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Rapporto Ue
David McNew/Getty Images
David McNew/Getty Images 

Crisi climatica, il moltiplicatore di minacce

Stress idrico, conflitti, migrazioni, future pandemie sono tutti rischi che vengono amplificati e innescati dal climate change,  secondo il 2021 Strategic Foresight Report

2 minuti di lettura

Se c'è una cosa che nessuno di noi non dovrebbe mai dimenticare di questa pandemia, è quanto ci abbia colto impreparati. L'idea che le nostre vite potessero essere capovolte da un momento all'altro, ci sembrava, nel peggiore dei casi, la sceneggiatura di un film distopico, semplicemente impossibile. Eppure negli ultimi 15 anni, l'analisi sui rischi globali del World Economic Forum, il gotha dell'economia mondiale, aveva messo in guardia i governi di tutto il Pianeta sui rischi di una pandemia globale.

Nel 2020 il rischio di una pandemia è diventato realtà, causando non solo milioni di vittime, ma anche ampliando le già presenti disparità sanitarie, economiche e digitali. Insomma, un disastro annunciato.

La crisi climatica, a differenza del virus è una tragedia in slow motion, al rallentatore, non ci coglie all'improvviso; i suoi effetti hanno uno sviluppo nel lungo periodo, e l'attenzione umana si concentra molto più facilmente su eventi catastrofici che su fenomeni quasi invisibili.

Perché il clima è una "minaccia per l'umanità"

Tuttavia, tra i probabili rischi futuri preconizzati dal Global Risk report 2021, troviamo anche le questioni legate al clima e all'ambiente, perché se la pandemia ha avuto ricadute importanti, la crisi climatica viene considerata "una minaccia esistenziale per l'umanità".

A mettere nero su bianco questo rischio futuro, a dir poco catastrofico, è oggi anche la Commissione europea, nel "2021 Strategic Foresight Report", un documento in cui l'esecutivo UE riassume gli ostacoli strategici da qui al 2050 e avanza delle proposte per non farsi trovare impreparati.

Clima, il riscaldamento globale in 3 minuti

E non sono i problemi legati al 5G, all'iperconnessione, alle nuove tecnologie digitali, o gli scossoni geopolitici all'ordine globale, è l'impatto del riscaldamento globale su tutti gli aspetti della nostra società, a far preoccupare Bruxelles. Il rapporto indica il cambiamento climatico come la sfida strategica più importante per l'Europa, al pari delle altre sfide ambientali a cui è collegato.

Gli effetti del clima che cambia

Da tempo, in molti documenti internazionali delle Nazioni Unite, della Nato e di altre agenzie che si occupano di sicurezza internazionale, il cambiamento climatico viene qualificato come un "moltiplicatore della minaccia": un fattore che non è solo un rischio in sé, ma è in grado di generare e amplificare rischi in molti altri settori, come in una sorta di domino. Oggi anche l'Ue, pur senza utilizzare la stessa espressione, si unisce al coro. Per la Commissione, infatti, il climate change avrà ripercussioni soprattutto sullo stress idrico, i conflitti e le migrazioni.

Nel rapporto si legge che la scarsità d'acqua diventerà particolarmente problematica nel sud dell'Europa, aggravando potenzialmente i conflitti e la pressione sulla migrazione. Questo problema potrà influenzare indirettamente l'Europa, attraverso l'insicurezza alimentare e gli shock dei prezzi.

Secondo il rapporto, più ancora che per le emissioni di gas serra e per i loro impatti, l'Unione europea è preoccupata per la perdita di biodiversità e le trasformazioni del ciclo dell'azoto. Perché, scrive la Commissione, "la portata di questo cambiamento è di gran lunga maggiore della modifica del ciclo del carbonio derivante dalle emissioni di gas serra". Cosa significa concretamente? Si tratta di un fenomeno che avrà un impatto sulle acque dolci, sulle zone costiere e sulla salute umana.

La perdita di biodiversità e i rischi per la salute

Il rapporto riconosce e si sofferma molto sul legame a doppio filo tra clima, biodiversità, sfide ambientali e salute pubblica. La perdita di biodiversità, la pressione sugli habitat animali, l'uso eccessivo di antibiotici, sono rischi legati alla ricerca biologica di microbi altamente patogeni e stili di vita malsani. E sono "tutti fattori che rendono più probabili future pandemie o malattie", precisa il documento. 

Peggio di una pandemia

Dallo scenario delineato dal rapporto della Commissione, emerge con chiarezza quanto il rischio climatico sia potenzialmente molto più distruttivo di una pandemia. Oggi più che mai siamo diventati, a un costo altissimo, coscienti della nostra vulnerabilità, ma nello stesso tempo consapevoli di quanto sia difficile per i governi affrontare questi rischi a lungo termine. Il problema è che ignorarli non rende meno probabile che accadano.