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Società

Così le femministe del clima riusciranno a cambiare il Pianeta

Così le femministe del clima riusciranno a cambiare il Pianeta
Secondo studi internazionali le donne inquinano il 16% in meno degli uomini, ma subiscono di più l'impatto ambientale. Dove hanno voce in capitolo la cura dell'ecosistema è maggiore e i trattati globali vengono applicati con più rigore
2 minuti di lettura

Il clima è una questione femminista? Cosa unisce la lotta al patriarcato e quella al cambiamento climatico? Quali sono le relazioni di dominio che hanno contribuito al riscaldamento globale, all'innalzamento dei livelli del mare, all'estinzione delle specie, agli spostamenti epocali di popolazione? C'è chi parla di "ecofemminismo", ma la domanda che dobbiamo porci è un'altra: esiste una questione di genere legata al cambiamento climatico?

Numerosi studi sugli effetti causati dal cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo hanno dimostrato come le differenze di genere influenzino da un lato, gli impatti e la vulnerabilità, e dall'altro, le opportunità e la resilienza ambientale. L'assioma è semplice: i paesi più poveri del pianeta sono oggi i più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale, e, in questi paesi, sono le donne ad essere le più colpite dalle conseguenze del dissesto climatico, in quanto componente più debole della società.

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of industrial ecology, gli uomini hanno un'impronta ambientale maggiore del 16% rispetto alle donne, eppure sono le donne a subire le conseguenze sempre più nefaste del clima che cambia. Basti pensare alle migrazioni forzate indotte dall'aumento dei fenomeni climatici estremi (l'80% delle persone sfollate a causa del cambiamento climatico è costituito da donne), all'aumento della povertà, delle violenze sessuali e delle malattie.  

In molti paesi, ancora oggi le donne non hanno accesso al credito, diritto alla proprietà, oltre chiaramente alle molteplici limitazioni dei diritti personali. Sono Paesi ancora fortemente basati su economie rurali, dove la sopravvivenza è direttamente legata alla coltivazione della terra. Siccità nelle regioni subtropicali, inondazioni alle alte latitudini, uragani e alluvioni, che ormai si verificano con una frequenza e un'intensità mai vista nella storia del clima, stanno letteralmente trasformando la geografia del pianeta, rendendo inabitabili numerosi territori.

Una delle conseguenze più visibili, è l'impatto sulla produzione agricola e sull'allevamento di bestiame, entrambi messi a dura prova dall'aumento delle catastrofi naturali. Ed è proprio in questo contesto che la dimensione di genere non va sottovalutata. Negli ultimi anni, infatti si è registrato un trend in crescita delle donne impegnate nel settore agricolo.

In tutto il mondo, tranne l'Europa, la proporzione delle donne impegnate nella forza agricola complessiva è cresciuta vertiginosamente, tanto da indurre numerose organizzazioni internazionali a parlare di "femminizzazione dell'agricoltura". Secondo le stime della Fao, in Africa, le donne contribuiscono al lavoro agricolo in percentuali che variano dal 30% in Gambia, all'80% in diverse parti del Camerun. Inoltre, secondo le Nazioni Unite, sono circa 5.4 milioni le donne impegnate nel settore della pesca. Tutte attività legate direttamente legate allo sfruttamento delle risorse naturali.

È evidente quindi come il degrado ambientale provocato dal global warming, sia in termini di scarsità che di inquinamento delle risorse, abbia un impatto diretto sulla vita e sulla salute di milioni di donne in tutto il mondo. Per questo, le questioni di genere sono entrate negli ultimi anni a far parte del dibattito sul clima. Anche se non bisogna rischiare di cadere nei soliti stereotipi, le differenze di genere possono offrire un valore aggiunto per realizzare politiche di contrasto al cambiamento climatico realmente efficaci. Certo, per sfruttarne al meglio il valore, alle donne deve essere garantito un reale accesso al controllo delle risorse e un ruolo nei processi decisionali.

Come si sostiene in All we can save: Truth, Courage, and Solutions for the Climate Crisis (One Word, 2020), un'antologia sul clima scritta da sessanta donne. In una lunga intervista al New York Times, Katharine Wilkinson, la co-editrice del libro, spiega perché abbiamo bisogno di una leadership climatica femminile e femminista, "dove questo esiste, le leggi ambientali tendono ad essere più stringenti, i trattati ambientali ratificati più di frequente, gli interventi di politica climatica più efficaci". Nel libro si trovano storie di donne che, in ogni campo, si impegnano nella ricerca di soluzioni climatiche, esempi concreti di femminismi contemporanei perché, come commenta Wilkinson, "se vuoi essere una femminista su un pianeta che sta bruciando, devi essere una femminista del clima".