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Biodiversità

L'ecologa alla scoperta dei "dialetti" degli uccelli

Emanuela Granata (Foto di Riccardo Matea)
Emanuela Granata (Foto di Riccardo Matea) 
Emanuela Granata "campiona" le vocalizzazioni dei gracchi corallini sul monte Cervati, in Cilento: "Vogliamo dimostrare che l'isolamento geografico ha favorito la formazione di un varietà linguistica specifica"
3 minuti di lettura

Li ascolta. E prova a decifrarli. Per farlo, prende nota di tutto: otto giorni di vocalizzazione sulla vetta del monte Cervati, in Cilento, a 1850 metri sul livello del mare, dove due microfoni registrano tutto quel che accade. Emanuela Granata, ventisei anni, ecologa con una passione per l'ornitologia e per la bioacustica, passa tutto al setaccio e si ferma quando spuntano le voci dei gracchi corallini, passeriformi appartenenti a uno dei gruppi più intelligenti degli uccelli, quello dei corvidi. "Lo faccio - spiega - perché vogliamo dimostrare che le popolazioni dell'Italia meridionale di gracchi corallini abbiano evoluto, in ragione del loro isolamento geografico, un dialetto specifico, differente rispetto alle altre popolazioni europee".

Linguista e dialettologa, ma degli animali. "Perché non sempre ci soffermiamo ad ascoltarli - sottolinea - e spesso sottovalutiamo la complessità del loro modo di comunicare". Che, per l'appunto, potrebbe tradursi in una serie di varietà geografiche, proprio come accade con la nostra lingua, l'italiano, declinato in una serie importante di dialetti, molti dei quali particolarmente vitali.


Il progetto di Emanuela nasce dalla collaborazione dell'associazione Ardea e dell'associazione eConscience, unendo ornitologia, acustica e conservazione in un modo assolutamente innovativo, certo pionieristico nell'Appennino meridionale. 

"Perché i gracchi corallini? Si tratta di una specie molto interessante sotto diversi punti di vista, fra le specie più 'plastiche': li troviamo alle Canarie, dove si nutrono di fichi d'India, o in contesti urbani, e ancora in alta montagna, dove cambiano dieta, abitudini e dimensione del gruppo. Una plasticità - rileva la biologa - che potrebbe riflettersi anche nel linguaggio. Comprendere queste variazioni può aiutarci a comprendere anche il comportamento di una specie che in alcune aree d'Italia ha mostrato un chiaro declino". Dimmi come parli e ti dirò chi sei, insomma. E soprattutto qual è il tuo futuro.


Ma come è iniziato l'interesse di Emanuela Granata per l'ecologia? "Sono cresciuta a Pompei, diplomata allo scientifico con una tesina sullo studio dei fenomeni ondulatori e dell'effetto delle onde sulla materia. Durante gli studi per il corso di laurea di Scienze Biologiche, a Napoli, ho scoperto la mia strada". Tesi sulla gestione della comunità ornitologica nel Parco Nazionale del Pollino, studi magistrali in Ecologia ed Etologia per la Conservazione della Natura all'università di Parma (con tesi di laurea su comunità ornitiche, insetti impollinatori e servizi ecosistemici in ambienti agricoli peri-urbani), Emanuela lavora oggi anche a un progetto di agroecologia al Muse, museo delle scienze di Trento. "Il nostro obiettivo è quello di riconciliare agricoltura e pianificazione territoriale con la conservazione del patrimonio naturale", spiega.

(Foto di Riccardo Matea)
(Foto di Riccardo Matea) 

"Cosa mi appassiona più di tutto? La consapevolezza che la bellezza della natura, l'intelligenza che la permea e il suo equilibrio meritano di essere rispettati e conservati in ogni sua componente. - dice ancora - E poi spesso ci dimentichiamo che in quanto parte dell'ecosistema, il nostro benessere, sia fisico che mentale, è inestricabilmente legato a quello dell'ambiente e delle altre specie che lo compongono". 


E poi c'è quel segmento, la bioacustica, che la affascina, da sempre. "Così come noi umani, anche gli uccelli possono sviluppare dei dialetti locali che, all'interno della stessa specie, segnano l'appartenenza della popolazione a una determinata area geografica. Lo fanno perché possono avere vantaggi sia in termini di accoppiamento - le femmine possono infatti preferire dei partner che conoscono bene l'area - che per la difesa del territorio". A volte, sono una risposta adattativa all'ambiente. "Alcuni uccelli, per esempio, nel corso degli anni, hanno iniziato ed emettere suoni sempre più acuti e forti per far arrivare il loro messaggio 'scavalcando' un importante ostacolo quale il rumore urbano". Un esempio? Il passero della corona bianca, a San Francisco. "Proprio così, uno studio ha mostrato come nel corso della pandemia il suo canto sia diventato più articolato e più performante ad ampiezze più basse grazie all'assenza del rumore cittadino".

 


Quanto ai gracchi corallini del Cilento, la sfida è partita. "Con l'associazione eConscience abbiamo posizionato un registratore acustico impermeabile SM4 (Sound Meter 4) a doppio canale, con due microfoni incorporati su una vetta che sapevamo, per osservazioni precedenti, essere frequentata da una colonia locale di gracchi corallini. Otto giorni nel 2021, otto nel 2022. Una volta terminate le registrazioni, tutti i dati sono stati trasferiti su un computer e successivamente elaborati". Ecco, si fa presto a dire elaborati. "L'operazione comprende un'operazione di filtraggio, attuata in post-produzione per non scartare eventuali dati importanti, dove vengono tagliate le alte frequenze, gli ultrasuoni, e conservate per successive analisi (ad esempio su pipistrelli), tolto il rumore legato al vento. In seguito, si passa alla fase effettiva di scrematura e di taglio".

Quel che serve è, infatti, solo la vocalizzazione dei gracchi corallini del Cervati, un nucleo di 34 individui nel 2021, diventati 26 quest'anno.  "Al momento, abbiamo raccolto moltissime vocalizzazioni e moltissimi tipi diversi di vocalizzazione che ci permetteranno di fare un'analisi statistica abbastanza robusta. Il prossimo passo sarà descrivere la vocalizzazione da un punto di vista spettrale, quindi calcolando parametri quali la frequenza, l'ampiezza, l'intensità, la durata, la forma d'onda e come questi variano nel tempo. Una volta compreso il sistema di comunicazione della nostra colonia di indagine, faremo dei confronti con quello di altre popolazioni europee tenendo conto sia di banche dati legate alla citizen science, sia di altri studi pubblicati in letteratura".

Quanto a una traduzione tout court, la strada è lunga ma innegabilmente intrigante. "Interpretare quel che si dicono non è semplice. Abbiamo contato circa 30 differenti tipologie di richiami, distinguendo tra i vocalizzi dei giovani e quelli degli adulti, trattandosi di vocalizzi a frequenza diverse. E abbiamo già enucleato i richiami di allarme, usati per avvertire il gruppo della vicinanza di un predatore e quelli più strettamente legati ad altri tipi di comunicazione intraspecifica".

Il progetto prevede, sempre insieme al team dell'associazione Ardea, una nuova sessione sul campo a dicembre. "Faremo delle osservazioni sul comportamento della specie per collegare il tipo di richiamo registrato a un aspetto etologico chiaro e preciso. I risultati ci aiuteranno a far luce sul sistema di comunicazione adottato da questa specie e tutte le implicazioni eco-etologiche". Avvicinando il sogno di decifrare la complessa lingua degli uccelli, dialetti compresi.