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L'allarme

Cemento ed erosione, quanti rischi per la Baia di Soverato

(foto: Italia Nostra)
(foto: Italia Nostra) 
La denuncia di Italia Nostra contro il Piano di difesa delle coste calabresi. Invece di mitigare il rischio di erosione, prevede interventi "tampone" che potrebbero causare altri danni. E le opere cementizie per il nuovo porto sono una minaccia per habitat e biodiversità
3 minuti di lettura

Tra il 2013 e il 2014 veniva approvato il Master Plan di "difesa delle coste" predisposto dall'Autorità di bacino regionale con l'obiettivo di mitigare il rischio di erosione della costa Calabra.

Tale piano redatto a seguito di studi generici delle problematiche regionali, non teneva conto delle peculiarità delle singole aree che, in funzione della posizione geografica e dei fattori ambientali specifici, non sempre sono accorpabili alle problematiche generali.

Un caso esemplare è dato dal litorale Soveratese e della sua baia che, dallo studio dell'evoluzione della costa, risulta addirittura in costruzione, in particolare all'interno della insenatura. Laddove è rilevabile un problema, non si va comunque a ricercarne le cause e rimuoverle, piuttosto si interviene con ulteriori "interventi tampone" che a loro volta potrebbero generare altri danni a catena.

Il progetto "Waterfront" di Soverato è stato redatto nell'anno 2019 e prevede ben 8 pennelli, di cui 7 a "T", e una barriera emersa di ben 120 m di lunghezza x 55, posta in contiguità dell'area archeologica costiera della località San Nicola.

A queste opere è associato il progetto del porto turistico.

Il luogo individuato per il porto di Soverato è a nord della foce del fiume Ancinale, attualmente occupato dal depuratore consortile (comuni di Satriano, Soverato, Davoli e San Sostene) per il quale è stata trovata una nuova collocazione nella valle dell'Ancinale, peraltro teatro in passato di numerosi eventi alluvionali di entità catastrofiche.

Sono pertanto innegabili i rischi ambientali che ciò comporta per eventi naturali non calcolabili, così come è scontato il grande impatto ambientale e paesaggistico (per via dei collettamenti e attraversamenti dell'alveo in più punti).

Tornando al porto, gli esperti in geologia, biologia marina, oceanografia, interpellati dal comitato "Salviamo la scarpina" assicurano che, come è già accaduto per il porto di Badolato (12 km a sud di Soverato) anche a Soverato si andrebbe ad alterare l'equilibrio della costa con conseguente erosione. Per prevenire questa il progetto ha previsto una serie di opere cementizie che avrebbero inevitabili conseguenze sulle correnti all'interno del Parco marino "Baia di Soverato".

I fondali di Soverato dovrebbero piuttosto essere tutelati in quanto habitat unico nel suo genere per la presenza dalla (Seagrasses) di Cymodocea nodosa che forma praterie dove trovano rifugio tre specie di signatidi rare e al tempo stesso tipiche del Mediterraneo: Hippocampus guttulatus, l'Hippocampus Hippocampus ed infine il pesce ago, il Signatus acus. I cavallucci marini sono organismi complessi delicati e minacciati dall'estinzione e le popolazioni di queste specie sono drasticamente crollate a Soverato negli ultimi anni in conseguenza dei pennelli già realizzati.

Tali opere hanno creato degli sconvolgimenti nel fenomeno delle correnti all'interno della baia che hanno sì favorito l'apporto di sedimento, ma hanno deviato - di fatto - le correnti nutritizie che giocano un ruolo chiave nella vita di piccole specie marine protette e l'insabbiamento della prateria di Cymodocea nodosa habitat delle tre specie di ippocampi presenti nella Baia di Soverato.

Oltre all'ambiente marino le ricadute negative si avrebbero anche sul paesaggio della baia e, indirettamente, sull'area archeologica di "Poliporto" (località San Nicola, a nord di Soverato): si tratta di una cava di macine di età tardo-romana che si estende per circa 1 Km i cui manufatti sono in parte visibili sul basso fondale e, in gran parte solo in casi eccezionali dopo forti mareggiate, sulla spiaggia. (Tale sito è sottoposto in parte a vincolo archeologico diretto e su tutta la fascia costiera che coincide con Parco marino, è imposto anche un vincolo archeologico indiretto). Da questo fondale provengono un aureo rarissimo di Lucio Vero (conservato al museo di Scolacium), numerosi chiodi e oggetti in bronzo, un monolite antico in marmo.

Inoltre, il porto distruggerebbe la duna e la zona umida della foce dell'Ancinale, luogo di sosta di uccelli migratori e piccola riserva di biodiversità; il tutto per una struttura portuale collocata a soli 12 Km da quella di Badolato e 20 Km da Catanzaro Marina. E come se non bastasse, il suddetto progetto interessa anche la pineta costiera di Soverato che insiste nella medesima area. Ben 180 alberi sono già stati brutalmente segnati per essere abbattuti.


A Soverato da poco sono iniziati i lavori per la realizzazione di due pennelli emersi a circa 800 m a nord dalla foce dell'Ancinale ma non è dato sapere se il progetto di riferimento è quello del 2019 oppure si tratta di una variante o altro ancora, visto che sul luogo non è stato posto il cartello di cantiere (previsto per legge). Altre opere dello stesso tipo sono previste sul litorale comprensoriale con chissà quali conseguenze visto che il porto di Badolato ha già causato l'erosione di buona parte dell'area SIC di Isca sullo Ionio e della duna marittima di Sant'Andrea Apostolo.

Per fronteggiare tale complicazione, a Isca sullo Ionio è stato realizzato un pennello a mare che in breve tempo ha accumulato sabbia a sud ma a nord ha divorato 80 m di territorio che comprende la spiaggia, una strada e buona parte del campeggio "Mimosa".

Pertanto, nonostante il vincolo tutorio paesaggistico ex art. 136 del D.Lgs n. 42/04 (Codice dei Beni culturali e del paesaggio), la normativa in materia ambientale del D.Lgs n.152/06 (Codice dell'Ambiente), le misure di salvaguardia del Quadro territoriale con valenza paesaggistica (QTRP tomo 4), un Patrimonio naturalistico, archeologico e paesaggistico, appartenente alla collettività, sta diventando oggetto di interessi economici per pochi.

Italia Nostra
Consiglio Regionale Italia Nostra Calabria - presidente Angelo Malatacca

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