Emissioni

Turismo spaziale, altro che green: un lancio di Branson inquina 60 volte più di un volo transatlantico

(ansa)
Ammirare il pianeta dall'alto si può fare solo - per ora - a bordo del mezzo di trasporto più inquinante che esista per uso civile. Ma al di là del pessimo esempio di pochi danarosi, i problemi per il Pianeta sono altrove
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Il paradosso è servito senza fare troppi sforzi di immaginazione: salire su un’astronave e potersi affacciare da un oblò e per alcuni minuti fluttuare mentre là sotto si squaderna il Pianeta blu. Ammirare il panorama più esclusivo mai riservato finora a un essere umano (se si fa eccezione per la Luna). E fare tutto questo mentre si è a bordo del mezzo di trasporto più inquinante per uso civile. È un po’ come andare in crociera di lusso su una super nave a combustibili fossili per farsi un selfie tra i ghiacci del Polo.

 

Per quanto sappia di futuro, il turismo spaziale è questo. E resterà tale per diversi anni. Di recente il Financial Times ha fatto due calcoli con i (pochi) dati a disposizione su quanto inquina fare un salto oltre l’atmosfera a bordo della Vss Unity della Virgin Galactic, la navetta che ha compiuto il suo viaggio inaugurale con a bordo il fondatore della compagnia, il miliardario Richard Branson.

 

I numeri, va detto, non sono precisi. La stima si basa su quanto dichiarato dalla stessa Virgin Galactic, cioè che un volo della Vss Unity ‘costa’ in termini di emissioni, come un biglietto transatlantico andata e ritorno in business class. Il conto, secondo le tabelle della International civil aviation organization, è di 1.238 chili di CO2 per passeggero. Solo che il volo suborbitale dura molto meno. Tutto il carburante viene bruciato in appena un minuto. I motori poi si spengono e il ritorno, come lo Shuttle, avviene planando.

 

Il Financial Times poi fa un altro calcolo. La Vss Unity è partita e rientrata allo Spaceport America, lo spazioporto costruito apposta nel New Mexico. Distanza percorsa: 100 miglia (su per giù 50 per salire e 50 per scendere), circa 160 chilometri. E lo confronta con un volo transatlantico andata e ritorno di 6.900 (11.000 chilometri). Il confronto qui diventa impietoso: 12 chilogrammi di CO2 di emissioni per chilometro percorso a testa contro gli appena 0,2 per ogni passeggero di linea. Gli aerei, lo ricordiamo, sono il veicolo più impattante in termini di inquinamento per passeggero.

 

Ma è opportuno specificare che siamo ancora all’inizio di questa nuova avventura. Volare passando per lo spazio con una traiettoria suborbitale significa infatti anche poter andare da un capo all’altro del mondo in un quarto del tempo: per esempio da Londra a Sydney in quattro ore. Ci vorrà sicuramente molto più carburante, ma i calcoli per capire quanto (poco) green sia effettivamente un volo suborbitale andranno rifatti. Lo stesso Branson ha dichiarato che sarà quello il futuro. E Grottaglie, in Puglia, potrebbe ospitare uno dei primi spazioporti per questo tipo di viaggi.

Per la navicella turistica di Jeff Bezos, il discorso è differente. Non usa un propellente solido, il suo motore BE-3 brucia ossigeno e idrogeno e non emette anidride carbonica ma vapore acqueo (che è un gas serra). Quello che viene considerato il “propellente del futuro”, l’idrogeno, però ha costi di produzione con una impronta ecologica ancora importante. Ottenerlo solo con fonti rinnovabili, per esempio attraverso l’elettrolisi, è un processo che va ancora raffinato e le soluzioni per un’economia di scala non sono pronte. Anche il fondatore di Amazon, insomma, col suo ‘nuovo giocattolo’ inquina parecchio.

 

“Toccare” lo spazio

Lo spazio inizia, convenzionalmente, a 100 chilometri. Lì si è tirata una linea, cosiddetta “linea di Karman”. Oltre quella quota, calcolò il fisico ungherese, l’atmosfera non è abbastanza densa per un volo aeronautico. E la velocità necessaria per sostenere un velivolo sarebbe superiore a quella per entrare in orbita. La Nasa, tuttavia, assegna le “ali” da astronauta a chiunque riesca a superare le 50 miglia dal suolo (circa 80 chilometri). Le hanno ottenute così alcuni piloti collaudatori di aerei sperimentali degli anni '60 (gli X-planes) e ora anche Branson e i suoi compagni di viaggio.

 

Lo sviluppo tecnologico per poterci arrivare con energie “alternative” non sarà così semplice come, per esempio, per gli aeroplani. I prototipi elettrici per volare a quote di linea già esistono. Per arrivare nello spazio, però, serve molta più energia concentrata in un breve lasso di tempo. È questione di fisica. Ed è anche il motivo per cui il turismo spaziale (tolte le eccezioni ancora più eccezionali di paperoni che hanno sborsato milioni di dollari per un soggiorno sulla Stazione spaziale internazionale) riguarda esperienze di pochi minuti. Si arriva lassù ma non si entra in orbita, si torna subito giù.

 

La chimica è ancora l’unica soluzione per liberare tanta energia in poco tempo. Ma, come ha fatto notare lo stesso Jeff Bezos, i viaggi spaziali potranno essere una soluzione al climate change. Non sappiamo se sarà così, ma se i voli che chiamiamo “turistici” serviranno anche per scopi scientifici, imbarcando esperimenti di università e centri di ricerca, come accade per esempio sulla Iss, allora lo space tourism finanziato dai ricchi potrà essere una parte della soluzione.

Un pessimo esempio

Come è stato per le auto, la plastica e il traffico aereo, una consuetudine diventa un problema in base al suo successo. I lanci spaziali in generale (il mercato turistico ancora praticamente non esiste) rappresentano una fetta infinitesimale della quota di emissioni globali perché sono ancora relativamente rari. Se ne contano sulle dita di una mano, ogni mese. I voli di linea invece sono decine di migliaia al giorno. Il traffico aereo conta circa il 2% del totale delle emissioni. Il trasporto in generale per un terzo. Il riscaldamento e la produzione di energia sono il settore che inquina di più. Al di là del pessimo esempio da parte di una élite che con i danari può permettersi tutto, i problemi stanno altrove.

 

Alcuni esperti si sono detti preoccupati per l’impatto che potrebbe avere il turismo spaziale se il settore dovesse davvero “prendere il volo”. Ma anche se la Vss Unity dovesse diventare il Concorde del ventunesimo secolo, sborsare centinaia di migliaia di dollari per fare una gita alle soglie dello spazio resterà ancora, per fortuna, roba per pochi.