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Energia

Rinnovabili e idrogeno, a Trento si progetta la batteria senza materiali rari

Una delle batterie Ges
Una delle batterie Ges 
Green Energy Storage impegnata con la Fondazione Bruno Kessler nell'innovazione nel campo degli accumulatori. Il presidente Pinto: "Apriremo fabbriche del tutto sostenibili anche in Australia, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti". E dall'Europa arrivano 53 milioni di euro
2 minuti di lettura

Per quel che hanno in mente di fare, 53 milioni di euro sono appena sufficienti a muovere i primi passi. La Green Energy Storage (Ges) di Trento ha infatti piani bellicosi: diventare un centro di gravità permanente a livello mondiale nel campo delle batterie di accumulo, quelle adoperate fra le altre cose nel fotovoltaico ed eolico per conservare l’energia prodotta. Intende farlo producendo dispositivi privi di metalli rari come litio, nichel o bromo liberandosi così dalla loro dipendenza. Di qui i fondi della Commissione europea, parte di quelli destinati a finanziare le tecnologie che un domani potrebbero consentire di non essere vittime di ricatti da parte di chi controlla le materie prime in Paesi esterni all'Unione. "Progetti importanti per il comune interesse europeo" li chiamano a Bruxelles, o se preferite "Important projects of common european interest (Ipcei)", che hanno una sottosezione intitolata "European Battery Innovation".

“Quello che stiamo mettendo a punto sono batterie fisse che usano l’energia, delle rinnovabili ad esempio, trasformandola in idrogeno. Il quale poi quando occorre si può riconvertire in energia”, racconta Salvatore Pinto, il presidente di Green Energy Storage. “Il bello sta nel fatto che lo facciamo senza la necessità di quei metalli estratti in giro per il mondo che spesso creano danni all’ambiente e che sono in mano o ricadono nella sfera di influenza di altre potenze”. Originario di Napoli, 65 anni, Pinto ha alle spalle un curriculum corposo. Fra le altre cariche ha avuto quella di amministratore delegato di Telespazio, è stato fra i manager di punta della Olivetti negli anni Novanta, e oggi dirige la filiale italiana della svizzera Axpo, ex Egl, fornitrice di gas ed elettricità. Al suo fianco in questa avventura c’è la Fondazione Bruno Kessler guidata da Francesco Profumo, che fornisce a Ges i laboratori per lo sviluppo della nuova batteria.

“La sfida posta dai progetti europei Ipeci”, ha dichiarato Profumo, “si inserisce nel posizionamento strategico europeo, per prendere uno spazio manifatturiero nuovo in temi che la Commissione riconosce di importanza strategica. È una sfida epocale in un mondo in competizione, per le risorse, per le tecnologie, per i mercati. È un’opportunità che ricade sui singoli attori e sui singoli territori. A supporto metteremo a disposizione le nostre migliori risorse e le nostre più avanzate infrastrutture di laboratorio”.

Alla Ges sono partiti sette anni fa da un brevetto messo a punto alla Harvard University e via via hanno perfezionato la tecnologia arrivando ad una formula chimica proprietaria che, grazie all’impiego di membrane ed elettrodi sviluppati appositamente, opera la trasformazione della corrente in idrogeno e viceversa. Il mercato di riferimento delle batterie stazionarie, quindi ad esclusione di quelle al litio per smartphone e veicoli elettrici, è stato valutato in 400 miliardi di dollari dalla multinazionale delle consulenze McKinsey. Bloomberg si è spinta oltre: 662 miliardi entro il 2040. Previsioni tutte da verificare, così come le capacità reali delle batterie Ges. I primi prototipi sono attesi per la fine del 2023, la produzione sperimentale invece per l’inizio del 2024.

“Le fabbriche, abbiamo intenzione di aprirne in Australia, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti, saranno del tutto sostenibili dal punto di vista ambientale”, prosegue Pinto. “La parte chimica viene infatti aggiunta sul posto una volta installata la batteria e i materiali che impieghiamo sono completamente riciclabili”. Si parla di una capacità che andrà dai 10 kilowatt ai megawatt con un'efficienza pari a quella delle batterie al litio e costi che dovrebbero essere sensibilmente minori.

Green Energy Storage non è la sola compagnia che lavora a soluzioni alternative a quelle esistenti. In Finlandia si sta usando la sabbia come sistema di accumulo, lo fanno anche alcuni impianti fotovoltaici, in Sardegna invece si punta sulla CO2, mentre in America come in Olanda stanno mettendo a punto batterie che usano il nichel o il bromo. Sulla parte chimica del modello Ges. che assieme a membrane e elettrodi è la più innovativa e quella tutelata da brevetti che verranno pubblicati fra 18 mesi, Pinto non scende nei dettagli. Assicura però che nessun altro al mondo possiede una tecnologia simile. Vedremo se è davvero così. Ovviamente la speranza, per noi e per l’Europa, è che abbia ragione.