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L'azienda

Una maglia da rugby fatta con 13 bottiglie di plastica

Gianluca Pavanello
Gianluca Pavanello 
L'azienda Macron, che veste le più importanti nazionali della palla ovale, produce il filato Eco Fabric, poliestere riciclato al 100%. L'amministratore delegato Pavanello: "Vogliamo essere parte attiva di un cambiamento necessario"
2 minuti di lettura

Ange Capuozzo, ribattezzato l’Angelo Azzurro, nei giorni scorsi è stato eletto “rivelazione del rugby mondiale dell’anno”: un fenomeno da 1.77 centimetri di altezza, 71 chili di peso e…13 bottigliette di plastica usate. Come tutti i giocatori della Nazionale italiana – anche di Scozia e Galles, tanto per restare nel prestigioso Torneo delle Sei Nazioni –, il giovane estremo indossa l’abbigliamento sportivo prodotto da un’azienda bolognese, Macron - tra i marchi più noti a livello mondiale, leader europeo nel rugby – che ha fatto della sostenibilità ambientale una delle missioni dell’azienda.

Da due anni Macron ha sposato una nuova tecnologia ‘green’ per la produzione delle sue maglie, indossate da migliaia di giocatori di alto livello e non. Il tessuto si chiama Eco Fabric, il filato è poliestere 100% riciclato. Viene ottenuto riutilizzando materiali come i contenitori di plastica. Il Pet – acronimo che sta per polietilen-tereflatato (un polimero termoplastico) -, raccolto dopo l’utilizzo, è prima ridotto in chip della grandezza di circa 2 millimetri e successivamente trattato per ottenere un filato che garantisce le stesse prestazioni di quello non riciclato.  Per una maglia da gioco altamente tecnica – come quella di Capuozzo, appunto - bastano 13 bottigliette di plastica da mezzo litro l’una.

Macron aveva esordito nel 2020 con uno dei club più famosi e amati di Francia, la Section Paloise Bearn Pyrenees. È stato subito un successo, e la scelta vincente è diventata il comun denominatore della maggior parte delle partnership con squadre e federazioni rugbistiche che hanno scelto di adottare l’Eco Fabric. “Avevamo deciso da tempo di essere parte attiva di un cambiamento necessario”, spiega Gianluca Pavanello, amministratore delegato dell’azienda bolognese. “Una missione nella quale crediamo fortemente, e che ci vede impegnati e stimolati ogni giorno. Abbiamo trasformato questa consapevolezza in una forza positiva, creando business responsabile, sviluppando pratiche rivolte all’utilizzo di energie rinnovabili, al riciclo e alla rigenerazione dei materiali, evitando sprechi e impostando i nostri processi di produzione al criterio della sostenibilità. Questo per noi è essere parte del cambiamento”.

Nel rugby, le nuove maglie ‘green’ sono state adottate da World Rugby, l’organizzazione che gestisce il movimento ovale mondiale, da Italia, Galles e Scozia, poi ancora da Georgia, Romania, Germania, Portogallo, Canada, Lussemburgo, e poi ancora da club importanti come Bath, Newcastle, Northampton, Sale, Glasgow Warriors, Edimburgo, Biarritz, Lione, Clermont Ferrand, gli australiani Parramatta Eels, i giapponesi Shizuoka BlueRevs, i Lions sudafricani. “Come azienda, abbiamo l’obbligo di lavorare costantemente per utilizzare in maniera consapevole le risorse che il pianeta ci offre”, continua Pavanello. “L’obiettivo è sempre quello di realizzare prodotti di alta qualità con il minimo impatto ambientale”. Lo hanno ribattezzato ‘Macron 4 the Planet’: “E’ il nostro ‘contratto’ sottoscritto nei confronti della natura, della società e dei nostri utenti finali. Una scelta che condividiamo coi club e che si concretizza nella produzione di maglie ‘Eco-Fabric”, capi di alta qualità pensati per durare nel tempo mantenendo inalterate le loro caratteristiche tecniche”.