Biodiversità

Ecco perché l'invasione dei cinghiali è una minaccia per il clima

Sono una specie invasiva in espansione che a livello globale “inquina” come 1,1 milioni di automobili. Ma la colpa non è certo loro e la presenza di specie invasive dipende da noi
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Ogni anno i cinghiali causano il rilascio di 4,9 milioni di tonnellate di anidride carbonica, raspando e rimuovendo il suolo, l'equivalente di quanto prodotto da 1,1 milioni di automobili. Cifre impressionanti, emerse da un nuovo studio cui ha preso parte l'Università del Queensland in Australia, e dell'Università di Canterbury in Nuova Zelanda, che richiamano l'attenzione sull'impatto di questa specie invasiva. La colpa non è certo dei cinghiali: la loro espansione e i danni conseguenti sono frutto delle nostre azioni, dell'inserimento ad opera nostra fino a cambiamenti dei territori legati alle nostre attività. I risultati sono pubblicati su Global Change Biology.

Mappare i cinghiali in tutto il mondo

In generale le piante e il terreno sono dei serbatoi di anidride carbonica, dato che ogni anno nel suolo si accumulano grandi quantità di CO2, circa il 30% delle nostre emissioni. I cinghiali in cerca di cibo sono come dei trattori che arano i campi, smuovendo e scavando nel terreno. In questo modo liberano grandi quantità di carbonio accumulato nel suolo, che passa così nell'atmosfera, contribuendo all'effetto serra.

Per quantificare l'impatto di questo fenomeno, i ricercatori hanno utilizzato modelli già esistenti sulla distribuzione dei cinghiali a livello globale realizzando circa 10mila mappe che messe insieme forniscono un quadro complessivo sulla densità e sulla localizzazione di questi animali. Una volta ottenuti questi numeri, sulla base di simulazioni condotte in vari continenti i ricercatori hanno stimato l'influenza dei cinghiali nella liberazione di carbonio dal suolo.

Emissioni di CO2: 1,1 milioni di automobili in più

La fotografia che emerge è preoccupante: ogni anno è come se avessimo 1,1 milioni di automobili in più che inquinano e immettono gas serra. “Probabilmente”, sottolinea l'autore Christopher O'Bryan, “i cinghiali stanno divellendo il terreno in un'area che va dai 36mila ai 124mila chilometri quadri in un ambiente per loro non nativo”. Pensiamo che metropoli come Roma, con tutte le periferie, misura una superficie di 1.285 km quadri e New York circa 784 km quadri. Dunque, è come se avessimo da 28 alle 96 zone grandi quanto Roma occupate dai cinghiali e che non erano per loro native. Il problema è che alcuni territori sono particolarmente ricchi di anidride carbonica. “Se i cinghiali raggiungeranno aree dove la quantità di carbonio nel sottosuolo è abbondante – rimarca il co-autore Nicholas Patton, dell'Università di Canterbury, in Nuova Zelanda – il rischio di emissioni di gas serra nel futuro potrebbe ulteriormente crescere”. 

Cosa possiamo fare

Ma, è bene sottolinearlo, l'articolo non punta il dito contro i cinghiali, ma mette a fuoco il ruolo di una delle specie invasive più impattanti sull'ambiente e rimarca che l'invasività crescente è legata a nostre azioni diretta o indirette – dall'inserimento degli animali a cambiamenti del territorio. Non ci sono scuse: noi restiamo la principale causa del riscaldamento globale. Quando si parla dell'impatto degli animali sul clima, inoltre, spesso ci si riferisce al bestiame che alleviamo, che contribuisce a più del 10% delle emissioni serra. In questo caso, invece, parliamo di specie invasive, ovvero tutte le specie animali, vegetali e di funghi che a causa dell'azione umana si trovano ad abitare luoghi differenti da quelli loro nativi.

La ricerca odierna, come spiegano gli autori, fornisce un tassello in più, fornendo dei numeri, di un puzzle complesso e di una situazione che dovrà essere gestita quanto prima nel presente e nel prossimo futuro.

In Italia, secondo cifre diffuse recentemente da Coldiretti, ci sarebbero 2,3 milioni di esemplari, e anche l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale già da alcuni anni sottolinea che questa espansione può mettere a rischio la biodiversità e la sicurezza per l'incolumità pubblica, dato che sono spesso causa di incidenti. Fra le azioni da adottare, secondo Ispra, il blocco dell'inserimento di ulteriori cinghiali sul territorio e un migliore monitoraggio delle aree protette, con una gestione ottimizzata dal punto di vista sanitario degli animali e delle carcasse.