Slow Food Calabria e i voucher d'osteria. "Sono Bond, Chiocciola Bond"

Nicola Fiorita, della condotta regionale calabra, lancia l'idea per supportare i locali della filiera e soprattutto i loro fornitori
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Il mio nome è Bond. Chiocciola Bond. Il richiamo ai film di 007 certifica con un sorriso la piccola rivoluzione gastro-economica ideata dai responsabili di Slow Food Calabria. Un progetto pensato nel momento di massima crisi del sistema della ristorazione italiana. Il quadro generale è davvero fosco, tra disposizioni criptiche che scatenano le ire dei ristoratori e inusitate fughe in avanti (in primis proprio quella della regione calabrese). Il tutto aggravato dai conti in profondo rosso, ancora orfani del necessario sollievo economico. 

"Sono Bond, Chiocciola Bond". Slow Food Calabria e i voucher d'osteria 

Il professor Nicola Fiorita, coordinatore del corso di laurea in Scienze Politiche all’Università della Calabria e appassionato presidente regionale di Slow Food, ne prende atto: “Il settore della ristorazione è destinato a prolungare la propria sofferenza e ad attraversare con massima preoccupazione il futuro prossimo. Temo per la tenuta e la ripresa delle piccole osterie, che sulla qualità e sull’accoglienza hanno costruito la propria storia… Ma senza osti sensibili, senza locali che investano sul territorio e sulle produzioni di qualità, senza infaticabili trasmettitori della sapienza gastronomica, non perderemo solo un segmento della nostra cultura, ma anche un altro pezzo della nostra debole economia”. La Calabria, infatti, è da una parte una delle regioni meno piegate dal Covid 19, ma dall’altra una delle aree del Paese in maggior debito di progresso economico, “e a  fare la propria parte non deve essere solo la politica regionale, ma anche la società calabrese, chiamata a sostenere con le proprie scelte i piccoli produttori, i vignaioli, la ristorazione di qualità”.

 Il ritrovo dei Picari è uno dei locali aderenti 

In mezzo a tante incertezze, l’idea dei Chiocciola Bond si respira come una boccata d’aria fresca. Fiorita spiega: “Chiediamo a tutti, calabresi e non, di acquistare uno o più voucher (35 o  50 euro sul sito) da spendere in futuro, e senza limiti di tempo, in una delle otto osterie calabresi che si fregiano della chiocciola. Acquistando il voucher si potrà assicurare liquidità e sostegno a questi locali, assumendo con noi e con loro l’impegno ad andare a scoprirli (o a ritrovarli) appena possibile. Come dire: aiutarli ora per goderne dopo”. Se l’esperimento funzionerà, Slow Food è intenzionato a proporlo su scala nazionale. Un piccolo investimento che vale come una promessa di futura serenità condivisa tra osti e clienti. Del resto, per l’associazione che da più di trent’anni si batte per il cibo buono, pulito e giusto “dalle stalle alle stelle”, questo è un tempo particolarmente difficile: la situazione dei ristoranti è pesantissima, ma quella dei loro fornitori è quasi peggio. Anche per questo, Slow Food ha appena lanciato un appello indirizzato al governo e agli assessorati competenti – Cultura, Turismo, Commercio, Attività Produttive e Agricoltura – a nome dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, che conta cinquecento locali in rete. 

Una presa di coscienza che dovrebbe valere come passpartout per tutte le decisioni che verranno: “Con la nostra cucina abbiamo diffuso conoscenza, bellezza, piacere. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il lavoro quotidiano di contadini, allevatori, casari, viticoltori e artigiani che producono con passione e rispetto per la terra e per i loro animali. Questi produttori traggono buona parte del loro reddito dalla relazione con ristoratori come noi, che sanno rispettare i loro ritmi, riconoscere il giusto prezzo ai loro prodotti e garantire sviluppo e opportunità economiche a territori spesso difficili. Perché i veri nemici da combattere nel post pandemia saranno ancora la perdita di biodiversità, l’erosione del territorio, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, l’impoverimento della fertilità nei nostri terreni, la cementificazione, l’abbandono delle aree rurali e dei piccoli borghi, lo spreco alimentare, lo sfruttamento del lavoro e l’indifferenza per chi produce rispettando la natura”.

C’è il quadro d’insieme, ma ci sono anche le richieste specifiche: allargamento del credito d’imposta, disponibilità di risorse a fondo perduto in base alle perdite di fatturato, moratoria sugli affitti, cancellazione di imposte come quelle per l’affitto di suolo pubblico, sospensione del pagamento delle utenze, prolungamento degli ammortizzatori sociali, sgravi contributivi per chi manterrà i livelli occupazionali. Mai come oggi, i destini di agricoltori e ristoratori si intrecciano in nome della buona ristorazione che verrà. Nell’attesa, vale la pena aiutarli mettendo qualche Chiocciola Bond da parte.