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Ambiente

La mappa degli inquinatori che indica le emissioni azienda per azienda

Inquinamento a Città del Messico
Inquinamento a Città del Messico (reuters)
Climate Trace ha stilato la classifica delle industrie più inquinanti. In testa un'acciaieria cinese, ma vengono minitorate anche le imprese italiane
2 minuti di lettura

La triste classifica è guidata dall'acciaieria dello Shagang Group in funzione presso la città cinese di Zhangjiagang. Sforna decine di milioni di tonnellate di acciaio all'anno, ma è anche l'industria di questo tipo che emette più CO2 in assoluto al mondo. Le informazioni non arrivano dai proprietari dell'impianto, ma da un gruppo di ricercatori che hanno analizzato dati raccolti dai satelliti per conto di ClimateTrace, no profit che riunisce gruppi ambientalisti, compagnie hi-tech e università. Tra i convinti sostenitori di Climate Trace, anche l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore.


Utilizzando software che analizzano tutti i dati disponibili in fatto di emissioni, i ricercatori sostengono di poter calcolare le emissioni non solo dei singoli Paesi, ma di poter scendere in dettaglio fino ai singoli impianti industriali. Così emerge un catalogo planetario di 72.612 super inquinatori, distribuiti soprattutto in Cina, India, Russia, Europa e Stati Uniti. Se guardando il planisfero di Climate Trace ci si concentra sull'Italia, si nota che i cerchi più grandi (e quindi le maggiori emissioni) sono associati a raffinerie di petrolio, acciaierie e cementifici: la raffineria Api di Falconara Marittima (Ancona), l'acciaieria Arcelor Mittal di Taranto, la Nord Oil di Siracusa, il cementificio di Isola delle Femmine (Palermo), la raffineria Eni di Milazzo (Messina), e quella, sempre Eni, di Sannazzaro de' Burgondi, in provincia di Pavia. Dalle loro ciminiere fuoriescono grandi nuvole di CO2 che vanno a sommarsi a quelle delle metropoli italiane (Milano, Roma, Napoli), delle migliaia di aziende disseminate nella Pianura Padana e dei due principali aeroporti nazionali: Fiumicino e Malpensa.

Al netto della curiosità, il metodo usato da Climate Trace si propone, una volta validato dalla comunità internazionale, come uno strumento straordinario per il controllo delle emissioni. Tutti i meccanismi di compensazione (per esempio la piantumazione di alberi) si basano sul presunto rilascio di CO2 in atmosfera da parte delle aziende. Dati che spesso arrivano dalle aziende stesse. E anche l'eventuale tassazione della CO2 emessa dai singoli impianti finora non poteva basarsi che su delle stime. La mappa di Climate Trace, dimostra invece che si può scendere nel dettaglio e associare a ogni azienda la quantità esatta di gas serra rilasciati.

Ma per riuscirci occorre incrociare dati di natura anche molto diversa. Con le acciaierie, ad esempio, il gruppo utilizza misurazioni satellitari del calore degli altiforni per stimare la produzione di acciaio. Per le centrali elettriche, invece, Climate Trace utilizza immagini satellitari del vapore che si diffonde dai loro camini per stimare la produzione di elettricità. E da lì risalire alla CO2 emessa.

Anche l'Italia sarebbe coinvolta: secondo il New York Times, Al Gore avrebbe confermato che Climate Trace avrebbe iniziato a collaborare con diversi governi nazionali. Dal Messico al Sudafrica al Brasile, dalla Spagna a quello di Roma, appunto.