Nei vigneti del Monferrato, dove nuotano acciughe e cavallucci marini

I pesci nell'azienda Biletta a Casorzo 
Le installazioni in ferro della scultrice Giorgia Sanlorenzo spuntano nei terreni delle aziende vinicole del territorio e ne raccontano la storia geologica, ricordando quando c'era il mare dove ora sorgono i filari
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Immersi in un paesaggio incantevole, spesso non pensiamo a cosa c'è sotto i nostri piedi. Ma ribaltando il punto di vista si aprono mondi nuovi e affascinanti. E qualche volta ne riemergono tracce serbate allo sguardo da tempo immemorabile. Come nelle TerrEmerse del Monferrato, progetto nato pochi mesi fa dall'intuizione della scultrice Giorgia Sanlorenzo, 24 anni, di Casorzo nell'Astigiano, che unisce le origini e la storia geologica del territorio all'arte attraverso una rete di installazioni in ferro.

«Amo il territorio in cui vivo - racconta Giorgia - e ho deciso per la mia tesi all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino di fare qualcosa per valorizzarlo dal punto di vista artistico ma anche turistico. Ho così deciso di aiutare le persone a riscoprire il passato marino del Monferrato attraverso le mie sculture che rappresentano pesci, fossili e conchiglie». Al momento sono sette, ma il numero è in costante aumento. Un gruppo su Facebook ne racconta il work in progress e qui ci sono le coordinate per trovare le singole opere. Andare alla loro scoperta permette di comprendere meglio la vocazione agricola e vitivinicola del territorio, dove spiccano tra gli altri barbera, grignolino, freisa, malvasia di Casorzo.

Il cavalluccio marino 
I sette pesciolini che nuotano fra le vigne dell'azienda vitivinicola Dario Biletta a Casorzo ricordano come queste terre fossero un tempo il fondale di un mare tropicale. «Degustando i miei vini percepisco da sempre un sentore salato che non ritrovo in quelli di altre zone. C'è una salinità che si distingue e che per me è una cosa bellissima, che regala un tocco particolare», racconta Dario Biletta, la quarta generazione impegnata nell'attività avviata nei primi del novecento dal bisnonno Pietro, Bis Peder in dialetto locale, che ha dato il nome anche al vicino agriturismo. Il legame con il territorio si ritrova anche nel logo, che rappresenta il marchese Aleramo, fondatore del Monferrato, e nei nomi dei vini come il Mounparlè, Barbera d'Asti Superiore Docg, dal nome della collina dove crescono le viti.

Nella vicina Vignale Monferrato, nell'infernot (locali sotterranei scavati nella Pietra da Cantoni oggi patrimonio Unesco) di Palazzo Callori, venne ritrovato un dente di squalo. Ed è questo superbo predatore a fuoriuscire dalla Vigna Colma di Casorzo, proprietà della cantina Gaudio Bricco Mondalino di Vignale. «Lo squalo collega idealmente i due paesi da cui ha origine la nostra famiglia, che ha terreni in entrambi i territori accomunati dalla presenza di fossili», spiega Beatrice Gaudio, enologa e vignaiola nell'attività di famiglia. «Questa caratteristica aumenta la qualità del vino perché permette una maturazione migliore dei tannini. C'è una acidità equilibrata ma che continua ad essere presente, rendendo vivo e vivido il vino. Ad esempio, senza questi fossili non ci sarebbe il terroir per il grignolino, che necessita di un terreno con queste componenti di carbonato di calcio. Non è un caso che il grignolino casalese e quello astigiano crescano su terreni diversi, ma che entrambi abbiano presenza di fossili».

Lo squalo 
Un cavalluccio marino si è fermato invece nei vigneti dell'azienda vitivinicola Accornero a Vignale Monferrato. «Per la forma e l'eleganza ci ha subito ricordato i viticci che si aggrovigliano attorno ai fili», racconta Patrizia, moglie di Ermanno Accornero. Viticoltori dal 1897, gli Accornero hanno anche un bed&breakfast dove ci si può immergere nella campagna: «Crediamo molto nelle potenzialità del Monferrato. Le caratteristiche di questi terreni vengono carpite nel vino e ci regalano paesaggi unici. Per farli apprezzare abbiamo messo sui nostri terreni anche una big bench. È la 107, arancione e bianca».

La maxi panchina 
A pochi chilometri di distanza, a Cioccaro di Penango, la coda di un antico cetaceo spunta tra le dolci onde disegnate dai filari della Tenuta La Fiammenga. Con trenta ettari di terreni di proprietà coltivati a vigneti, l'azienda ha una storia curiosa: «L'ho acquistata nel 2012 e solo dopo, parlando con una zia, ho scoperto che un secolo prima era appartenuta a mio nonno e che mio padre vi aveva addirittura vissuto da bambino. La zia mi ha sempre detto che il nonno riteneva che questa fosse la migliore per fare un buon vino - racconta Emanuela Caire -. Per questo io faccio vino in purezza lavorandolo poco in cantina. Questa terra ci dà un vino caratteriale, sapido, particolarmente strutturato, bianchi compresi. Crediamo molto in ciò che c'è di unico nel territorio e per questo da alcuni anni siamo tra i produttori che partecipano al progetto Monferace, un grignolino d’eccellenza che deve affinare per almeno 40 mesi, di cui 24 in botte di legno».

Il nautilus 
Sono in campagna, tra i campi coltivati, in un paesaggio che cambia al mutare delle stagioni, l'ammonite tornata alla luce a Casorzo sui terreni dell'azienda agricola Cantamessa Paola e il nautilus emerso nell’orto biologico di Cascina Krylia a Odalengo Piccolo. Per Lia Ganzaroli e Cristian Raffero, che oltre all'azienda agricola hanno in cascina un punto vendita e un laboratorio di trasformazione, è il primo passo per costruire una collezione d'arte tra gli orti.

L'acciuga 
Tra i fossili già riemersi in Monferrato non poteva mancare anche una bella acciughina: guizza lungo la strada provinciale 94, a Castagnole Monferrato, e ricorda che non c'è niente di più tipico in queste terre che una bella bagna caoda.