Il caso
(afp)

Transizione ecologica, alcuni Paesi (e lobby) remano contro

La Bbc mostra stralci dei documenti di funzionari di Australia, Arabia Saudita e Giappone in cui spingono per confutare le tesi sulla necessità di decarbonizzare. In vista della conferenza sul clima, equilibri sempre più complessi

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In direzione "ostinata e contraria", direbbe Fabrizio De André, ma che questa volta potrebbe essere direttamente ai danni della Terra. Mentre il mondo conosce ormai perfettamente l'esigenza di decarbonizzare, alcuni Paesi continuano a tentare la scalata e l'implemento delle fonti fossili, quelle che creano le emissioni così dannose per il riscaldamento globale. Attraverso una fuga di documenti, mostrati in esclusiva dalla Bbc, Paesi come Arabia Saudita, Giappone, Australia, Brasile e altri starebbero tentando di minimizzare sull'importanza di dire addio al fossile per poter continuare a bruciare e utilizzare carbone, petrolio e gas.
 


L'intento che emerge, sottolinea il media britannico, è proprio quello di mutare e confutare le indicazioni scientifiche - largamente condivise dalla comunità internazionale - che indicano come necessaria e urgente la strada della decarbonizzazione. Un tentativo diretto nei confronti delle Nazioni Unite, le stesse che attraverso l'Unep a inizio settimana hanno diffuso - in vista della Cop26 Conferenza sul Clima Onu di Glasgow - un rapporto preciso sui danni dei combustibili fossili e appunto il "dovere" di abbandonarli.

Non solo: fra gli obiettivi della Cop26, dove si riuniranno 196 Paesi per tentare di sviluppare azioni concrete per salvare il Pianeta sulla scia degli Accordi di Parigi, c'è quello di confermare i contributi dei Paesi più sviluppati con finanziamenti di 100miliardi di dollari l'anno ai Paesi più poveri e vulnerabili al riscaldamento globale, coloro che spesso pagano più di altri e non per colpa loro il conto delle emissioni. Dai documenti mostrati dalla Bbc si evince che Paesi come Giappone e Australia (la cui partecipazione è in dubbio alla Cop) sembrano non essere propensi a pagare gli Stati meno sviluppati o sovvenzionarli per passare a tecnologie verdi.

Le bozze dei paper sono state consegnate alla Bbc da Greenpeace Uk e Unearthed. Si tratta soprattutto di frasi e tentativi di revisione operati da alcuni paesi e organizzazioni che tentano di sminuire quanto sostenuto finora da Onu e dal rapporto Ipcc per salvare il Pianeta, ovvero abbandonare i fossili rapidamente per evitare di andare oltre i +1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali.

Ci sono passaggi come per esempio quello di un consigliere del ministero del petrolio saudita che spinge affinché frasi come "la necessità di azioni di mitigazioni urgenti e accelerate" e di contrasto ai fossili "siano eliminate dal rapporto". In altri stralci per esempio un funzionario australiano - governo che si affida ancora fortemente al carbone - rifiuta la conclusione che sia necessaria la chiusura delle centrali elettriche a carbone.

Ma ci sono anche citazioni per esempio di uno scienziato senior dell'India's Central Institute of Mining and Fuel Research, "che ha forti legami con il governo indiano" scrive la Bbc, che  avverte come il carbone rimarrà probabilmente il pilastro della produzione di energia per decenni per fornire elettricità a prezzi accessibili. In altri passaggi, responsabili di Arabia Saudita, Cina, Australia e Giappone supportano poi le volontà dell'Opec, spingendo per continuare a usare i fossili ma sostenendo tecnologie emergenti per catturare e immagazzinare la CO2 nel sottosuolo.
 
In frasi più esplicite inoltre, l'Arabia Saudita - il più grande esportatore di petrolio al mondo - chiede proprio agli scienziati delle Nazioni Unite di cancellare conclusioni come "l'obiettivo degli sforzi di decarbonizzazione nel settore dei sistemi energetici deve essere quello di passare rapidamente a fonti a zero emissioni di CO2 e di eliminare gradualmente i combustibili fossili".

Fra chi contesta le dichiarazioni Onu e Ipcc ci sono inoltre anche Argentina, Norvegia e diversi funzionari dell'Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio).

In gran parte, va detto, queste nazioni riconoscono però implicitamente il problema dato che spingono comunque per soluzioni di cattura e stoccaggio della CO2, ma chiedono comunque "revisioni" al report Ipcc. Alla Bbc esperti  e scienziati che hanno contribuito al rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change spiegano che "non ci sono dubbi sulla imparzialità del rapporto" e che tutte le affermazioni si basano esclusivamente su basi scientifiche.
 

Fra chi si oppone ad alcune prove scientifiche del rapporto, come quella ad esempio di ridurre i consumi di carne per abbassare le emissioni di gas serra, ci sono poi lobby e paesi, come Brasile e Argentina, che fanno parte dei maggiori produttori di carne bovina e mangimi per animali. Per esempio il Brasile di Jair Bolsonaro si oppone a indicazioni come "le diete a base vegetale possono ridurre le emissioni di gas serra fino al 50% rispetto alla dieta occidentale media ad alta intensità di emissioni".
 
In sostanza, molti dei passaggi citati nei documenti in possesso della Bbc, sono richieste e frasi a difesa dell'interesse dei produttori e delle lobby, oppure inviti diretti a "cancellare o modificare passaggi dei rapporti Onu".

Infine, punto non da sottovalutare dato che quello dei finanziamenti sarà un tema centrale nei negoziati di Glasgow alla Cop26, dagli stralci mostrati dalla Bbc c'è per esempio l'opposizione o la poca convinzione di alcuni paesi - come Svizzera e Australia - nel sostegno economico agli stati più vulnerabili.

Decisivo è poi anche il tema del nucleare, sistema che garantirebbe secondo molti paesi (e alcuni come Francia e Giappone stanno già spingendo in tal senso) una energia priva di emissioni di CO2. Diversi stati, anche dell'Europa orientale, chiedono che nella bozza Onu venga quindi maggiormente sottolineato il ruolo dell'energia nucleare per il raggiungimento degli obiettivi climatici, con l'India che parla addirittura di "pregiudizio contro l'energia nucleare" e sostiene invece che si tratti di una "tecnologia consolidata un buon sostegno politico tranne che in alcuni paesi".