Salute

L'inquinamento dell'aria causa quasi 6 milioni di nascite premature all'anno

Nel 2019 le polveri sottili PM2.5 sono state associate a circa 5,9 milioni di parti pretermine e a 2,9 milioni di nati sottopeso. Attenzione all'inquinamento indoor nei Paesi più poveri
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L'inquinamento atmosferico è riconosciuto da anni come cancerogeno e può contribuire a numerose patologie, non solo al cancro. Oggi uno studio condotto dall'Università della California a San Francisco evidenzia che nel 2019 l'aria inquinata può essere associata anche a quasi 6 milioni di nascite pretermine. La ricerca, pubblicata su Plos Medicine, ha considerato sia gas e polveri sottili all'esterno generate dagli impianti industriali e dal traffico, sia fumi e varie sostanze prodotte all'interno delle case, soprattutto nei Paesi più poveri, ad esempio per cucinare.

L'inquinamento in numeri

L'inquinamento atmosferico è già classificato, dal 2013, come cancerogeno e inserito nel gruppo 1 dalla Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), proprio come il benzene, l'amianto e le radiazioni ionizzanti, solo per citare qualche esempio. Ci sono prove che smog e altri inquinanti dell'aria sono una delle principali cause di basso peso alla nascita e di parti prematuri, che a loro volta sono la prima causa della mortalità infantile, determinando 15 milioni di decessi di neonati all'anno. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 90% delle persone sul pianeta sono esposte a inquinamento atmosferico e metà della popolazione globale anche a inquinamento indoor, nelle aree economicamente meno avvantaggiate.

Studiare l'impatto delle polveri sottili 

Nell'analisi i ricercatori hanno considerato documenti e studi precedenti peer reviewed sul tema e hanno svolto analisi statistiche mettendo in relazione i dati delle nascite premature e dell'incidenza del basso peso alla nascita con i livelli di polveri sottili PM2.5. Fra le più pericolose, queste sono particelle finissime (con diametro uguale o minore di 2,5 millesimi di millimetro), sono prodotte in vari processi di combustione, ad esempio dai veicoli a motore, dagli incendi - cui contribuiscono anche i cambiamenti climatici - e dalla combustione di legna e carbone nelle cucine nel Sud e nell'Est del mondo. Queste polveri, da sole, sono causa nel 2020  di più di 4 milioni di morti premature, secondo il rapporto State of Global Air report 2020 in tutto il mondo, e sono fra i fattori di rischio principali per la salute dopo cattiva alimentazione, fumo, ipertensione e diabete.

Il peso dell'inquinamento sui neonati

Il bilancio complessivo è pesante: stando all'analisi, l'inquinamento outdoor e indoor è responsabile globalmente di 5,9 milioni di casi di bambini venuti al mondo prima del termine e 2,9 milioni nati sottopeso. Uno studio precedente, inoltre, era arrivato alla conclusione che fosse causa di 500mila morti di neonati. Il carico maggiore colpisce sicuramente i paesi meno ricchi: lo studio conclude che l'incidenza di questi casi potrebbe essere ridotta del 78% se si riducesse al minimo il problema nel sud-est asiatico e nell'Africa subsahariana dove l'inquinamento indoor è molto frequente, come anche i casi di nascita prematura. Ma anche nei paesi occidentali c'è un impatto non trascurabile: negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2019 l'aria inquinata è legata a 12mila parti pretermine.

"Con queste nuove prove, globali e più rigorose", commenta Rakesh Ghosh, che ha coordinato la ricerca, "l'inquinamento dell'aria dovrebbe ora essere considerato come causa principale di patologie e mortalità infantile e non solo di malattie croniche nell'adulto". La lotta per difendere il clima può migliorare la nostra salute e aiutare anche i piccoli. "Il nostro studio - conclude il ricercatore - suggerisce che adottare misure per mitigare i cambiamenti climatici e ridurre i livelli di inquinamento atmosferico potrà portare benefici significativi per la salute dei neonati".