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L'intervista

Può il metano diventare una energia rinnovabile (e pulita)? La scommessa di Alverà in Germania

Marco Alverà, ex amministratore delegato di Snam, oggi alla guida di Zhero (foto: Ansa)
Marco Alverà, ex amministratore delegato di Snam, oggi alla guida di Zhero (foto: Ansa) 
Ex ad di Snam, oggi alla guida di Zhero con un progetto che mira a produrre e distribuire un gas identico al metano fossile, ma completamente rinnovabile
4 minuti di lettura

"Noi le chiamiamo rinnovabili di nuova generazione, rinnovabili 3.0. Non si tratta necessariamente di infrastrutture connesse alla rete elettrica (come eolico e fotovoltaico, ndr), ma di altri sistemi che non hanno a che fare con i giacimenti fossili, come l'idrogeno o le nuove reti elettriche". Marco Alverà è sempre stato un visionario, anche quando, fino a pochi mesi fa, vestiva i panni ben più istituzionali di amministratore delegato di Snam, il colosso italiano dei gasdotti. Figuriamoci ora che si è "messo in proprio". Pochi giorni fa il New York Times gli ha dedicato una pagina intera sotto il titolo "Sarà quest'uomo a risolvere l'enigma energetico dell'Europa?". Perché oggi è amministratore delegato di Zhero, una holding finanziata da investitori privati e fondata insieme a Paddy Padmanathan, gigante mondiale del fotovoltaico e della dissalazione dell'acqua marina. Alverà lo definisce "lo Usain Bolt delle rinnovabili", perché ha ha battuto il record del costo dell'energia fotovoltaica per 5 volte consecutive: "È stato il primo a scendere sono i 50 euro a megawattora", racconta Alverà. "E poi il primo a scendere sono i 30, il primo sotto i 20. Ha provato a scendere sotto i 10 e si è fermato a 10,4, che è l'attuale record mondiale". Ad Alverà e Padmanathan si sono uniti il manager Enrico Vitali e Alessandra Pasini, ex chief financial officer di Snam, con un obbiettivo: sviluppare appunto le rinnovabili di nuova generazione. "Il nostro primo progetto è Tree Energy Solutions, Tes, di cui sono amministratore delegato: il progetto è produrre e distribuire un gas identico al metano fossile, ma che sia completamente rinnovabile".


Alverà, come si fa il metano sintetico e rinnovabile?
"Ce lo ha insegnato il chimico francese Paul Sabatier che vinse il premio Nobel 110 anni fa: con il suo processo si mettono insieme idrogeno e anidride carbonica per formare la molecola CH4, il metano appunto".

E come pensate di implementare su scala industriale quella reazione studiata e premiata più di un secolo fa?
"Immaginiamo di riempiere una prima nave di CO2, meglio se di origine biologica. Porto l'anidride carbonica in Texas, dove nel frattempo con l'energia fotovoltaica ho estratto idrogeno dall'acqua. Fondo la CO2 con l'idrogeno e faccio il metano. La stessa nave dell'andata, con opportuni accorgimenti, può trasportare il metano dal Texas alla Germania. A quel punto in Germania si possono fare due cose: riseparare l'idrogeno dalla CO2 e rifornire di idrogeno puro chi è pronto a utilizzarlo, oppure usare direttamente il metano sintetico nelle infrastrutture e nei motori che oggi utilizzano quello fossile".


Quando era ad di Snam si è molto impegnato per l'idrogeno come gas del futuro, che avrebbe potuto viaggiare anche nei metanodotti tradizionali, ora punta sul metano sintetico. Ci ha ripensato?
"No. L'idrogeno può viaggiare e viaggerà nei gasdotti già esistenti. Ma la sua diffusione attraverso i tubi ha due grandi limiti. Intanto ci deve essere un tubo che colleghi la zona di produzione (ricca di energia solare) a quella di consumo. Quindi si può fare sulla rotta Tunisia-Italia, o su quella Marocco-Spagna. Ma in Germania non hanno un tubo che li colleghi a un potenziale produttore di idrogeno. E questo vale anche per altre grandi economie, come la Corea del Sud o il Giappone. Il secondo vincolo è che dall'altra parte del tubo devono esserci clienti che sappiano cosa farsene dell'idrogeno. E oggi non ce ne sono molti".

