Biodiversità

Il pinguino imperatore ultima vittima del riscaldamento globale

Uno studio ha analizzato il futuro di questo animale in funzione dei diversi scenari legati alle emissioni di gas serra: il ghiaccio in Antartide è sempre più sottile e questi uccelli non riescono più, come gli orsi polari, a trovare ripari sicuri e cibo
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Il pinguino imperatore è il più alto, il più grande e il più pesante tra tutti i pinguini. Pesa fino a 50 chili. È il simbolo dell'Antartide, del freddo, della vita selvatica portata ai suoi estremi. Purtroppo non durerà a lungo e diventerà un altro simbolo del Pianeta che cambia, una vittima del cambiamento climatico. Quasi tutte le colonie stanno per raggiungere infatti il punto di estinzione. Se le temperature continueranno ad alzarsi al ritmo di oggi, il 98 per cento spariranno entro il 2100. Uno studio internazionale, che vede la collaborazione della Woods Hole Oceanographic Institution e del British Antartic Survey, ha analizzato il futuro di questo animale in funzione dei diversi scenari legati alle emissioni di gas serra e in base a dettagliate osservazioni satellitari delle colonie. Hanno in particolare studiato gli effetti di eventi come la perdita di ghiaccio e il distacco di iceberg.

La popolazione globale dei pinguini contra circa 280 mila coppie che vivono tutte in Antartide. Proprio come gli orsi polari dell'Artico, sono particolarmente sensibili al riscaldamento globale perché dipendono dal ghiaccio per tutte le loro attività vitali, come l'accoppiamento, la muta, la nutrizione. Vivono in un delicato equilibrio con l'ambiente. Se il mare è coperto da strati troppo sottili di ghiaccio i viaggi alla ricerca del cibo diventano troppo lunghi e difficili e i pulcini rischiano di morire di fame. Il ghiaccio spesso e stabile sulle coste è importante per l'accoppiamento e fornisce anche un rifugio dai predatori. Se si scioglie quindi, rende impossibile la vita.

La penisola antartica, che si pensava fosse molto resistente alla crisi climatica, negli ultimi anni ha mostrato tutta la sua fragilità. La copertura di ghiaccio è diminuita del 60 per cento negli ultimi trent'anni e già nel 2016, migliaia di pulcini appollaiati sul ghiaccio instabile di Halley Bay, troppo piccoli per poter nuotare, sono annegati. Da allora non ci sono più state nuove generazioni e il sito è stato abbandonato. Una base antartica della British Antartic Survey è stata messa in disuso per paura che nell'area si staccasse un iceberg. Tutte le previsioni confermano che la perdita di ghiaccio continuerà fino alla fine del secolo.

I pinguini imperatore non hanno un valore solo per sé: sono infatti parte di una complessa catena alimentare. Predano crostacei e krill, piccoli pesci, calamari e sono predati da foche leopardo e orche. Hanno anche comportamenti molto particolari: sono padri appassionati, resistono a freddi rigidissimi, amano vivere in compagnia. La ricerca dimostra che gli eventi estremi hanno una profonda influenza su tre fattori che determinano la presenza sul territorio nel presente e nel futuro: l'adattabilità, ovvero la capacità di reagire ai disturbi modificando la popolazione, il rapporto con l'ecosistema e la capacità di connettersi con altri, e infine la possibilità di elaborare nuove informazioni genetiche.

Se le politiche di riduzione avessero effetto e si riuscisse, come richiesto dall'Accordo di Parigi, a limitare il riscaldamento a 2 gradi, i pinguini imperatori ce la potrebbero fare. Nonostante gli impegni dei governi però le emissioni continuano a crescere e sono necessarie azioni più decisive. “Per noi i pinguini imperatore sono solo un esempio. Una specie che possiamo studiare nel dettaglio in funzione della perdita di ghiaccio. Per altre la connessione tra cambiamento climatico e consistenza delle popolazioni è meno evidente, anche se c'è. Il pinguino quindi può servire come modello, per sollecitare la preoccupazione per il futuro di tutti gli animali” ha detto Peter Fretwell, del British Antartic Survey, uno degli autori della pubblicazione. L'allarme lanciato dagli scienziati ha fatto si che lo Us Fish and Wildlife Service abbia deciso di proporre il pinguino imperatore come specie minacciata di estinzione, come è avvenuto per l'orso polare. Ma la sua sopravvivenza dipende solo dalle decisioni che verranno prese oggi, non tra dieci anni, dai Governi del mondo.