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Il super depuratore che ha eliminato un filo lungo 382 km di microplastiche dal mare

L'azienda Trerè Innovation investe in sviluppo e ricerca puntando sempre al minor impatto ambientale. Un prodotto uscito dai laboratori Uyn è il "Natex", isolante per imbottiture che si ottiene da semi di ricino
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Più di 400 tonnellate di CO2 risparmiata, cioè quanto emette un'auto che fa il giro del mondo per 66 volte. Un filo di microplastiche da 382 chilometri sottratto all'ambiente grazie a filtri speciali: la distanza tra Asola (in provincia di Mantova) e Monaco di Baviera. Sono esempi dei traguardi di sostenibilità raggiunti da Trerè Innovation grazie a investimenti e ricerca. Si va dalla riduzione delle fonti inquinanti al processo produttivo circolare zero waste (rifiuti zero) fino allo studio di nuovi materiali, più performanti ma anche più ecologici.

L'energia che muove il quartier generale di Asola è fornita in parte dai pannelli fotovoltaici e in parte dalla rete: ma in quest'ultimo caso, viene acquistata soltanto energia elettrica da fonti rinnovabili. Una scelta che fa risparmiare 420 tonnellate di CO2 l'anno. Altro tema caldo è quello delle micro-plastiche, frammenti di materiale plastico inferiore ai cinque millimetri di lunghezza che inquinano gli oceani, uccidono migliaia di specie animali. Il lavaggio dei tessuti sintetici è una delle principali cause della loro dispersione nelle acque. Per questo, l'azienda ha installato un impianto di depurazione che cattura ogni giorno 425mila fibre di micro-plastiche, e sta sviluppando un trattamento che ne riduce la produzione del 20%.


Oltre a impedire che si disperdano nell'ambiente, l'azienda, inoltre, le reintroduce nel ciclo produttivo. Anche tutti gli altri scarti del processo produttivo vengono, il più possibile, riciclati. Gli scarti tessili, per esempio, si trasformano in risorse. L'ultima creazione di casa Uyn, il marchio di proprietà di Trerè, si chiama Airnest: dagli scarti, si ottiene un materiale per imbottire giacche e scarpe che, attraverso un intreccio di fibre studiato dai tecnici Uyn, risulta più soffice e confortevole e riesce a trattenere una quantità maggiore d'aria rispetto alle imbottiture sintetiche tradizionali.

Un altro materiale innovativo uscito dai laboratori Uyn è il Natex, che si ottiene dai semi di ricino. L'intimo prodotto con il Natex risulta più leggero, si asciuga prima, è più elastico e isolante, oltre a essere naturale. Anche quando le fibre sono quelle tradizionali, l'attenzione alla sostenibilità non manca: il cotone usato per i capi è ecologico, mentre per la lana merino la scelta cade su lana proveniente dal Sudafrica, dove è messa al bando una pratica crudele chiamata mulesing (scuoiamento della pelle della pecora).

Un'altra fibra utilizzata dall'azienda è la canapa, pianta che richiede meno acqua delle altre piante tessili e che assorbe più CO2 di quanta ne produca. L'impegno di Treré è riconosciuto a livello internazionale: l'azienda, per esempio, è stata tra le prime in Europa a ottenere la certificazione SteP (Sustainable Textile Production) by Oeko-Tex, che garantisce la sostenibilità dei processi tessili. E non soltanto dal punto di vista ambientale: gli standard SteP riguardano anche salute e sicurezza sul luogo di lavoro, la gestione dei prodotti chimici e gli aspetti etico-sociali. Il mercato premia queste scelte? "Il mercato va analizzato in base alle generazioni - risponde Marco Redini, l'amministratore delegato - Al momento i più giovani prestano molta attenzione alla sostenibilità, mentre gli over 60 non hanno la stessa sensibilità verso le tematiche di rispetto ambientale. Nel futuro, le nostre scelte saranno premiate dal mercato. Al momento ci sono però ancora differenze in base ai consumatori".

La Gazzetta di Mantova