianeta. Perché questa è sempre stata la sua vocazione, un po’ per carattere e un po’ per educazione familiare. Così ha iniziato a costruirsi la strada che le ha permesso di diventare ingegnere ambientale nell’ambito della cooperazione internazionale e consulente di turismo sostenibile.

LA RUBRICA  I lavori green  di Carla Reschia


“Il mio percorso è diverso da quello della maggior parte dei colleghi – racconta – ho delineato un profilo non convenzionale, pur non avendone consapevolezza sul momento… Ma sapevo che la carriera da libera professionista o all’interno di un’azienda non avrebbe rispecchiato la mia indole. Desideravo stare sul campo e ho inviato richieste a varie Ong che offrivano progetti in linea con la mia preparazione. Da lì ho cominciato a spostarmi in giro per il mondo e a occuparmi di gestione dei rifiuti, potabilizzazione o utilizzo delle risorse idriche”.


L’approccio con la cooperazione non è immediato: Teresa non è esperta di volontariato, non ha fatto il servizio civile e fatica a inserirsi. Le organizzazioni, inoltre, sono a corto di fondi per pagare i consulenti esterni. “Alla fine, sono riuscita a ottenere una borsa di studio dell’associazione cuneese Lvia e a partire per la Tanzania. Il mio compito consisteva nell’effettuare analisi di fattibilità e nell’elaborare proposte adeguate per portare l’acqua pulita in una trentina di villaggi nel centro del Paese. Era l’occasione per fare pratica. Non solo: ero piccola quando rimasi impressionata da un viaggio di mio padre in Kenya, da allora sognavo di andare in Africa”.

Ed è proprio in una località remota della Tanzania che la vita di Teresa cambia: “L’acqua non arrivava da tre o quattro mesi e molti abitanti avevano contratto infezioni approvvigionandosi da fonti contaminate. Prima di mettersi all’opera, bisognava ricevere l’autorizzazione del capo-villaggio. Lo incontrai. Lui mi prese le mani e, commosso, m’implorò di risolvere il problema. Percepii una forte solidarietà e mi sentii investita di un’enorme responsabilità, ma ero felice di poter essere d’aiuto grazie alle mie competenze. È stata un’autentica epifania”.

Seguono trasferte in Perù e in Ecuador, in Thailandia e nel Laos. Teresa tocca con mano gli effetti della crisi climatica; capisce che si devono sfruttare subito i mezzi disponibili per tagliare le emissioni inquinanti e che il futuro passa da una mobilità più pulita, dall’energia verde, dall’accesso universale ad acqua e istruzione: “Soltanto l’educazione, infatti, può plasmare cittadini più attenti”. Comprende, poi, l’importanza di tutelare la biodiversità, di non sprecare cibo e di garantire la sovranità alimentare alle popolazioni, incentivando il passaggio all’agricoltura biologica.

“Visitando questi Paesi – spiega – mi sono accorta che pure il turismo ha un impatto negativo sugli equilibri ambientali e sociali. Perciò mi sono chiesta: che cosa sono in grado di fare per migliorare la situazione?”. Teresa frequenta i corsi del Global Sustainable Tourism Council (struttura istituita dall’Environment Programme e dalla World Tourism Organization dell’Onu) e si specializza come auditor di terza parte, figura imparziale che misura e certifica secondo criteri predefiniti la sostenibilità degli operatori turistici per conto di enti internazionali. È la prima in Italia. L’obiettivo è ridurre al minimo i danni generati dal settore, amplificando i benefici per le comunità locali.


Teresa ora coniuga le sue due anime. Ha partecipato alla serie podcast “Il mio futuro è green: le professioni verdi” prodotta da Sofidel per il lancio della campagna “#LaNostraCartaMigliore”. Ha conquistato la fiducia di migliaia di persone sui social network, dove fa divulgazione sugli argomenti che le stanno a cuore. “Piace il modo semplice con cui rispondo alle domande. Le grandi questioni non sono appannaggio di una cerchia ristretta di scienziati, se ne deve discutere diffusamente. In tal senso, Greta Thunberg e il movimento aggregatosi intorno a lei hanno rivestito un ruolo decisivo. L’unico limite è non parlare di cose di cui non si ha coscienza, non scadere nella banalizzazione”.

Per allargare il suo raggio d’azione, Teresa ha fondato una startup: si chiama Faroo ed è composta da cinque membri, tutti giovani e quasi tutte donne. “È nata su Instagram per supportare le aziende che intendano formare i propri dipendenti in tema di responsabilità sociale d’impresa, cioè l’insieme di politiche adottate nei rapporti con collaboratori, fornitori, clienti e istituzioni per conciliare affari e interessi del territorio. Per esempio, organizziamo giornate con apicoltori, etologi, biologi marini o coltivatori che spiegano gli aspetti fondamentali delle loro attività in ottica di sostenibilità. Al termine dell’esperienza, rilasciamo un certificato gratuito”.

Certo, raggiungere risultati simili non è stato facile. “L’università non spinge nella direzione che ho scelto. Gli strumenti per acquisire le nozioni necessarie esistono, ma manca l’orientamento. Io stessa mi sono iscritta a un master e poi ho imparato lavorando. Serve aggiornamento continuo”. C’è, però, un altro ostacolo: “All’inizio ero in difficoltà economiche; guadagnavo poco o nulla, sicuramente meno di uno stipendio tradizionale da ingegnere. Controllavo ogni spesa ed ero assalita dal dubbio di aver fallito. Piano piano, con le consulenze, le entrate sono aumentate. Oggi sono soddisfatta e libera di dedicarmi a ciò che amo”.

Teresa s’ispira a personaggi come l’attivista indiana Vandana Shiva, come l’ex presidente dell’Uruguay dalle idee rivoluzionarie, Pepe Mujica, o come la scrittrice Oriana Fallaci. Di loro apprezza tenacia e coraggio.

“La mia generazione è pervasa dall’esigenza di ritrovarsi in una missione, eppure stenta a credere nel cambiamento e nelle proprie capacità. Occorre accompagnare i ragazzi e le ragazze, stimolare la loro autostima, trasformare in atto il potenziale che hanno dentro. Spesso si sentono impotenti, ma i singoli gesti, se uniti, possono fare la differenza”.