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Olimpiadi invernali

La nuova pista da bob di Cortina per i Giochi del 2026 che fa infuriare gli ambientalisti

La nuova pista da bob di Cortina per i Giochi del 2026 che fa infuriare gli ambientalisti
Quella esistente è stata chiusa nel 2008 per eccessivi costi di gestione e andrebbe demolita e rifatta: stanziati 85 milioni. Sulla decisione che verà presa pende già un ricorso al Tar da parte di un comitato di cittadini. "Come suggerito dal CIO per le gare si può utilizzare quella gia esistente di Innsbruck". Il precedente fallimentare di Torino
4 minuti di lettura

"Tutte le nostre sedi sono già esistenti" affermava il dossier della candidatura per le Olimpiadi Milano-Cortina nel gennaio 2019 presentando i 14 siti olimpici divisi in quattro cluster, Milano, Valtellina, Cortina e Val di Fiemme. Così anche per lo sliding center, cioè l'impianto per la pista da bob, skeleton e slittino, discipline per le quali si dichiarava sufficiente la ristrutturazione della pista "Eugenio Monti" di Cortina: costruita nel 1928, dopo essere stata modificata, è stata utilizzata per le Olimpiadi del 1956. Nel 2007 la località ampezzana venne esclusa dal Circuito delle Coppa del mondo di skeleton, così nel 2008 l'amministrazione comunale decise di chiuderla definitivamente per gli eccessivi costi di gestione. 

 

La storica pista però ha subito mostrato durante i sopralluoghi in vista delle Olimpiadi-2026 i suoi anni. E' infatti apparso chiaro che i lavori di riqualificazione non sarebbero bastati per renderla conforme agli standard internazionali di sicurezza, ma che serviva il completo rifacimento della pista. Molte delle curve che l'hanno resa famosa dovranno essere allargate e ammorbidite per rallentare la corsa dei bob e soprattutto degli slittini e degli skeleton, specialità in cui il corpo degli atleti è sollecitato da una notevole accelerazione. Dunque, la struttura va demolita, smaltita e dopo aver bonificato l'area, va ricostruita completamente. In 25 mesi. Una vicenda complicata quella della pista da bob di Cortina che sta arrivando al suo momento cruciale. Il 18 gennaio infatti è stata convocata la Conferenza dei servizi proprio nel capoluogo ampezzano e lì si dovrà prendere una decisione: dare o meno l'ok al progetto e far partire le gare d'appalto. E' davvero l'ultimo capitolo e bloccare i cantieri sembra improbabile. Il piano per la costruzione della pista è infatti schedato nel dossier della Regione Veneto come "indifferibile", ossia che "non può mancare". 

L'opera, per cui è già previsto uno stanziamento di 85 milioni di euro (oltre la pista, ci sono da ricostruire le tribune e un ponte sul torrente Boite necessario per il passaggio dei mezzi di soccorso) è fortemente voluta sia da Fondazione Milano-Cortina che dalla Regione Veneto e dal Comune.  Ma è osteggiata da un gruppo di cittadini e ospiti di Cortina, circa 2 mila persone, che hanno formato un Comitato e presentato già ricorsi al Tar. Ne è sorto anche un altro di comitato chiamato "Salviamo il Country", iniziativa dei soci del Club del tennis di Cortina. Non si sa infatti cosa resterà dei tre campi che si ritrovano circondati dall'ultima curva della pista, proprio all'arrivo. Nel progetto devono lasciare il posto a tribune e allo spazio per le tv. Un volantino "Non facciamoci asfaltare" è stato distribuito a tutti i soci del club. Il 18 gennaio ci saranno anche loro. A fianco dei comitati si sono schierate le associazioni ambientaliste, tra cui Italia Nostra e Legambiente, che considerano che l'investimento "vada nella direzione contraria alla circolarità, proprio su un territorio, quello della montagna, dove è visibile l'impatto del cambiamento climatico".

