Nella cantina che evoca assaggi memorabili: "Il vino è tirannico, esige qualità"

Tanita Danese, 29 anni, è alla guida di Fongaro, sui Monti Lessini, con i vigneti allevati a pergola veronese e guyot: "Guerrino ha costruito la piramide della qualità del Durello metodo classico e questa è stata un’avanguardia. Noi proseguiamo così"
4 minuti di lettura

«A me è sempre piaciuto bruscare». Inizia così la chiacchierata con Tanita Danese, 29 anni, oggi alla guida di una celeberrima cantina sui Monti Lessini, a Roncà, dove il marchio Fòngaro evoca assaggi memorabili da parte di tanti winelovers. Bruscare in dialetto significa “potare” e lei ha iniziato a farlo per gioco fin da bambina dacché i Danese sono nel vino da generazioni. Tuttavia, come in tante storie della vita delle persone, il sogno della giovinezza rimane sopito anche se non viene espresso nell’immediato e Tanita, come i giovani di ogni generazione, sente che la provincia le va stretta e si iscrive a Filosofia a Padova. «L’ho fatto per scappare - dice - perché quando sei giovane ti senti come in una morsa: i contadini nascono e muoiono qui, tutto si svolge in pochi chilometri quadrati per una vita. "Nooo soffoco, mi sono detta”». Segue poi l’iscrizione a un master di Business innovation e poi in Energia e mercati mondiali al Sant’Anna di Pisa dove, fra l’altro, si iscrive a un corso per diventare sommelier.

Insomma le grandi manovre di avvicinamento al vino sono iniziate e Tanita lo chiama “l’effetto molla”: più ti allontani e più il desiderio di tornare diventa fortissimo; ma c’è un altro ostacolo che ogni buon padre di famiglia, da Angelo Gaja a tanti fondatori di aziende, conosce benissimo: «Mai mi sarei messa a lavorare nell’azienda di famiglia». E così va in Friuli Venezia Giulia, mentre la Fòngaro, costituita da 4 soci fra cui il padre di Tanita, Maurizio Danese, nel 2020 ha un riassetto societario con l’uscita di Matteo e Alessandro, nipoti di Guerrino Fòngaro che nel 1975 fondò questa azienda dedicata esclusivamente alla spumantizzazione dell’uva durella. E qui si presenta un bivio: vendere oppure... Maurizio Danese sceglie la prima delle due strade ma - caso del destino - i tentativi non vanno in porto, al che Tanita alza la mano e dice: «Ma questo è ciò che ho sempre voluto fare».

Ed eccola qui, con me al tavolo sotto il portico della casa che Guerrino, mancato nel 2017 a 101 anni, aveva costruito con tanta originalità. Alle spalle i vigneti allevati a pergola veronese e guyot, che oscillano fra i 300 e 600 metri di questi terreni vulcanici, che alla durella infondono quella forza caratteristica, tanto che non è difficile trovare attestati di stupore dopo l’assaggio di un brut anomalo per lo stile italiano, ma ben conosciuto se andiamo nella Champagne.

Qual è il suo manifesto programmatico, le chiedo a bruciapelo mentre stappa il primo dei sei metodo classico: «Seguire la linea tracciata da Guerrino» risponde sicura, orgogliosa che questa azienda sia certificata Bio dal 1985, fra le prime cinque di tutto il Veneto. «Guerrino ha costruito la piramide della qualità del Durello metodo classico - dice - e questa è stata un’avanguardia. Noi proseguiamo così: remuage a mano, cura maniacale del vigneto, che è la mia passione, anche se ora mi sono iscritta ad Enologia a Udine». ?E gli ettari da accudire sono quasi otto, per 50-60mila bottiglie a seconda degli anni.

Mi colpisce questa consapevolezza e questa sua assunzione a tutto tondo di una responsabilità che si alimenta dal passato e che la porta ad essere intransigente, per certi aspetti, perché per lei «il vino è tirannico, non è democratico: esige la qualità».

Nel suo orizzonte c’è sempre il numero 6, anche se l’ultimo vino che vedrà la luce potrebbe essere un Rosé (da pinot noir), mentre i brut con etichetta grigia e bianca potrebbero diventare un tutt’uno. Assaggio dunque la Bianca, come la chiama Tanita riferita al colore dell’etichetta che è una cuvée di durella all’85% e il restante incrocio Manzoni che resta sui lieviti 36-48 mesi. Ha colore giallo tendente all’oro, note finissime di crosta di pane fragrante. In bocca ha una morbidezza quasi dolce, ma poi termina secco, trasportato da un'acidità che dona freschezza.

La Gran Cuvèe (etichetta grigia) è quella che alla durella aggiunge un 15% di chardonnay e dal colore oro emergono note più verdi del precedente, anche se la struttura vira verso la morbidezza, con un brivido nervoso, scattante.

E ora eccoci al vino iconico dell’azienda, il Lessini Durello riserva da uve durella al 100%. È quello con l'etichetta viola, che racchiude tutta la filosofia dell’azienda e del fondatore: la sublimazione di quest’uva nei terreni vulcanici. Qui il contatto coi lieviti in bottiglia è di 60 mesi. Lo versi e il colore è giallo oro brillante con un perlage finissimo. Al naso ti avvolgono note balsamiche e marine, poi frutta esotica, liquirizia e una violetta che quasi sembra l’origine dell'ispirazione del colore dell'etichetta. Un naso complesso e appagante, che invita a bere un vino di bell’ampiezza con sensazioni vellutate che si esprimono in verticale, perché subito dopo senti la sapidità, ma anche la mineralità in un sorso cremoso di eccezionale equilibrio. E questo è il miracolo della durella, che non ha bisogno d'essere raccolta anzitempo, avendo una maturazione naturale tardiva. «Coi cambiamenti climatici siamo avvantaggiati» dice Tanita mentre guarda il suo vino che poi vorrà riaprire a pranzo, a tutto pasto, in un’osteria di quelle che piacciono, Fattori, in frazione Terrossa dove si mangia il coniglio, il baccalà e i bigoli ai fegatini. Che goduria!

La versione Pas Dosé ha l'etichetta verde e qui noti quella che viene definita finezza con speziature profonde e un’acidità nuda, nervosa: e inizi anche a sentire note che ti ricordano vini d’Oltralpe, anche per la pienezza.

Vini, quelli assaggiati fino ad ora, che ci riportano alla vendemmia del 2015, mentre la Riserva Brut che ha l’etichetta nera è del 2013. E se il colore è sempre quello oro, il naso offre la crosta di pane, ma anche le erbe di campo, il fieno, la nocciola. In bocca hai un sorso diritto, con una spada acida piena che sostiene l’eleganza.

La Riserva Pas Dosé 2013 ha un color oro molto intenso e qui è l’erba bagnata che ti infonde le sue note di freschezza, accanto a frutta esotica, pesca melba, ananas e note di pasticceria. Sono andato a rileggermi gli appunti della degustazione di 5 anni fa e mi trovo a ripetere pari pari quando scrissi: “Questo è la sintesi di tutti gli assaggi precedenti”, dove è vibrante l'intensità e la fragranza; poi la nota minerale e speziata che avverti lungo un sorso che termina sapido e ti fa dire: “È un Durello vero? Non è uno Champagne.” Goduria piena e assoluta!

Fongaro

via Motto Piane 12, Roncà (Vr)

tel. 0457460240, www.fongarospumanti.it