Tutti pazzi per il Rosé, ecco i migliori 50 (con e senza bollicine)

La Guida è stata presentata a Procida 
Presentata a Procida la 50 Top Italy Rosé: al Sud il primato dei vini fermi, il Nord capitale delle bollicine. La curatrice Adele Elisabetta Granieri: "La vera novità è il Prosecco Rosé, che unisce la Glera al Pinot Nero"
2 minuti di lettura

Sfatiamo subito un mito: il rosato non è un vino estivo. Ma diciamo anche una grande verità: quando arriva il caldo, non c’è niente di meglio che bere un calice di rosato pigramente sdraiati sotto l’ombrellone. Ci sarebbero anche altri luoghi comuni da screditare e insieme rivalutare - «piace solo alle donne», «non è né carne né pesce», «si abbina solo con il pesce», «non è in grado di invecchiare» -, ma non è il caso di farla tanto lunga. I vini rosé sono freschi, leggeri, profumati, ma anche di carattere, e aprono un mondo di opportunità gastronomiche da assaporare fino all’ultimo sorso.

Lo sanno bene le autrici di 50 Top Italy Rosé, neonata guida on-line (consultabile sul sito www.50topitaly.it) curata da Adele Elisabetta Granieri e Chiara Giorleo sotto il marchio 50 Top e presentata dall’isola di Procida, capitale italiana della cultura 2022. Due le classifiche da loro stilate: i migliori rosati fermi italiani e le migliori bollicine rosate. Sul podio della prima svetta un’icona come il Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2019 di Valentini, seguito dal Syrah Rosa Toscana Rosato Igt 2020 di Stefano Amerighi e dal Grayasusi (Etichetta Argento) Calabria Rosato Igt 2020 dell’azienda Ceraudo.

Tra le bollicine, il primo posto è andato a un’istituzione come l’Annamaria Clementi Franciacorta Rosé Riserva Extra Brut Docg 2011 di Ca’ del Bosco, seguito da un altro grande marchio come il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Trento Doc Rosé Extra Brut 2008 e dal Farfalla Noir Collection Rosé Spumante M.C. Extra Brut della cantina Ballabio. Tra i premi speciali, il DS Glass Award Cantina dell’Anno 2021 è andato all’azienda Letrari, in classifica con il suo Trento Doc Talento Rosé Brut 2018, mentre l’Oleandri Resort Award Novità dell’Anno 2021 è stato assegnato al Prosecco Rosé Treviso Doc Brut di Ca’ di Rajo.

Insomma, una guida che cerca di andare oltre i cliché per raccontare le tante sfaccettature di un fenomeno variegato e in crescita ormai da anni in tutto il globo, con la Francia a fare da locomotiva. Una bottiglia su dieci consumata nel mondo è rosé e quattro bottiglie su dieci vengono bevute oltre i confini della nazione di produzione. Pandemia a parte, dal 2014 a oggi le enoteche italiane hanno registrato un aumento delle richieste di vini rosati stimato tra il 10% e il 20%.

«La grande novità è senza dubbio quella del Prosecco Rosé Doc - dice Adele Elisabetta GranieriIl pinot nero va a far coppia con la glera, aggiungendo tutto il fascino delle nuance rosa all’appeal già consolidato dello spumante veneto». Ma le due classifiche sono una fotografia dell’Italia del vino, con tutte le sue varianti da vitigni autoctoni. «I rosati fermi provengono per la maggior parte da aziende del Centro-Sud, a partire da Puglia e Sicilia - spiega la curatrice -. Nelle bollicine, invece, a dominare è il Nord, con le sue rinomate denominazioni di Lombardia, Trentino e Piemonte». Ma ci sono anche molte sorprese, a testimonianza della grande versatilità di questa tipologia di vino.

La sensazione generale è che sempre più produttori si approccino al rosato con cognizione di causa e non solo per completare la gamma e inseguire la moda. «Il livello complessivo - sottolineano le due autrici - è sicuramente molto alto in entrambe le categorie. Quella dei rosati è una tipologia che, malgrado venga spesso sottovalutata dalla critica ufficiale, gode di particolare appeal nella fascia dei consumatori medi, uscendo così dalla cerchia degli eno-appassionati. Ecco il perché di questa nuova guida che, come tutti i progetti facenti parte del marchio 50 Top, vuole rivolgersi in modo diretto agli acquirenti ed essere di fruibilità immediata per i lettori».