Il rischio di credito alla prova del climate change

Il rischio di credito alla prova del climate change
Ecco come diversi scenari climatici potrebbero influire sulla probabilità di insolvenza degli emittenti obbligazionari
1 minuti di lettura

Non siamo ancora alla "pagella climatica" costruita alla stregua della certificazione energetica che si allega quando si vende un immobile, ma il cambiamento climatico entra sempre più in gioco quando si valuta il rischio di credito. Perché, con gli eventi atmosferici estremi che diventano sempre più frequenti, la capacità di un'azienda di difendersi da alluvioni e inondazioni (solo per fare due esempi) incide sulla sua affidabilità creditizia. Msci, fornitore di servizi finanziari e creatore degli indici che portano il suo nome, ha realizzato uno studio per capire come diversi scenari climatici potrebbero influire sulla probabilità di insolvenza a cinque anni di un ampio campione di emittenti obbligazionari in dollari e in euro. L'analisi ha mostrato che il 16% degli emittenti investment grade (quelli cioè considerati più affidabili dagli esperti, e che per questa ragione riescono a finanziarsi a tassi inferiori alla media) potrebbe essere declassato a high yield (l'opposto dei precedenti) in uno scenario "Net-Zero 2050", cioè qualora si ponesse l'obbligo di raggiungere la neutralità climatica entro la metà di questo secolo.

 

Al contempo il 27% degli emittenti oggi classificati come high yield potrebbe essere ulteriormente declassato, con le aziende che a quel punto faticherebbero a trovare sottoscrittori, a meno di non alzare sensibilmente i rendimenti. Questo tema è destinato ad assumere un peso crescente nel prossimo futuro. Nei mesi scorsi la Bce ha effettuato un'analisi su un campione di banche e imprese a livello globale, rilevando che il climate change potrà far aumentare del 30% il tasso di default aziendale. Inoltre nella prossima tornata di stress test per le banche dell'Eurozona, prevista tra marzo e luglio 2022, sarà richiesto agli istituti di rendicontare anche sulle metriche del rischio climatico, incluso il volume di emissioni di gas serra che finanziano.

 

Il rischio di credito, ricorda iShares (gruppo BlackRock) in un'analisi dedicata agli Etf obbligazionari, è una delle variabili più importanti da considerare negli investimenti relativi al reddito. Infatti, la possibilità che l'emittente dell'obbligazione non sia in grado di restituire il capitale iniziale e pagare gli interessi è in cima alle preoccupazioni dei sottoscrittori di bond. "In ambito obbligazionario l'indicizzazione può contribuire a trasformare un mercato frammentato in esposizioni standardizzate ed efficienti e a semplificare notevolmente la costruzione del portafoglio", sottolinea l'analisi di iShares. "L'indicizzazione può favorire la riduzione dei costi complessivi per il portafoglio e migliorare la trasparenza facilitando il controllo e la gestione del rischio, riducendo così anche la necessità di monitorare e valutare i gestori".