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Cop15

La distruzione della biodiversità già ora mette in pericolo la nostra sopravvivenza

La protesta delle comunità indigene a Cop15
La protesta delle comunità indigene a Cop15 (afp)
L'appello degli scienziati alla Conferenza dell'Onu a Montreal: "No ad accordi minimalisti, i governi agiscano immediatamente"
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I governi di 196 Paesi e le organizzazioni regionali di tutto il mondo - che fanno parte della Convenzione Onu sulla biodiversità, sono attualmente a Montreal, impegnati a concordare una serie di nuovi obiettivi per il 2030, 2040 e 2050 per la tutela della biodiversità. La conferenza, originalmente prevista a Kumming, in Cina, è stata rinviata per due anni, per via della pandemia, e rischiava di essere ulteriormente posticipata, fino a quando la governance della Convenzione sulla Biodiversità non ha stabilito di ospitarla in Canada entro fine anno, perchè un nuovo piano mondiale per la conservazione della Natura, che succedesse agli obiettivi di Aichi, scaduti nel 2020, non poteva più attendere. 

 

I lavori si sono aperti il 7 Dicembre con interventi del presidente Justin Trudeau e del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierres, che ha richiamato i governi, le imprese e la società civile ad adottare e implementare piani ambiziosi per arrestare la grave perdita di spazi naturali nel mondo, perchè come ha aggiunto ‘’la guerra che l’uomo ha in atto contro la natura, in ultima analisi è una guerra contro noi stessi’’. Gutierres dice il vero, come il rapporto del Panel Intergovernativo sulla Biodiversità ed i Servizi Ecosistemici ha illustrato, la distruzione della Natura già oggi mette in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. La perdita di servizi ecosistemici per via di attività economiche e consumi insostenibili è tra le principali cause dirette di fame, e povertà che ad oggi sono tra le prime cause di migrazioni forzate e consequenti instabilità sociali e geopolitiche. 

 

La bozza di accordo per la Strategia Mondiale sulla Biodiversità post-2020, include 22 obiettivi specifici, e 4 obiettivi generali, da raggiungere per mezzo dei primi. Questi obiettivi dovranno essere recepiti in maniera volontaria, dai paesi membri della Convenzione, in piani strategici nazionali. Dopo anni di negoziati, i governi lavorano su una bozza che contiene ancora molti punti interrogativi, per esempio riguardo al linguaggio relativo all'inversione di tendenza degli indicatori principali di perdita della biodiversità, per esempio il numero di specie minacciate globalmente o il tasso di cambiamento delle popolazioni animali, con alcuni governi intenti a non fissare obiettivi che richiedano un inversione del trend prima del 2050 preferendo diciture come ‘’rallentare’’ che sono meno ambiziose e più ambigue. Altri, come i paesi Europei, spingono per avere un bilancio netto positivo già nel 2030, quanto meno per quanto riguarda un inversione di tendenza sulle minacce principali per la biodiversità, come la perdita di habitat naturali per via di agricoltura, attività estrattive e sviluppo di infrastrutture.

 

La comunità scientifica ha seguito da vicino il processo negli ultimi anni e ha cercato di iniettare evidenza scientifica nelle negoziazioni fornendo informazioni sulle azioni principali da implementare, la loro urgenza ed il livello di ambizione. Compromessi politici ed interessi nazionali spesso non favorevoli allo sviluppo sostenibile, stanno dando vita ad un accordo minimalista e inadeguato per salvare la biodiversità, che non è in linea con gli obiettivi principali della Convenzione sulla Biodiversità, e con l’evidenza scientifica.

 

Un gruppo internazionale di ricercatori, di cui faccio parte, ha prodotto un comunicato, che richiama le parti a non perdere ambizione. C’è molto che ognuno di noi puo fare, a cominciare dall’informarsi sulla perdita di biodiversità, a seguire le negoziazioni ed a utilizzare i social media e altri mezzi di comunicazione per condividere e sottoscrivere le richieste della comunità scientifica, gli attivisti della comunità globale dei giovani, le organizzazioni non governative e le comunità indigene e locali perché i governi agiscano immediatamente, ed in maniera incisiva per ridurre al minimo le minacce per la biodiversità mondiale.

* (L'autore guida a Vienna il gruppo di ricerca sulla biodiversità, l'ecologia e la conservazione dell'IIASA)