Vino, a Montepulciano arrivano i cru e si chiameranno Pievi

I viticoltori poliziani: "Non è una moda, così potremo esaltare il concetto di terroir e far emergere in bottiglia la cultura di una tradizione millenaria". Il Rosso e il Nobile nei primi 4 mesi del 2021 hanno visto un incremento del 45% delle vendite
2 minuti di lettura

Sulle etichette del Vino Nobile di Montepulciano 2020 arriveranno i cru. Ma visto che siamo nell’antica terra toscana, si chiameranno Pieve e strizzeranno l’occhio alle unità geografiche in cui era suddiviso il territorio già all’epoca tardo romana e longobarda. Più che una novità, è una riscoperta. «L’obiettivo - dicono i produttori - non è quello di seguire la moda ed esaltare solo il concetto di terroir, ma di far emergere in bottiglia la cultura di una tradizione millenaria, riappropriandoci di un’identità che ha 13 secoli di storia ma che negli ultimi 40 anni era stata un po’ dimenticata».

Il progetto è stato annunciato durante l’Anteprima del Vino Nobile, che ha assegnato le cinque stelle (il massimo) all’annata 2020 e ha certificato la ripartenza del mercato, con un incremento del 45% delle vendite nei primi 4 mesi del 2021. Attualmente il disciplinare di produzione prevede due sole tipologie: il Vino Nobile di Montepulciano e la Riserva. Il Nobile con la menzione Pieve in etichetta sarà la terza via e alzerà ulteriormente l’asticella qualitativa, grazie a un disciplinare più rigido che prevede un periodo di invecchiamento minimo di 36 mesi (12 in più di quello attuale) e altri parametri analitici molto selettivi.

«Il nostro percorso - spiega il presidente del Consorzio, Andrea Rossi - ha visto il consenso e la partecipazione di tutte le aziende produttrici. Si è trattato di uno studio all’interno della denominazione stessa, che grazie a momenti di incontro, confronto e di analisi collettiva, ha portato alla nascita di una visione univoca di Vino Nobile». Montepulciano ha una storia antichissima e una tradizione enologica altrettanto secolare. «Con questa nuova tipologia - dice il vicepresidente del Consorzio, Luca Tiberini - intendiamo ridare lustro a un’idea di fare vino che sulle nostre colline c’è sempre stata, utilizzando le tecnologie moderne per riproporre quel Nobile che nel XVI e XVII secolo era il vino più importante servito alle corti europee».

Una visione supportata anche dallo studio degli esperti. «Da una parte abbiamo dato vita a una ricerca dal punto di vista geologico e pedologico, tema che il Consorzio ha a cuore dagli anni ’90: siamo stati tra i primi in Italia a "zonare" il territorio di produzione e successivamente a riportarlo in una mappa realizzata da Enogea. Dall’altra l’approfondimento è stato fatto anche nelle biblioteche e archivi storici, fino ad arrivare al Catasto Leopoldino del 1800».

Lo studio storico della geologia e della geografia del territorio ha portato alla individuazione di 12 zone, che saranno anteposte con la menzione Pieve. «La scelta di utilizzare i toponimi territoriali riferibili a quelli delle antiche Pievi in cui era suddiviso il territorio poliziano già dall’epoca tardo romana e longobarda, nasce da un approfondimento di tipo storico, paesaggistico e produttivo vitivinicolo». In particolare, la volontà è quella di ribadire e codificare una realtà fisica con antica radice storica, che ha caratterizzato il territorio fino all’epoca moderna. Ecco allora riaffiorare nomi come Cervognano, Caggiole, Cerliana, Valiano e San Biagio, che potremo vedere già sulle etichette del Nobile annata 2020, quando entrerà in commercio nel 2024 e sarà terminato l’iter di approvazione.

Ma quali saranno i caratteri chiave di questa nuova tipologia? «Sarà un vino capace di legare il passato dell’enologia locale con il presente e il futuro, guardando al consumo internazionale - dice ancora il vicepresidente Tiberini -. Un vino che avrà come caratteristiche il territorio e l’uvaggio, che sarà legato al Sangiovese e ai soli vitigni autoctoni complementari ammessi dal disciplinare con uve esclusivamente prodotte dall’azienda imbottigliatrice». L’altra novità è che verrà istituita una commissione interna al Consorzio composta da enologi e tecnici, la quale avrà il compito di valutare, prima dei passaggi previsti dalla normativa, che le caratteristiche corrispondano al disciplinare stesso.

Nel 2020 sono state immessi nel mercato 5,6 milioni di bottiglie di Vino Nobile e circa 2,5 milioni di Rosso di Montepulciano. Le cantine non si sono fermate neppure nell’anno del Covid. Anzi, hanno investito in segmenti diversi dal solito. Per esempio, il 35% ha potenziato il delivery durante il periodo di blocco; il 70% ha investito in marketing on line e il 65% ha realizzato degustazioni a distanza. Il 70% delle aziende ha potenziato i canali social, mentre il 60% ha sviluppato l’e-commerce aziendale, anche allargando la presenza a piattaforme di settore. Ma ora sono tutti pronti a riaprire le cantine ai visitatori, in attesa di far degustare la terza via del Vino Nobile di Montepulciano, quella che porta alle antiche Pievi.