L'allarme Oxfam

"Compensare le emissioni di CO2 acaparrandosi nuove terre affamerà il Pianeta"

Juterbog, Germania (foto: Sean Gallup/Getty Images) 
Un report della confederazione di organizzazioni no profit racconta come riforestare su vasta scala per l'obiettivo carbon neutrality possa essere un piano dannoso. "Meglio concentrarsi sull'addio al fossile"
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Non è sfruttando le terre, anche se con l'intento di riforestare per compensare le emissioni di CO2, che si salverà il Pianeta. Anzi: se governi e aziende intendono raggiungere le emissioni zero soltanto in questo modo, si finirà per "affamarla". A sostenerlo è l'Oxfam, confederazione internazionale di organizzazioni no profit che combattono contro la fame, la quale ha appena diffuso un nuovo report che denuncia come gli attuali piani di riforestazione a larga scala incentrati sullo scopo di "compensare le emissioni", potrebbero essere nocivi anziché benefici.

Il report sostiene che Paesi e grandi industrie, se volessero centrare l'obiettivo emissioni zero al 2050 solo attraverso le compensazioni e la riforestazione, dovrebbero usare una superficie superiore ai terreni agricoli di tutto il mondo, pari a cinque volte l'estensione dell'India.
 
Un documento che esce in un momento cruciale, a livello mondiale, per decidere il futuro del Pianeta nell'affrontare la crisi climatica che avanza. Fra pochi giorni uscirà infatti il nuovo report Ipcc, il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, che traccerà la rotta per le decisioni da prendere fra tre mesi, al Cop26 di Glasgow a novembre. Lì bisognerà in tutti i modi trovare la quadra per frenare, con scelte unitarie e condivise, la continua crescita delle emissioni climalteranti.

L'obiettivo sarà l'azzeramento delle emissioni globali di CO2 entro trent'anni, ma secondo Oxfam questo non potrà basarsi su sistemi di compensazione.

Perché se così fosse, se l'obiettivo comportasse l'attuazione di piani di riforestazione su nuove terre, "richiederebbe almeno 1,6 miliardi di ettari, una superficie 5 volte più grande dell’India e superiore all’estensione di tutti i terreni agricoli esistenti sul Pianeta" scrive la confederazione nel report, definendolo  "un piano irrealistico e pericoloso". In questi termini "l'uso intensivo della terra a scopo di compensazione da parte dei grandi inquinatori porterà all'aumento della fame e delle disuguaglianze nel mondo" sostiene l'Oxfam.

I rischi della riforestazione su vaste aree

L'analisi sottolinea come l'uso di vaste aree di terra per compensare potrebbe portare alla fame piccoli agricoltori, indigeni e popolazioni già in sofferenza per la crisi climatica e di come servano altre azioni, come l'addio ai combustibili fossili, per centrare gli obiettivi di emissioni zero. Azioni da intraprendere subito dato che "i piani attualmente in essere porteranno un taglio di appena l’1% entro il 2030. Serve la graduale eliminazione dei combustibili fossili e decisi investimenti nella produzione di energia pulita - spiega Elisa Bacciotti, responsabile delle campagne di Oxfam Italia – Purtroppo ad oggi molti dei tanti impegni che vengono sbandierati sono solo una distrazione, rispetto a un'azione incisiva di contrasto agli impatti sempre più devastanti, anche in Europa, della crisi climatica. Ridurre i livelli di CO2 in atmosfera attraverso la riforestazione è solo una parte della soluzione, e gli attuali piani di compensazione prevedono una quantità di terra che semplicemente non abbiamo a disposizione".

Cibo a rischio, l'aumento dei prezzi

Per Oxfam crisi climatica ed emergenza pandemica hanno portato i prezzi alimentari globali ad aumentare del 40% nell'ultimo anno, riducendo alla fame 20 milioni di persone. Un uso globale e su larga scala della riforestazione solo a scopo di compensazione delle emissioni potrebbe, sostiene la confederazione, peggiorare ulteriormente le cose anziché migliorarle e "causare un aumento dei prezzi alimentari globali dell'80% entro il 2050".

Nel ricordare che a impegnarsi nel taglio delle emissioni dovrebbero essere soprattutto i principali Paesi inquinatori e le loro industrie, così come le compagnie del petrolio, Oxfam fa poi alcuni esempi in cui sostiene che se si volesse procedere solo con le compensazioni tramite alberi  "un Paese piccolo come la Svizzera avrebbe bisogno dell'intera isola di Porto Rico per piantare il numero necessario di alberi a raggiungere l’obiettivo zero emissioni". Oppure  "una nazione come la Colombia dovrebbe riforestare un milione di ettari entro il 2030".  

Per questo, conclude Oxfam con un appello in vista della Cop26, governi e multinazionali dovrebbero "concentrarsi su tagli realistici ed efficaci delle emissioni nel breve termine, partendo da cambiamenti che si possono mettere in campo a casa loro, nei loro impianti e lungo le loro filiere di fornitura". E se proprio si vuole ricorrere a strategie di compensazione "devono essere misurabili, trasparenti e capaci di abbassare drasticamente le emissioni entro il 2030".