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Clima
Prevenire gli incendi delle foreste è possibile. Il parere degli esperti

Prevenire gli incendi delle foreste è possibile. Il parere degli esperti

Gestire e manutenere le aree boschive, usare le tecnologie, educare le persone e sapere che l'evoluzione delle specie vegetali ha previsto anche la variabile fuoco. Ma prima di tutto bisogna agire sulla prima, vera, causa: l'emergenza climatica

2 minuti di lettura

Estate. Stagione di incendi. La lotta si fa sempre più dura: l’emergenza climatica nella quale siamo immersi aumenta la distruzione delle foreste in tutti i continenti e i tempi di recupero della natura sono troppo lunghi per riuscire a contenere la febbre del pianeta. C’è pero un’arma che potremmo e dovremmo incrementare: la prevenzione.

Prevenire gli incendi ha costi fino a otto volte inferiori rispetto a quelli calcolati per spegnerli. Negli ultimi due anni si sono verificati roghi immensi che – dall’Australia al Canada, dagli Stati Uniti al Circolo Polare Artico – hanno devastato diverse aree del mondo. In particolare, nel 2020 gli incendi concentrati soprattutto in Siberia, Colorado, California e nella regione del Pantanal, nel Brasile meridionale, hanno liberato in atmosfera circa 1.690 megatonnellate di carbonio, oltre a mettere a repentaglio vite umane e distruggere flora e fauna.

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Nel Sud Europa, il “Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia” sottolinea come negli ultimi 30 anni la lunghezza della stagione degli incendi si sia estesa anche ai mesi di giugno e ottobre. In Italia, in particolare, la superficie bruciata, tra il 2011 e il 2019, sarebbe pari a 341.500 ettari (dati Istat). 

A causare gli incendi non sono soltanto le azioni dell’uomo (nel 75% dei casi, secondo il WWF), ma anche il cambiamento climatico e la mancanza di gestione delle foreste. E la concomitanza di questi fattori moltiplica la devastazione.

Secondo Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia, “la prima modalità per prevenire gli incendi è la gestione attiva delle foreste. Stare nel bosco, ridurre la quantità di materiale legnoso a terra, garantire strade forestali pulite e un sistema idrologico efficiente”. Attualmente, però, i boschi italiani per i quali esistono piani di gestione sono solo il 20% del totale. “Nelle aree certificate si sviluppano molti meno incendi, circa nove volte in meno rispetto al resto delle foreste”.

Sulla stessa linea Pino Ruiu, agronomo dell’agenzia regionale Agris Sardegna, responsabile di una sughereta sperimentale in Gallura. “La maggior parte dei boschi sardi sono in stato di abbandono. Per limitare i danni ogni proprietario dovrebbe realizzare strisce parafuoco, gestire la componente arbustiva anche introducendo il bestiame in maniera controllata, per tenere pulito il sottobosco”, spiega Ruiu. “Quello che conta è la presenza dell’uomo in equilibrio col territorio”, aggiunge.

Diego Florian, direttore FSC Italia ricorda altre azioni necessarie a salvaguardare un patrimonio universale che non possiamo permetterci di perdere: “dobbiamo utilizzare tutti i mezzi innovativi per il monitoraggio dei boschi: torrette e sensori di calore, per esempio. E poi, la prevenzione si fa anche attraverso una corretta informazione e iniziative di educazione dei cittadini”.

Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano, è un attento osservatore della vita vegetale. “Gli ecosistemi legati alle foreste sono preziosissimi, L’assorbimento e lo stoccaggio di anidride carbonica e la capacità di consolidare il terreno sono solo due delle numerosissime funzioni che gli alberi ci regalano”.

Vacchiano sostiene che l’evoluzione delle specie abbia previsto anche la variabile fuoco: “gli alberi ci sorprendono per la loro capacità di tornare dopo un disastro. La macchia mediterranea si rigenera in 8-10 anni, latifoglie come le querce gemmano spontaneamente dai ceppi degli alberi bruciati. Le conifere sono più lente a riprendersi, ma le pigne di alcune specie, scaldate dal fuoco, esplodono letteralmente spargendo tutti i loro semi”. La vita rinasce.

“Un incendio, se non devastante, non è del tutto negativo: gli spazi aperti vengono colonizzati da specie vegetali e animali. Aumenta la biodiversità”, continua il ricercatore. D’altro canto, i cambiamenti climatici in atto accentuano gli eventi estremi e gli incendi diventano incontrollabili, anche da noi: “in Italia l’aumento della quantità di massa legnosa e di continuità delle superfici boschive, le ondate di calore e la siccità fanno correre il fuoco. E dopo gli incendi arrivano le grandi piogge che possono erodere il terreno privo di bosco e provocare colate detritiche che minacciano i centri abitati”.

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Prevenire è meglio che curare, cita il noto detto popolare. Nel caso della salute delle foreste, però, cura e salvaguardia sono azioni di prevenzione indispensabili per consentire al genere umano di continuare ad abitare la Terra, il più a lungo possibile.