Ma qual è il vantaggio di bruciare metano sintetico? Non si immetterà comunque CO2 in atmosfera?
"Innanzi tutto è metano rinnovabile, non viene estratto da giacimenti fossili che prima o poi si esauriranno. E per quanto riguarda le emissioni è ovvio che la CO2 andrà recuperata per reimmetterla nel processo produttivo riportandola in Texas. L'anidride carbonica d'ora in poi dovremo immaginarla come il contenitore dell'idrogeno che dobbiamo trasportare e consumare, una sorta di vuoto a rendere, come la bottiglia in vetro del latte che va restituita ogni mattina".

Viene da pensare che sarà un po' più complesso... Come si restituirà la CO2 vuoto a rendere?
"Abbiamo quattro diverse strade percorribili. La prima è che lo separiamo noi, rigenerando in Germania idrogeno puro: è il modo più efficiente, anche per il recupero e il riutilizzo della CO2. La seconda possibilità è dare il metano a una grande azienda che, da contratto, deve restituire la CO2, in una prima fase via treno in una seconda fase con un tubo dedicato. Il terzo modo è che le aziende comprino, o facciano comprare a noi, CO2 biogenica, per esempio quella generata nelle lavorazioni agricole o nelle discariche. L'ultima opzione, più in là nel tempo, è il direct air capture, impianti che prendono CO2 dall'atmosfera. Come si fa a recuperare la CO2 dalla caldaia di casa? Costerà meno comprare quella sequestrata dall'aria in impianti come quelli islandesi. Costerà sempre meno che scaldare la casa con le batterie".


A proposito di costi, ma tutto questo via vai di navi tra Europa e Texas non avrà un prezzo troppo salato in termini economici e ambientali?
"Dal punto di vista energetico in effetti può sembrare una follia. Estrarre l'idrogeno dall'acqua mi fa sprecare il 25% dell'energia. Il processo Sabatier con cui sintetizzo il metano mi fa perdere un altro 10-15%. Liquefare il metano per metterlo in nave spreca circa il 5% di energia. Trasportarlo un altro 3% e rigassificarlo un 2%. Sommando tutte queste inefficienze si arriva a una perdita del 45%: metti 100 in Texas e in Germania ne arriva 55. Una follia, appunto. Ma se guardi il processo dal punto di vista economico il panorama è completamente diverso. Il gas in Italia negli ultimi mesi è stato pagato abbondantemente oltre i 100 euro a megawattora. Invece il fotovoltaico fatto in Texas costa appunto intorno ai 10 euro, quindi anche se ne spreco il 50% e alla fine del processo il megawattora mi costa 20, dal punto di vista economico ci guadagno comunque rispetto al metano fossile. Non a caso, come soci di Tes abbiamo E.On Hsbc, Unicredit: hanno investito dopo aver studiato per mesi il nostro progetto".


Con il metano sintetico, è il vostro ragionamento, non dovranno essere sostitute caldaie e motori a gas. Inciderà dunque anche sul futuro della mobilità, che sembrava ormai avviata verso l'elettrificazione?
"Le automobili avranno un futuro elettrico, credo sia fuori discussione. Penso invece che aerei e camion potranno andare con il metano sintetico, oppure con l'idrogeno puro".

Come base operativa per Tes ha scelto il porto tedesco di Wilhelmshaven. Perché la Germania?
"La Germania ha bisogno di rimpiazzare il diesel, il carbone e il nucleare. Contava di farlo con il gas russo, adesso deve rimpiazzare anche quello. Ha una fame mostruosa di molecole. Per questo il governo tedesco ci segue con grande attenzione. Ma contiamo di fare presto delle cose anche in Italia. E comunque Tes è solo il primo dei progetti che metteremo in campo con Zhero".