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Giornata mondiale dell'Ambiente

Proviamo a cambiare il cambiamento climatico

L'incontro fra il Papa e la delegazione del Gruppo Gedi e gli speaker del Festival di Green&Blue
L'incontro fra il Papa e la delegazione del Gruppo Gedi e gli speaker del Festival di Green&Blue 
Il contrasto al riscaldamento globale non è solo una questione legata ad un nuovo mix energetico, che pure è indispensabile; ma un qualcosa che passa dalla fine della povertà, la riduzione delle diseguaglianze, un nuovo ruolo nella società per le donne e una trasformazione del sistema con cui produciamo e consumiamo cibo
2 minuti di lettura

Oggi si celebra la Cinquantesima Giornata Mondiale dell’Ambiente. La prima fu il 5 giugno 1973. Da qualche mese circolava una foto storica, che sarebbe divenuta la più riprodotta di sempre. L’avevano scattata, il 7 dicembre 1972, gli astronauti dell’ultima missione Apollo mentre si dirigevano verso la Luna. Era una foto della Terra, da ventinovemila chilometri di distanza. Non era la prima foto a colori del pianeta, e non era la prima scattata da esseri umani invece che da satelliti. Ma era la prima che mostrava la Terra tutta intera, compresa la calotta del Polo Sud. La nostra bellissima, fragile casa. La chiamarono come una pietra rara e preziosa: Blue Marble.

Si dice che fu grazie a questa immagine che molti si resero conto delle dimensioni e della centralità del continente africano, che fino ad allora veniva ridimensionato nelle mappe eurocentriche. E si dice anche che fu grazie a quella immagine che molti hanno preso coscienza di come tutto sulla Terra sia interconnesso, dell’importanza dell’ambiente e della necessità di proteggerlo. Blue Marble, è stato scritto, “era un manifesto per una giustizia globale”. Se era davvero così, non è stato abbastanza. Tutto quello che è stato fatto finora non era abbastanza. 

Qualche giorno fa un autorevole gruppo di scienziati, guidati da Johan Rockstrom, ha pubblicato uno studio che dice che abbiamo raggiunto “il limite della capacità biofisica della Terra” e che in conseguenza di ciò "avremo minore sicurezza alimentare, un peggioramento della qualità dell'acqua, l'affioramento in superficie di acque sotterranee, il peggioramento delle condizioni di sussistenza, in particolare tra le vaste maggioranze vulnerabili nel mondo". Sono sempre i più vulnerabili, i più poveri, a pagare il prezzo più alto di quella che Lei recentemente ha definito “la nostra insensata guerra al Creato”. Ma non abbiamo perso la speranza. 

G&B Festival 2023, il Papa alla delegazione Gedi: "Per affrontare il cambiamento climatico serve una cultura della cura"

Stamattina una delegazione di speakers del Festival di Green and Blue è stata ricevuta da Papa Francesco. In testa c’era quattro giovani donne giunte da paesi lontani e che sono nate molti anni dopo quella storica foto. Sophia Kianni, Ineza Umuhoza Grace, Maya Gabeira e Licyprya Kanguyam sono testimoni del fatto che stiamo facendo troppo poco e tutti i giorni si battono per svegliare le nostre coscienze. Sono loro e i giovani come loro la nostra speranza. Sono venute  per provare a “cambiare il cambiamento climatico”. Vincere l’indifferenza. L’opportunità viene da “Earth For All, una Terra per Tutti”. E’ la proposta di un team di esperti del Club di Roma che si concentra sulle soluzioni e non sui problemi. La forza del messaggio è nel considerare il contrasto al cambiamento climatico non soltanto come una questione legata ad un nuovo mix energetico, che pure è indispensabile; ma come qualcosa che passa dalla fine della povertà, la riduzione delle diseguaglianze, un nuovo ruolo nella società per le donne e una trasformazione del sistema con cui produciamo e consumiamo cibo. 

Su queste basi da Roma oggi proviamo ad innescare una conversazione globale. Vogliamo parlare con gli scettici e con gli indifferenti. Accogliendo l’invito della Laudato Sì a “rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta… un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti”. Ma, e citiamo sempre l'Enciclica, è necessario farlo su basi “sincere e oneste”.

La stola che come gruppo editoriale GEDI abbiamo portato al pontefice racchiude tutte queste esigenze: rappresenta le strisce del clima che mostrano, senza parole o numeri, il riscaldamento inequivocabile del nostro pianeta negli ultimi 170 anni; è fatta con materiali di recupero, perché crediamo che sia venuto il tempo di superare definitivamente la cultura dello scarto e del consumo usa e getta; ed è stata realizzata da una cooperativa di rifugiati, donne ed uomini fuggiti da guerre e carestie in cerca di un futuro migliore. Perchè, come ci ricorda Ineza Umuhoza Grace, “non ci si può adattare a morire di fame”.

Carlo Petrini, che ne ha viste tante, sostiene che “con il magone non si cambia nulla”. Con la paura e la tristezza non si fanno le rivoluzioni. Ma noi non solo non abbiamo perso la speranza, ma abbiamo il cuore colmo di gioia. Perché quando nella vita senti di poter fare la differenza aiutando gli altri, non puoi aspettare neanche un minuto per iniziare a farlo. Qui non si tratta di provare a cambiare il mondo perché altrimenti il mondo finirà, ma di farlo perchè in questo modo il mondo sarà migliore.