I 100mila di Glasgow sotto la pioggia contro l'emergenza climatica

In corteo nella cittadina scozzese giovani e adulti per la lotta al cambiamento climatico. Con loro anche indipendentisti scozzesi, attivisti tibetani e palestinesi, dissidenti sudanesi. Tutti sotto un'unica insegna: "Non c'è un pianeta B"
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GLASGOW. Dagli oltre 100mila di Glasgow (200mila secondo gli organizzatori) ai solitari ottanta manifestanti di Istanbul, il mondo ha marciato contro il climate change e per alzare ulteriormente la pressione su leader e negoziatori della Cop26, il cruciale vertice sul clima in corso a Glasgow. Proprio nella città scozzese c'è stato il fiume umano più lungo, in una giornata di acquazzoni, che da Kelvingrove Park è arrivato dall'altra parte del centro, nella spianata verde di Glasgow Green, sotto un arcobaleno di speranza.

"Capisco la frustrazione dei giovani e degli attivisti", ha detto dall'interno del "palazzo" dei negoziati il presidente della Cop26 Alok Sharma, che tra le righe ha annunciato altri 4 miliardi di dollari per proteggere la natura e passare a sistemi agricoli più sostenibili. Il problema è che, come accaduto con la manifestazione guidata da Greta Thunberg e dai suoi Fridays for the Future, i manifestanti si sentono ancora una volta abbandonati e inascoltati.

Gli slogan sono stati gli stessi "Non c'è un pianeta B", "agire ora", "basta bla bla bla" e, nonostante alcuni timori e gli annunci di azioni radicali da parte di Extinction Rebellion, anche stavolta tutto è andato liscio. A sera la sede di Jp Morgan, barricata da transenne dalla polizia, è rimasta immacolata.

A Glasgow per la manifestazione di questo sabato 6 novembre è arrivato un po' di tutto. Famiglie, ragazzi, ambientalisti e molti adulti dal resto del Paese, ma si sono uniti anche cortei di sindacati, indipendentisti scozzesi, comunisti, varie anime della sinistra radicale, attivisti tibetani e palestinesi, dissidenti sudanesi, "Ghostbuster contro il greenwashing" (la pratica delle aziende di ripulirsi la reputazione con false promesse ambientaliste), tra cori "vogliamo zero emissioni e le vogliamo ora!" e balli in strada organizzati da Extinction Rebellion. 

Greta Thunberg, dopo il pesante affondo della vigilia ("la Cop26 è già un fallimento, questa è una farsa!") ha rinunciato a parlare, ufficiosamente "per lasciare spazio ad altri attivisti".

Seppur si sia manifestato anche a Londra, Sydney, Parigi, Dublino, Stoccolma, Nairobi, Città del Messico e in decine di altre città di tutti i continenti per circa 200 eventi complessivi, la sensazione è quella di una rabbia mista a speranza ma anche rassegnazione. "Ma sono ottimista", dice a Repubblica e Green&Blue il presidente della Cop di Parigi nel 2015, Laurent Fabius.
 

A Glasgow i lavori della Cop26 si prenderanno ufficialmente la domenica di pausa, prima del rush finale della prossima settimana. In realtà, i negoziatori continueranno giorno e notte. Boris Johnson dirà: "Siamo sulla buona strada, ma non basta. Serve un compromesso audace". Compromesso: parola che a Greta Thunberg e ai suoi seguaci non piace affatto.

(ansa)