 

Roberta De Zan è la consigliera comunale di "Cortina Bene Comune". Qui lei ci è nata e ci lavora e non è contraria all'apertura di cantieri, ma sempre rispettando la sostenibilità di questi luoghi, senza deturpare l'ambiente che considera uno dei grandi valori del suo paese. Da quando si parla di Olimpiadi, di costruire lungo la valle nuove varianti e impianti di risalita, tangenziali, tunnel lunghi chilometri e ora la pista da bob che farebbe sparire una parte del bosco, gira sempre con i fascicoli dei progetti e dei cantieri nella borsa. Li studia continuamente ed è giunta alla conclusione che "la pista da bob per cui bisognerà sacrificare parte del bellissimo bosco di Ronco verrà utilizzata per pochi giorni e sarà abbandonata per i costi ingenti di gestione. Se verrà costruita, sarà un disastro ambientale e economico".  Spiega la consigliera: "Abbiamo visto cosa è accaduto nel 2021 a Cortina per i Mondiali di sci: sono costati 21 ettari di bosco per ampliare strade, piste e parcheggi, rocce demolite con gli esplosivi. Ora si riparte con l'idea di ricostruire la pista da bob i cui costi sono lievitati e che dopo le Olimpiadi rimarrebbe inutilizzata. Non voglio sottolineare che a Cortina noi non abbiamo nemmeno una piscina pubblica, ma come insegna l'esperienza di Torino, in Italia il bob non è uno sport diffuso. Perfino la squadra nazionale è composta da meno di 20 atleti e in Federazione gli iscritti sono 37 tra bob, slittino e skeleton, sia maschile che femminile. Dubito che una struttura ex novo favorisca lo sviluppo di questa disciplina. Non solo, perché costruirne un'altra, quando le gare si potrebbero svolgere nella vicina Innsbruck?"

L'ipotesi di trovare un accordo per l'affitto della pista da bob con il governo austriaco, per la verità era stata suggerita anche dal Comitato Olimpico. Come scrive Legambiente nel dossier "Nevediversa": "Non solo gli ambientalisti, ma anche il CIO aveva suggerito l'utilizzo della vicina pista di Innsbruck. La Regione Veneto e il Coni però non ne hanno voluto sapere". Il CIO aveva dato questo suggerimento perché le piste da bob "impegnano molti investimenti con un successivo deficit annuale tra i 470 mila ai 670 mila euro annui" scrive ancora Legambiente.

 

Il caso Torino

La pista da bob di Pariol, costato 110 milioni di euro nel 2006, e lo stadio del ghiaccio a Pragelato erano i principali punti di forza del dossier di candidatura presentato da Torino per i giochi del 2026 a vent'anni dalle Olimpiadi del 2006.  Anche in quel caso le associazioni ambientaliste si opposero proponendo di spostare le gare di bob e slittino a La Plagne, a 90 chilometri dalla val di Susa, ancora funzionante. Legambiente ha così ricostruito la vicenda: "L'impianto doveva sorgere sul territorio italiano perché, secondo il Coni, l'Italia non poteva non avere un impianto di bob e slittino. Considerando anche che quello di Cortina sarebbe stato chiuso a breve". Come poi è avvenuto due anni dopo. La pista di Torino è rimasta aperta per sei anni, ospitando dopo le Olimpiadi due soli eventi internazionali importanti: la Coppa del mondo di bob nel 2009 e i mondiali di slittino nel 2011. Nel 2012 la chiusura definitiva.

 

 

Guardando quello che è accaduto in Piemonte in questi anni, in Veneto le associazioni si sono date appuntamento a Cortina per il 18 gennaio: per dire "no" al commissario straordinario per le infrastrutture delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 Luigi Valerio Sant'Andrea. Tra le promotrici Cristina Guarda, consigliera regionale di Europa Verde: "Chiediamo ancora di bloccare il progetto di Cortina, non torniamo indietro nel tempo. Ricordiamoci che l'Unesco ha riconosciuto le Dolomiti come patrimonio mondiale. E proprio qui il 24 gennaio 2016 è stata firmata la Carta di Cortina. Tema? La sostenibilità degli sport invernali".