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Il summit

La svolta della Cop d'Africa: un fondo per i Paesi poveri ma zero passi sul gas serra

La svolta della Cop d'Africa: un fondo per i Paesi poveri ma zero passi sul gas serra
(afp)
Per la prima volta il Nord del mondo dà il via libera a finanziamenti speciali. Ma detta le condizioni Tuttavia anche il summit egiziano si conclude senza segnali chiari per la riduzione delle emissioni
3 minuti di lettura

SHARM EL-SHEIKH. Doveva essere una Cop "africana". E lo è stata: sono soprattutto le nazioni del Sud del mondo a festeggiare l'esito di questa 27esima Conferenza delle parti sul clima di Sharm el-Sheikh. Celebrano lo storico via libera a un fondo per il Loss and damage, soldi a cui attingere per rimediare ai danni e alle perdite causate dal clima nei Paesi in via di sviluppo più vulnerabili. Traguardo storico perché raggiunto dopo trent'anni di discussioni, nelle quali i Paesi sviluppati avevano sempre frenato. A Sharm invece, pur di non tornare a casa con un fallimento completo, hanno dato il via libera alla facility finanziaria per il Loss and damage, ma a due condizioni: che a beneficiarne siano solo le nazioni più vulnerabili agli eventi meteo estremi, e che la platea di donatori sia estesa anche a quelle potenze che formalmente non rientrano ancora tra i Paesi sviluppati. Nel testo finale, approvato all'alba di domenica, le richieste occidentali sono state recepite, ma si rimanda la definizione dei criteri che stabiliranno chi dovrà contribuire al fondo e chi ne usufruirà: una commissione ad hoc ci lavorerà e riferirà l'anno prossimo alla Cop28 di Dubai.

Quello che invece manca è un segnale chiaro sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Per la prima volta, è vero, nel testo finale di una Cop si citano le fonti rinnovabili, ma lo si fa affiancandole alle "energie a basse emissioni", locuzione ambigua e che può essere il cavallo di Troia per la sopravvivenza a lungo termine dei combustibili fossili. Anche l'impegno a non sforare gli 1,5 gradi di innalzamento della temperatura rispetto all'era pre-industriale esce indebolito da questa Cop27.


La sintesi più efficace è del Segretario generale Onu António Guterres: "Accolgo con favore la decisione di istituire un fondo per le perdite e i danni e di renderlo operativo nel prossimo periodo. Ma dobbiamo ridurre drasticamente le emissioniora ,e questo è un problema che non è stato affrontato. Cop27 si è conclusa con molti compiti e poco tempo". Per capire se i compiti a casa verranno fatti, e con profitto, è necessario riepilogare chi sono stati i principali protagonisti della Conferenza e che ruolo hanno giocato. Dal loro entusiasmo o dalla loro frustrazione dipenderanno gli esiti della lotta ai cambiamenti climatici: chi lo ha accettato obtorto collo potrebbe, per esempio, boicottare il neonato comitato, rimandando sine die l'entrata in vigore del fondo Loss and damage.

Egitto

La delegazione del Cairo, guidata dal ministro degli Esteri Sameh Shoukry, ha centrato l'obiettivo. Ha imposto, prima volta in una Cop, ilLoss and damage come prioritànell'agenda, poi è riuscita a incassare il sì al relativo fondo. Ha infine tenuto il punto sulla mitigazione, attenuando l'ambizione sui tagli alle emissioni celebrata un anno fa a Glasgow. Due mosse che possono conferire all'Egitto un ruolo di leadership in Africa e garantirgli la riconoscenza dei vicini petro-Stati: l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti solo nell'ultimo anno hanno elargito 22 miliardi di dollari ad Al Sisi.

Unione Europea

Protagonista assoluta delle trattative, grazie al capo delegazione Frans Timmermans e al team tedesco, guidato dalla ministra degli Esteri di Berlino, la Verde Annalena Baerbock. È anche grazie alla Germania che il no europeo alLoss and damage è diventato un sì condizionato. Ma la frustrazione di Timmermans per aver ceduto senza aver ottenuto in cambio niente sulla riduzione delle emissioni è stata evidentissima: "Accettiamo questo accordo con riluttanza. Sulle riduzioni delle emissioni abbiamo perso una occasione e molto tempo, rispetto alla Cop26 di Glasgow. Siamo a 1,2 gradi di riscaldamento e abbiamo visto quali effetti stia già provocando. La soluzione non è finanziare un fondo, ma investire le risorse per ridurre drasticamente il rilascio di gas serra".

Stati Uniti

Basso profilo nelle ore cruciali, complice forse l'isolamento a cui è stato costretto l'inviato speciale John Kerry, positivo al Covid. Ma deve aver contato soprattutto lo scetticismo che gli Usa hanno sempre espresso sulLoss and damage . Gli Stati Uniti si sono accodati all'Europa, convinti però che la vera partita climatica si giocherà a tu per tu con Pechino, dopo che al G20 di Bali è ripreso il dialogo tra le due superpotenze.

Cina

Meno appariscente che alla Cop26, Pechino è però riuscita a tenere unito il fronte del G77+Cina, gruppo di 134 Paesi, perlopiù in via di sviluppo, nonostante i tentativi occidentali di "sedurre" i più vulnerabili con interventi economici ad hoc. Insieme all'Egitto, la Cina esce da Cop27 come paladina del Sud del mondo. E tuttavia a Sharm è emerso il problema: è una potenza economica o no? E se sì, perché non contribuisce alla finanza climatica quanto i Ricchi?

Le lobby

Alla Cop27 sono stati contati oltre 600 lobbisti del gas e del petrolio, evidentemente interessati a difendere il loro business, nonostante la scienza indichi chiaramente che la via da seguire è l'addio ai combustibili fossili. Grazie alla crisi energetica europea e al gioco di sponda tra sauditi, emiratini ed egiziani, possono dirsi soddisfatti. Forse sono loro i veri vincitori di Sharm el-Sheikh.