Dai fratelli Tamani per mangiare un pezzo di storia della grande Italia gastronomica

Romano e Francesco "Carlo" hanno lasciato da pochi mesi la loro primitiva "Ambasciata", nel Mantovano, e sono approdati nella vicina provincia di Verona tra tappeti, cascate di fiori e porcellane ricercate
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Non sono cambiati, sono sempre quelli, sempre uguali a sé stessi. Romano Tamani ha l’aria e la stazza gigantesca, matronale, di sempre, magari con qualche chilo in più, inguainato nella sua divisa bianchissima, con qualche macchiolina rossa che fa capire che lui, anche qui, cucina per davvero (a parte chiacchierare amabilmente con i clienti/amici e, magari, strigliare il personale a ogni erroruccio). 

Francesco Tamani, detto Carlo, il fratello più giovane, anche lui non cambia mai: cordiale, un poco meno chiacchierone, mantiene le abitudini di sempre. Il goccio di vino avanzato nel bicchiere non si butta via nel lavandino, ma ci si innaffia come sempre i tappeti anche di grande pregio che anche qui, a Villa Bartolomea (in provincia di Verona), coprono quasi per intero il pavimento, proprio come facevano a Quistello (Mantova).

Già, perché Romano e Francesco "Carlo” Tamani hanno lasciato da pochi mesi la loro primitiva iniziale Ambasciata, che era a un passo dal ponte che immette in Quistello, e sono approdati più su, a una cinquantina di chilometri di distanza, nella vicina provincia di Verona, non lontano da Legnago. Siete lungo l’autostrada che, attraversando il Polesine, da Rovigo sale a Verona. L’enorme insegna del 4 Stelle hôtel Villa Bartolomea si staglia lungo il vostro percorso e dall’uscita sarete a poche centinaia di metri di una strada che il comune dovrebbe affrettarsi a mettere a posto. Chiudete un occhio e riapriteli invece nel grande comodo e bel parcheggio alberato dove avrete lasciato la vostra macchina.

Il grosso albergo si apre con eleganza e raffinatezza davanti a voi, immerso nel silenzio e nella tranquillità. All’estrema destra, guardando la bella lineare facciata scandita da un comodo porticato, eccovi l’entrata del ristorante Ambasciata. Come ha scritto genialmente Tommaso Farina, che mi ha preceduto nel mettere alla prova la nuova sede dei fratelli Tamani, vi sembrerà di essere ancora nella Quistello di cui il duo fece un mito gastronomico: tappeti dappertutto, cascate di fiori, porcellane ricercate, posate argentate di Broggi, tovaglie dai bei colori assortiti e preziosi coprimacchia, tovaglioli di lino grandi un metro quadrato.

Il menu alla carta si apre con il cortese assaggio di pre antipasto: dolcissimo culatello (di Gardani, di Viadana nel Mantovano), acciughe Rizzoli Emanuelli (di Parma), panetto di buon burro (Virgilio, di Mantova). Per poi passare a: spremuta di pomodoro cotechino capesante arrostite; zuppetta di fagioli salsiccia aragosta piedino di maiale peperoncino calabrese; casalinghe farfalle verdi con ragout di coniglio e Parmigiano Reggiano, guancialino di maiale (viene da San Giacomo delle Segnate, Mantova) al vino rosso di Quistello con gorgonzola (di Battista Arrigoni di Pagazzano, Bergamo). Al dolce, oltre alla piccola pasticceria, il salame di cioccolato (inventato a Gargnano del Garda da Fania Besana Bozzoni, mia zia, negli Anni Cinquanta e purtroppo non depositato) con meraviglioso zabaglione caldo e perfetto gelato alla crema. Menu degustazione a 90 o 110 euro e pranzo medio alla carta con 120-130 euro per mangiare, anche, in un pezzo di storia della grande Italia gastronomica.

Ambasciata dai fratelli Tamani

Villa Bartolomea (Verona), via dell’Accoglienza 4

Tel.0442.7853, 339.4850076, 335.5946304, www.ristoranteambasciata.it

Di solito chiuso domenica sera e tutto lunedì

Ultima prova 9-6-2021

VOTO:15/20

POSIZIONE  1 stella su 5

AMBIENTE   3 stelle su 5

SERVIZIO     2 stelle su 5

VINI               2 stelle su 5