A OperaWine sfilano le migliori 186 cantine d'Italia: "C'è un grande fermento, è ora di ripartire"

L'edizione 2019 di OperaWine (@Ennevi) 
Oggi a Verona l'evento che celebra la rinascita del settore del vino, con oltre 300 operatori e buyer provenienti da 13 nazioni. E domani tocca a Vinitaly Preview
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VERONA. Pronti, ripartenza, via. Dopo 15 mesi di astinenza, oggi a Verona con l’evento OperaWine si celebra il «restart day» del vino italiano, con 186 aziende portabandiera dell’eccellenza enoica di tutta la penisola pronte a far saltare nuovamente i tappi e a brindare al ritorno di buyer e operatori nel nostro Paese. Era ora: non se ne poteva più di streaming e collegamenti ballerini, «mi sentite?» e «non ti vediamo».

Ci saremo e saluteremo con gioia e curiosità i produttori selezionati dalla rivista americana Wine Spectator per festeggiare il decennale dell’iniziativa nata con Vinitaly con l’obiettivo di offrire una vetrina internazionale al meglio della nostra produzione vinicola. Sarà un’edizione antologica e straordinaria: andrà in scena alle Gallerie Mercatali, l’infrastruttura storico-industriale di fronte al quartiere fieristico, che per la ricorrenza ha ampliato la squadra dei top 100 d’Italia con gli «all timer», ossia i produttori scelti una o più volte nei dieci anni di OperaWine. Dopo tanto tempo, i produttori si troveranno faccia a faccia con oltre 300 tra operatori e buyer nazionali ed esteri provenienti da 13 nazioni.

«Si tratta della prima importante campagna di incoming realizzata da Veronafiere e Ice Agenzia dopo il blocco forzato degli ultimi 15 mesi - dice il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani -. In una fase di grande cambiamento come quella attuale, il ritorno del trade in presenza a Vinitaly-OperaWine è la risposta alle sfide che il settore sta affrontando sui mercati. La mappa della domanda di vino italiano sulle piazze internazionali è in grande fermento e registra segnali di risveglio a macchia di leopardo. Alla crescita del 22% dell’import tricolore in Asia rilevata dall’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor nel primo quadrimestre, fa da contraltare il mercato Usa che nello stesso periodo, pur dimezzando la perdita del primo bimestre, accusa una flessione del 12%».

Ecco allora che l’evento veronese (a inviti) diventa un’occasione preziosa per tastare il polso ai mercati, intercettare segnali e riallacciare relazioni personali e commerciali. «È la prima volta che prendo nuovamente l’aereo e non nascondo una certa emozione - dice Antonio Rallo di Donnafugata, in partenza dall’aeroporto siciliano di Punta Raisi -. Finalmente abbiamo la possibilità di incontrare gli operatori, in un momento molto particolare. Con la riapertura del mercato fuori casa, aziende come la nostra stanno vivendo una sorta di euforia: non riusciamo a stare dietro a ordini e commesse, ma sappiamo che è un rimbalzo momentaneo. La vera normalità la ritroveremo tra un paio di mesi ed è tutta da costruire».

Antonio e José Rallo di Donnafugata 
Per Ettore Nicoletto, amministratore delegato del gruppo vitivinicolo veneto Bertani Domains, «è bello tornare in presenza, perché il nostro business è fatto essenzialmente di socialità e relazioni. Senza questa componente, manca la vera spinta per coltivare il mercato. Veronafiere ha insistito su questo appuntamento e alla fine ha avuto ragione: è una kermesse importante, dove si valorizza tutto il vino di qualità ad alti livelli. L’enologia italiana si merita un palco così importante per la sua prima uscita pubblica dopo tanti mesi».

Ettore Nicoletto, ad del gruppo Bertani Domains 
Anche Giuseppe Vajra, produttore di Barolo, si è messo in viaggio verso Verona «con tanta attesa e trepidazione. Ma anche con la consapevolezza che c’è un’umanità intera da ricostruire e che questi sono i primi passi. Non solo a livello economico, ma anche e soprattutto umano: per questo siamo grati a OperaWine di questo evento che ci permette di pensare a un nuovo inizio anche con chi ha sofferto di più, a partire dai ristoratori».

Aldo e Milena Vajra con i figli Giuseppe, Isidoro e Francesca 
Il grand tasting dell’Italia enoica vede la Toscana alla guida della classifica regionale con 47 produttori, seguita da Veneto (23) e Piemonte (20), le tre regioni che insieme rappresentano oltre il 68% dell’export tricolore. A trionfare, nelle valutazioni di Wine Spectator per OperaWine 2021, sono i rossi con ben 134 etichette in degustazione a Verona, in cui primeggia ancora una volta la Toscana trainata, tra le altre, da 19 Igt e 17 Brunello di Montalcino, tallonati da 16 marchi di Barolo. I vini bianchi contano 32 proposte, mentre completano la selezione le categorie bollicine (17) e vini passiti (3).

Inedito è anche il format, conforme a tutti gli standard di sicurezza previsti sia dalla normativa vigente che dal protocollo di Veronafiere. Da Nord a Sud, passando per le isole e per territori eroici come la Valle d’Aosta o le pendici dell’Etna, il layout espositivo prevede un percorso predefinito tra le regioni viticole rappresentate in ordine alfabetico e per tipologia di vini: si parte con le bollicine, per passare ai bianchi, poi ai rossi e infine ai passiti.

Domani (domenica 20 giugno) e sempre alle Gallerie mercatali, OperaWine passerà il testimone a Vinitaly Preview, l’ulteriore evento che vedrà quasi 70 cantine, 5 consorzi (Consorzio di tutela Lambrusco doc, Consorzio tutela vino Lessini Durello doc, Consorzio di tutela del Prosecco doc, Consorzio di tutela vini del Trentino, Consorzio di tutela vini doc Sicilia) e l’associazione Famiglie Storiche impegnati in un due sessioni di walkaround tasting (10,30-14,30 e 14,30-18) e incontri con la domanda nazionale ed estera presente a Verona (link aziende Vinitaly Preview: https://bit.ly/3gtFyF2).