Biodiversità

Se spariscono i primati, con i loro i parassiti, si rischia un'estinzione a cascata

Gorilla nello zoo di Belo Horizonte, in Brasile (foto: Douglas Magno/Afp via Getty Images) 
Vermi, pulci, zecche e altri parassiti che abitano nell'organismo dei primati sono a rischio di estinzione tanto quanto i loro ospiti. Uno studio della Duke University ha provato a calcolare quanti ne potrebbero sparirebbe
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Una specie animale è ben più della somma delle singole parti. Quando si estingue, a sparire non sono solamente i suoi esemplari, ma tutto l'universo di relazioni che questi intrecciano con il loro ambiente. E le conseguenze sono difficili da prevedere. Per sottolineare il concetto, un team di ricercatori della Duke University ha provato a calcolare cosa comporterebbe l'estinzione di alcune specie di primati attualmente classificate come a rischio, per i parassiti che abitano il loro organismo. Rivelando che tra pulci, zecche e vermi intestinali, rischierebbero di sparire diverse centinaia di specie animali.

"C'è un intero regno di biodiversità che potrebbe estinguersi senza che noi neanche ce ne accorgessimo", spiega James Herrera, ricercatore del centro per lo studio dei lemuri della Duke University, riferendosi ai parassiti che coesistono con i primati. "Sappiamo così poco di queste creature, di cosa facciano realmente all'interno dell'organismo, che non possiamo neanche dire con certezza che cosa rischiamo di perdere".

Stando alle stime più recenti, più dell'85% dei vermi parassitici che abitano gli organismi animali non sono ancora mai stati catalogati dalla scienza. E non parliamo solamente di creature che provocano malattie, disturbi, pruriti o altri acciacchi. Come sottolinea Herrera, molto spesso la presenza di parassiti nell'organismo non produce sintomi evidenti. In alcuni casi possono fornire persino inaspettati benefici, difendendo ad esempio l'organismo da virus e batteri, o tenendo a bada malattie autoimmuni e altre disfunzioni del sistemo immunitario.

Nel loro studio, pubblicato sulla rivista Philosophical Transactions B, Herrera e colleghi hanno provato a modellare l'intreccio di relazioni che intercorrono tra 213 specie di primati (dalle grandi scimmie, ai piccoli lemuri del Madagascar) e 736 tra vermi, zecche, pulci, microscopici protisti e altri parassiti che abitano al di fuori o all'interno del loro organismo. Per poi studiare in che modo la perdita di una o più specie di primati influenzi la sopravvivenza dei loro parassiti.

 

Il modello così ottenuto viene descritto dai suoi autori come una torre di Jenga, o una partita di Shangai: rimuovere un tassello delicatamente può non provocare incidenti, ma iniziate a toglierne sempre di più e presto vedrete precipitare la situazione. I parassiti infatti possono appoggiarsi a più specie di primati per sopravvivere, ma più se ne estinguono, più aumenta progressivamente anche il rischio che i parassiti spariscano definitivamente dal pianeta.

Guardando ai numeri, considerando che 108 delle 213 specie di primati inserite nel modello sono considerate a rischio di estinzione, i ricercatori hanno calcolato che queste sparissero tutte potrebbero seguirle circa 250 specie di parassiti, di cui 176 non hanno alcun altro possibile ospite noto. Un disastro in termini di biodiversità, nonostante lo scarso appeal dei suoi protagonisti.