Alla fiera dell'Est... spopolano i vini. E fioccano premi da tutto il mondo

Dora Marchi, enologo e biologa esperta di vini dell'Est 
Uve autoctone come il Telti Kuruk dell'Ucraina o il Saperavi e il Rkatsiteli georgiani, e grandi uve internazionali quali Chardonnay e Pinot Nero stanno conquistando i mercati. Primeggiano Romania, Serbia e Bulgaria. E in Ucraina si coltiva il Timorasso
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Il vento dall’Est ormai si percepisce chiaramente: i vini prodotti nell’Europa centrale e orientale, ma anche più in là, fino in Georgia, Azerbaigian e Kazakistan, stanno trovando un bello spazio sulle carte dei vini e sugli scaffali delle enoteche occidentali, e sono sempre di più coloro che apprezzano il loro carattere unico. D’altronde questa notazione è stata ripetuta più volte negli ultimi anni da Michel Rolland, probabilmente l’enologo e wine consultant più influente al mondo. Secondo il famoso “costruttore di vini” che lavora per oltre 150 aziende in 13 Paesi, l’area attorno al Mar Nero è solo al 13% delle sue possibilità produttive per quanto riguarda la vitivinicoltura, e - dice - c’è un enorme potenziale inespresso. Il futuro di qualità nei calici arriverà sempre di più anche da quelle regioni.

D’altronde l’eccellenza dei vini che arrivano dall’Est è stata recentemente testimoniata anche dalle medaglie d’oro distribuite dal concorso che annualmente premia i migliori Chardonnay del mondo, che quest’anno si è tenuta in marzo al Castello di Ravatys, a Saint Lager, in Borgogna, nel cuore del Beaujolais. Dopo i quattro giorni del concorso giunto alla 28esima edizione, in cui gli assaggiatori giunti da ogni dove hanno degustato 604 campioni da 36 Paesi, tre delle 10 medaglie d’oro per i migliori Chardonnay del mondo sono state assegnate a vini prodotti da cantine di Paesi dell’Est: lo Chardonnay Demi-Sec 2020 Tarnave Nec Plus Ultra Jidvei dalla Transilvania, Romania, il Gomotartzi Chardonnay 2019 Bononia dalla Bulgaria e lo Chardonnay 2019 della cantina Zmajevac di Lipovac in Serbia. Se il risultato può stupire nel “vecchio” mondo degli appassionati di vini, ha sorpreso poco gli stessi produttori venuti dall’Est. «Ci aspettavamo una medaglia, speravamo nell'oro - dice Nikola Krgovic, direttore della cantina Zmajevac. – i nostri vigneti di Chardonnay sono stati piantati nel 2016 e nel 2017 e il vino premiato è il risultato della prima vera vendemmia. Stiamo lavorando duramente con l'aiuto dell'enologo Marko Malicanin, cui va sicuramente parte del merito della medaglia che ci è stata assegnata, e ci aspettiamo un successo ancora maggiore con l'ulteriore maturazione dei vigneti». Il produttore serbo è certo del fatto suo a questo punto: «essere nella top ten del concorso per i migliori Chardonnay con un vino relativamente giovane, l'oro per la Cuvée Zmajevac al Concorso mondiale di Bruxelles del 2020, e il bronzo di Decanter per il nostro Prokupac (tipico vitigno serbo per rosé, n.d.r), credo che siano motivi per sentirci alla grande sulla scena internazionale del mondo del vino».

Nikola Krgovic, direttore della cantina serba Zmajevac con il suo Chardonnay 

Il crescente successo dei vini provenienti dai Paesi dell'Europa orientale emerge con chiarezza dalla crescita di loro iscrizioni al Concorso Mondiale di Bruxelles negli ultimi 10 anni. I numeri sono quasi raddoppiati, dai 326 nel 2010 ai 703 nel 2019. All’edizione 2020 che si è tenuta in settembre a Brno hanno partecipato 8500 etichette da 46 Paesi produttori, e la Repubblica Ceca ha vinto 112 premi, posizionandosi al quinto posto nella classifica generale dopo Francia, Spagna, Italia e Portogallo, ma tra le rivelazioni dell’anno hanno spiccato anche il rosé moldavo Chateau Purcari 2019 Vinohora di Stefan Voda; il demi-sec Cabernet Sauvignon Vinia Traian del 2019 della regione di Cahul, sempre in Moldavia, e il Matisak metodo tradizionale Rosé Dry dalla Slovacchia. Solo per fare qualche esempio tra i tanti.

