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L'intervista

Edoardo Zanchini: Roma a impatto zero, un piano in otto anni

Da Legambiente all'Ufficio del clima della Capitale, svela le carte. "Sharing mobility, comunità energetiche e aumento della differenziata: si può fare"
4 minuti di lettura

Nato nel 1971, cresciuto a Roma, ambientalista per vocazione fin dai tempi dell'università. Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente per undici anni, siede da poche ore sulla poltrona di Direttore dell'ufficio Clima di Roma Capitale. Figura praticamente unica in Italia, annunciata dal sindaco Roberto Gualtieri in campagna elettorale, dovrà occuparsi di mettere in campo le contromisure per affrontare la crisi ambientale. Un compito tutt'altro che facile in una città così difficile da amministrare e piena di problemi ormai cronici.

"Girando per la Capitale, la prima urgenza che viene in mente è quella di aggiustarla un pezzo alla volta, dalle buche alla spazzatura", racconta lui stesso quando lo incontriamo in un bar del centro nel caldo soffocante. "Ma siamo anche in una crisi climatica senza precedenti, che Roma subisce in particolar modo, e va affrontata ripensando la città. Bisogna avere uno scenario di riferimento, un modello al quale si punta e un orizzonte temporale. Per questo uno dei primi passi è aderire all'iniziativa delle cento città europee che entro il 2030 dovranno raggiungere la neutralità carbonica, eliminando e compensando le emissioni di gas serra".  

Sarà questo il suo compito? Traghettare la Capitale verso la neutralità delle emissioni in appena otto anni?  
"Il mio compito è quello di lavorare con gli assessori per impostare la visione di fondo e il percorso per raggiungere gli obbiettivi. Ma in molti casi sono stati già avviati diversi progetti importanti. Bisognerà invece partire da zero sul fronte dell'adattamento climatico. Roma viene colpita dal caldo e dalla siccità d'estate in maniera non omogenea, così come capita d'inverno con le bombe d'acqua. Ma iniziamo ad avere un sistema di conoscenze, fra le quali ci sono anche i dati satellitari, che ci consentono di sapere esattamente dove intervenire. In certe aree ci sono persone che non si possono permettere un condizionatore, in altre i palazzi sono frutto del boom edilizio e la rete fognaria non è adeguata. In altre parole, si muore già a causa dell'emergenza climatica".

Non le sembra un po' ambiziosa come meta quella del 2030?  
"Aderire al programma della Commissione europea significa accedere a delle risorse, supporto e competenze fornite da Bruxelles, e significa anche confrontarsi con altre metropoli europee che stanno affrontando con successo questi problemi con soluzioni nuove. Sono quelle che servono anche a Roma, altrimenti si finirebbe per impiegare metodi che hanno già dimostrato di non essere all'altezza".  

Mi fa qualche esempio?  
"Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) riqualificheremo un rilevante numero di scuole e di edifici pubblici passando dal riscaldamento a gas alle pompe di calore alimentate dai pannelli solari. Si inquina molto meno e i risparmi nell'arco di dieci anni sono sostanziali. In fatto di mobilità la situazione è più complicata, nel senso che cambiare il parco mezzi puntando all'elettrico richiede tempo. Parallelamente però si può riorganizzare la sharing mobility, come si sta già facendo,  e fra un anno verificheremo l'efficacia. Deve essere più ordinata e presente in tutti i grandi nodi della mobilità e quindi anche nei quartieri meno centrali, oltre a rendere le ciclabili una vera e propria rete che permette di spostarsi ovunque con sicurezza. Non si possono eliminare le automobili, ma si possono offrire nei quartieri delle alternative sicure avendo anche aree pedonali e limite di velocità a 30 chilometri l'ora. A Pesaro, che ovviamente è più piccola di Roma, hanno costruito "bicipolitana": corsie ciclabili numerate e interconnesse. Oggi gli spostamenti avvengono fra il 30 e il 40% dei casi in bici per una ragione semplice: si fa prima, è sicuro, costa meno".   

La decrescita dei salari in Italia degli ultimi trent'anni non aiuta a far fronte alla crisi climatica. Molte persone non hanno le risorse necessarie per le contromisure.
"No, infatti. Per questo dobbiamo puntare a soluzioni che abbattano la spesa che i cittadini devono sostenere. Pensiamo alle rinnovabili e in particolare al fotovoltaico. A Roma dobbiamo semplificare le procedure e snellire le pratiche burocratiche sia in periferia sia nelle zone semi centrali. Per anni in Legambiente mi sono occupato di comunità energetiche e sono certo che a Roma faranno la differenza. Entro settembre verrà recepita la normativa europea e da allora si potrà condividere l'energia da fonti rinnovabili. Supponiamo di avere in un certo quartiere una scuola o un edificio commerciale sul tetto del quale possono essere collocati i pannelli solari. Servono tre giorni con tanto di batterie di accumulo, l'allaccio al Gestore dei servizi energetici (Gse) che elargirà gli incentivi, oltre al computer dedicato per monitorare i consumi. L'energia a quel punto potrà essere condivisa con il vicinato eliminando una delle spese che le famiglie devono sostenere. E si consumerà soprattutto di giorno perché c'è il sole. Fra sei mesi queste comunità le cominceremo a vedere specie in quelle zone della città dove i redditi sono più bassi e che fanno appunto fatica a fare fronte all'emergenza climatica perché non hanno le risorse. Potranno essere promosse da privati, da imprese come da enti pubblici. Noi come comune vogliamo costruirle sul nostro patrimonio. Una forma di lotta alla povertà attarverso la distribuzione dell'energia ai cittadini che ne hanno più bisogno".         

Di Roma si dice sia una città inerziale e cinica, di sicuro non è mai stato facile cambiarla.  
"Anche Firenze aveva per certi versi questi tratti, ma negli ultimi dieci anni hanno fatto delle scelte importanti: pedonalizzazione del centro storico e rete dei tram. Tram che passano ogni quattro minuti e venti secondi e questo significa cambiare la vita delle persone. L'automobile la si usa meno perché si è certi che alla fermata di media aspetti al massimo quattro minuti e in poco tempo arrivi a destinazione. Il successo è tale che il servizio è stato prolungato fino alle due di notte più l'aggiunta di altre due linee".  

Qual è la sua idea sulla gestione dei rifiuti e sulla costruzione del termovalorizzatore?   
"La strategia del sindaco è quella di rispettare l'agenda europea. Bisogna far crescere la raccolta differenziata passando dal 43% circa fino al 65%. E bisogna costruire l'impiantistica. Mandiamo l'immondizia in giro per l'Italia e l'Europa compreso l'organico che è circa un terzo. Paghiamo per trasportarlo ad aziende che poi lo trattano e lo trasformano in biogas che vendono. Una beffa. Roma sta costruendo due impianti per farlo e undici centri di raccolta di quartiere. Si tratta di un sistema nuovo all'interno del quale c'è anche il termovalorizzatore".   

La sua è una carica nuova. Ci si aspetta che il suo operato lasci un segno. È preccupato?
"Sono fiducioso. Anche perché quando ho cominciato ad occuparmi di ambiente i pannelli solari per esempio erano una tecnologia costosa mentre oggi sono sempre più accessibili e a portata di tutti. E questo vale per molte altre soluzioni. Convengono perché fanno risparmiare oltre ad essere più sostenibili. Sarebbe davvero una follia non cogliere una tale opportunità".