NON SPRECARE

Dopo il caffè, ecco il bagno sospeso: un ombrellone sostenibile per tutti

L'iniziativa dell'associazione sorrentina "La Grande Onda" a sostegno dell'econonomia locale. "Offriamo un ingresso allo stabilimento a chi non può permetterselo"
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In principio era il caffè, adesso siamo arrivati all’ombrellone e al lettino per il bagno a mare. Il fenomeno del "sospeso, che mette insieme una catena di aiuti a chi ne ha bisogno e la riduzione degli sprechi, fa un importante passo avanti grazie a un gruppo di donne, volontarie dell’associazione La Grande Onda. Siamo in penisola sorrentina, e le giovani signore, tutte appassionate di sostenibilità e di mare, sono riuscite a convincere i proprietari di diversi stabilimenti balneari della zona a partecipare al loro progetto. Con un semplice meccanismo: il cliente di uno stabilimento può lasciare un ingresso pagato a chi viene dopo e non ha i mezzi per consentirsi una giornata di mare sotto l’ombrellone. In cambio riceve in omaggio la tessera di iscrizione a La Grande Onda, che intanto si occupa di raccogliere le richieste di chi spera di ottenere il biglietto gratuito per uno dei lidi della penisola sorrentina. "Servono gesti concerti, specie in una fase come quella che stiamo attraversando, se vogliamo davvero aiutare le persone più fragili. E dalle adesioni che ha ricevuto la nostra iniziativa, pensiamo che possa funzionare anche in altre zone d’Italia…"  spiega Laura Cuomo, presidente dell’associazione La Grande Onda.

La spesa sospesa

Al momento, il filone del "sospeso" che ha avuto più successo, dopo l’esplosione della pandemia, è quello della spesa sospesa. Qui la spinta propulsiva è arrivata dalle aziende produttrici di generi alimentari e dalle catene della grande distribuzione, al punto che esiste una piattaforma nazionale SpesaSospesa, dove sono riepilogate tutte le donazioni in corso e il meccanismo di partecipazione al progetto. Il cliente entra nel supermercato, gira con il suo carrello e agli acquisti della sua spesa aggiunge i prodotti che intende donare. Poi li paga, li lascia alla cassa e una delle associazioni di volontari convenzionate con il punto vendita manda qualcuno a ritirare la merce per poi distribuirla. Al supermercato che frequento di più, alle spalle di via Veneto a Roma, si arriva anche a due ritiri al giorno di spese sospese, che servono in gran parte a rifornire di cibo i senzatetto che gravitano attorno alla zona della stazione Termini.

Anche i bar, nonostante le difficoltà per le continue restrizioni legate ai contagi del Covid-19, sono diventati una parte integrante del fenomeno del “sospeso”. Ci sono quelli che offrono, sempre attraverso la catena della solidarietà, il classico caffè, altri che arrivano al gelato e allo spuntino durante il giorno. I frequentatori del disco bar Casa del popolo, ad Asti, possono lasciare pagata qualsiasi consumazione per la comunità di immigrati nella cittadina piemontese. A Napoli la pizza sospesa fa parte del menù di Concettina ai Tre Santi, una famosa pizzeria nel quartiere Sanità: la consegna avviene a domicilio, alla fine dell’orario di lavoro. L’associazione Salvamamme in un solo anno è riuscita a consentire la distribuzione di 40mila gelati a bambini di famiglie in gravi difficoltà economiche.

La potenza del "sospeso" è chiara. Resta da capire dove si potrebbe arrivare se davvero si riuscisse a fare diventare questo gesto di solidarietà  il frammento di un nostro nuovo stile di vita. Con due vantaggi da non sottovalutare. Il primo: il sostegno concreto e quotidiano alle reti del volontariato che possono così rafforzare l’assistenza ai poveri, indebolita dalla mancanza di risorse sul territorio. Secondo vantaggio: donare è anche un modo per dare senso e valore alle cose, e renderci più responsabili di fronte all’ombra dello spreco che abbiamo sempre, minacciosa, alle nostre spalle.

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