Il report
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Fondazione Bill & Melinda Gates: "In arrivo un'enorme crisi agricola e umanitaria. Servono più fondi"

In vista della Cop26, un'analisi della Fondazione insieme CGIAR mette in luce come il surriscaldamento sta stravolgendo l'agricoltura nell'Africa subsahariana. Un appello ai potenti per fare di più nell'"adattamento all'emergenza climatica"

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Una gigantesca crisi dell'agricoltura, soprattutto per i paesi più esposti agli impatti dell'emergenza climatica, è alle porte. Per questo motivo sono necessarie immediate strategie di adattamento, sostegno e finanziamento, con un'attenzione particolare all'Africa.

 Ad affermarlo è un nuovo rapporto appena presentato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates. Da tempo la Fondazione sta cercando, attraverso finanziamenti e incontri, di porre luce su alcuni dei principali problemi mondiali, dalla crisi climatica alla ripresa post Covid-19: oggi in un briefing in collaborazione con CGIAR (Consultative Group for International Agricultural Research), la Fondazione di Bill e Melinda Gates ha diffuso un nuovo rapporto che racconta le sfide emergenti nel campo dell'agricoltura e i passaggi chiave ai quali saranno chiamati i leader di tutto il mondo alla prossima Conferenza sul Clima (Cop 26) che inizierà a novembre a Glasgow. 

Nel report gli esperti della Fondazione e di CGIAR sottolineano "l'urgente necessità di finanziamenti" non solo per la mitigazione della crisi climatica, ma soprattutto per "l'adattamento al clima" dato che la popolazione mondiale va verso "un'enorme crisi agricola e umanitaria". 

In particolare preoccupa la situazione potenzialmente esplosiva dell'Africa subsahariana. Secondo gli esperti, entro il 2050 il 70% della produzione totale di colture in quest'area dell'Africa sarà sottoposto a uno stress idrico grave e a condizioni di siccità estreme a causa del surriscaldamento, con ripercussioni economiche e sociali drammatiche in un continente dove oltre oltre il 50% della forza lavoro è impiegata nell'agricoltura.
 

Nell'analisi si legge come l'emergenza climatica stia già facendo crollare i raccolti dei piccoli agricoltori, aggravando condizioni di povertà e mettendo a rischio la vita di milioni di famiglie. Condizioni che probabilmente porteranno sempre più persone a doversi trasferire altrove, alimentando così una situazione - quella dei rifugiati climatici - che in un prossimo futuro sarà sempre più complessa da gestire. Anche per questo il report sottolinea che se alla Cop26 si discuterà di finanziamenti, l'80% dei quali oggi incentrati sulla mitigazione, sarà anche necessario ragionare in maniera globale sulla questione "adattamento".

Viene rimarcato inoltre che anche se si riuscisse a portare avanti gli impegni annunciati finora per contrastare il surriscaldamento, il mondo probabilmente entro fine secolo (se non prima) andrà verso un aumento di 2-3 gradi rispetto ai livelli preindustriali: seppur queste medie siano da ritenersi a livello globale, sarà dal punto di vista locale e regionale che si avranno però le maggiori ripercussioni. Un esempio, appunto, è ciò che accadrà in Africa dove con i ritmi attuali "entro il 2050 le aree che oggi forniscono il 70% del valore totale della produzione agricola nell'Africa subsahariana subiranno aridità e caldo estremo, con enormi danni all'agricoltura e rischi significativi per la salute delle persone".

L'Africa necessità dunque di "piani e strategie", ma "mancano le risorse finanziarie per costruire resilienza in anticipo" e questo continente, nonostante sia responsabile solo del 3% delle emissioni globali, senza aiuti subirà un conto pesantissimo per via del global warming.

In Africa il settore agricolo secondo le stime pagherà infatti per "caldo, siccità, inondazioni, tempeste e innalzamento del livello del mare" mettendo a rischio la vita di "centinaia di milioni di persone".
 
Per questo, sottolinea la Fondazione, "dobbiamo agire immediatamente e con decisione sul clima e allineare la crescita a breve termine con la resilienza a lungo termine". La richiesta ai potenti della Cop26 è dunque quella di prevedere "investimenti anticipati su larga scala e con sforzi coordinati globali e nazionali" non solo per la mitigazione, ma anche appunto per l'adattamento.


Fra le azioni che andranno intraprese secondo la Fondazione Bill & Melinda Gates ci sono per esempio i finanziamenti all'"agricoltura intelligente" e alle nuove tecnologie in tal senso, sistemi per garantire acqua e una catena alimentare che sia resiliente al cambiamento climatico, ma anche "ridurre l'impatto ambientale del settore agricolo" in determinati Paesi del mondo. È poi fondamentale - conclude la Fondazione - aumentare i finanziamenti attuali previsti per i paesi più vulnerabili (100 miliardi di dollari l'anno) da parte dei Paesi più sviluppati, così come sostenere "CGIAR, il Resilience and Sustainability Trust dell'FMI e l'Agriculture Innovation Mission for Climate (AIM for Climate)".