Esempi che potrebbero portare anche in Ucraina, che si sta confermando sempre di più terra di vini meravigliosi e meravigliose cantine. Merito anche di una grande cultura del vino che esisteva già nel IV secolo a.C. e che si è espressa al suo meglio sulla costa meridionale della Crimea, ma anche in Balaklava, Massandra, Bessarabia, Rutenia carpatica e in molte aree meridionali del Paese. I vitigni di queste regioni sono numerosi, ognuno con le proprie peculiarità: Aligote, Muscat, Isabella, Traminer, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Grigio e Rkatsiteli. Sulla scena internazionale si stanno facendo apprezzare sempre di più anche gli spumanti ucraini. Jancis Robinson, la nota critica enologica del Financial Times, recentemente ha degustato sei vini ucraini “moderni” selezionati da Olga Pinevich, direttrice della rivista Drinks che ha sede a Kiev. Tutti vini di cantine che, a differenza da quelle della Georgia e della Moldova, non ricevono alcun sostegno da parte del governo. Con sua grande sorpresa, la Robinson ha scoperto che in Ucraina viene prodotto anche un buon Timorasso, “il vino di culto del Nord Italia”, come scrive. Ma il vino che più l’ha sorpresa è stato il bianco leggero e secco a base di Telti Kuruk, il vitigno che gli ucraini rivendicano come proprio, pur riconoscendo le sue origini turche. Unica pecca della produzione - dice la scrittrice di vini britannica - sono le bottiglie, che nella maggioranza delle cantine ucraine sono ancora roba da età della pietra: pesantissime, fino a 900 gr. ognuna.

«I vini della Georgia stanno vivendo un momento di grande interesse anche perché si sta scoprendo che questa regione è il luogo in cui migliaia di anni fa è stata addomesticata la vite», spiega Dora Marchi, enologa e biologa toscana, braccio destro di Donato Lanati, fondatore del laboratorio di ricerca Enosis che da anni fa consulenza all’azienda georgiana Badagoni, leader nella produzione di vinicola nella regione di Kakheti. «In Georgia e in Azerbaigian – dice- vengono coltivate tantissime varietà autoctone, la più famosa è il Saperavi, un grande vitigno (a bacca rossa, ndr) molto profumato, molto tintoreo, che non ha nulla dei vitigni occidentali». I vini georgiani sono soprattutto quelli fatti nei kwevri (anche kvevri, qvevri): anfore in terracotta utilizzate per la fermentazione, la macerazione e l’affinamento. «L’uva viene messa in queste anfore, interrate in cantina - racconta la Marchi -, vinificata e poi le anfore vengono chiuse fino ad aprile, quando avviene la cerimonia dell’apertura. Sono vini sia rossi che bianchi: il bianco pur essendo secco è un vino da meditazione, chiudendo gli occhi sembra di bere un rosso, dall’intensità sia dei profumi che della struttura. Non ha il colore classico dei nostri bianchi, è un dorato intenso».

Altra area ad Est che potrebbe riservare delle sorprese agli amanti del buon vino in occidente  è il Kazakistan,  dove la produzione vitivinicola  può avvenire solo in una zona molto piccola de Paese , vicino ad Almaty, l’antica capitale, dove ci sono vigneti che risalgono all’epoca russa, e dove la coltivazione delle vigne  è ancora tutta a piede franco, senza la barbatella  cui in tutto il mondo occidentale si ricorre per combattere la piaga della Fillossera.« È una zona molto fredda – spiega Dora Marchi che  fa consulenza all’azienda kazaka Arba Wine - in inverno i tralci di vite vanno interrati, in primavera il clima diventa caldo secco, piove pochissimo ed è molto ventilato, con grande escursione termica che è una cosa ottima per l’uva, di giorno 30 e più gradi, di notte anche  solo 10-12  gradi. Un’escursione di questo tipo significa grande qualità».  Sotto l’immenso, azzurrissimo cielo di questo Paese vengono prodotte sia varietà georgiane, come il Saperavi e il Rkatsiteli, ma anche vini internazionali come un ottimo Cabernet Franc, del buon Riesling e del Pinot Nero. Vini che hanno già conquistato riconoscimenti internazionali, in particolare in Germania.

 

Ecco qualche sito dove trovare vini dell'Est

Il portale tedesco offre interessanti selezioni www.belvini.de

https://bononiaestate.com/

https://8wines.com/

www.vivino.com