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Le idee

Microplastiche in Antartide, caldo record nell'Artico. Cosa resta di incontaminato?

(foto: Johan Ordonez/Afp via Getty Images)
(foto: Johan Ordonez/Afp via Getty Images) 
La trasfigurazione violenta che i poli stanno subendo sta portando e porterà cambiamenti sempre più rapidi, con impatti sempre più devastanti per gli esseri viventi
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In Antartide ricercatori della Nuova Zelanda hanno certificato, per la prima volta, la presenza di microplastiche nella neve fresca. Microplastiche erano già state rilevate, in precedenza, in cima alle montagne e nelle remote acque oceaniche. Tuttavia, finora non esistevano studi che si concentrassero sull'Antartide. I ricercatori erano ottimisti sul fatto che non avrebbero trovato microplastiche in un luogo così incontaminato e remoto. Eppure tutti i campioni raccolti sono risultati contenere 13 diversi tipi di plastiche. Il più comune è il polietilene tereftalato (PET), che viene utilizzato per realizzare bottiglie e contenitori per bibite.

Festival Green&Blue, studiare gli alberi e il ghiaccio per scoprire il clima del passato

Questo conferma, ancora una volta, che è difficile immaginare un mondo in cui gli esseri umani non abbiano modificato lo stato "naturale" del nostro Pianeta, di fatto cancellando il concetto di "aree incontaminate" dal nostro vocabolario.

All'altro polo, nell'Artico, nuovi dati pubblicati sulle temperature nel Mare di Barents, tra le isole Svalbard e le coste norvegesi, mostrano che le medie annuali nell'area sono aumentate fino a 2,7°C per decennio, con aumenti particolarmente elevati nei mesi autunnali fino a 4°C per decennio. Questo rende il Mare di Barents settentrionale e le sue isole il luogo di riscaldamento più rapido conosciuto sulla Terra. Era già noto che la crisi climatica stava portando il riscaldamento in tutto l'Artico tre volte più velocemente della media globale, ma la nuova ricerca mostra che la situazione è ancora più estrema in alcuni punti.

Tra le cause, la scomparsa del ghiaccio marino che consente all'oceano più profondo di assorbire più energia. Più ghiaccio viene perso, più calore si accumula, formando un circuito di feedback. Per dare un'idea della portata dei risultati, basti pensare che il tasso di riscaldamento regionale per la regione del Mare di Barents settentrionale corrisponde a circa 2,5 volte la media del riscaldamento dell'Artico e da 5 a 7 volte la media del riscaldamento globale.
Nonostante i poli siano regioni geograficamente lontane da molte zone abitate, il loro impatto sulle nostre vite e su quelle della popolazione mondiale è radicata nella loro influenza sul nostro clima e sui delicati equilibri degli ecosistemi polari. Verosimilmente la concentrazione di materiali inquinanti, quali appunto microplastiche, continuerà ad aumentare, causando chissà quali scompensi alla delicatissima fauna antartica.

Lo stesso è vero per le temperature, che continueranno ad aumentare senza interventi drastici. Il clima che ha permesso l'evoluzione dell'uomo non esisterebbe senza i poli come li conosciamo oggi, o perlomeno fino a poco tempo fa. La trasfigurazione violenta che i poli stanno subendo sta portando e porterà cambiamenti sempre più rapidi, con impatti sempre più devastanti per gli esseri viventi. Tali impatti si manifestano non solo attraverso l'innalzamento del livello dei mari dovuto alla fusione dei ghiacci polari - che sta già alterando le coste in maniera violenta e repentina -  ma anche attraverso le produzioni agricole e le risorse idriche che hanno e avranno conseguenze su popolazioni, guerre e rifugiati climatici.

I dati sulle temperature nell'Artico e quelli sulle microplastiche nelle nevi antartiche sono un ulteriore conferma del potere degli esseri umani sul Pianeta che ci ospita, ma che non ci appartiene. Le azioni intraprese dai governi per ridurre le emissioni di gas serra e mantenere l'aumento delle temperature medie globali al di sotto dei valori di soglia ritenuti "innocui" sono un passo nella direzione giusta. Tuttavia, è necessario mantenere sempre alta la guardia perché la battaglia per la giustizia sociale - è anche di questo che si parla quando si parla di cambiamento climatico - va alimentata con uno sforzo sostenuto e continuato, altrimenti si rischia di cadere nella trappola dell'illusione della vittoria.
Sta a tutti noi essere vigilanti tramite le nostre azioni quotidiane, le scelte politiche e l'adozione di un nuovo concetto di empatia che favorisca la transizione verso nuovi modelli socio-economici basati su un bene naturale comune a lungo termine - la sostenibilità - invece che la temporanea soddisfazione finanziaria individuale.