L'estate di Bordeaux: con i bianchi alla conquista degli amanti del vino

Non solo grandi rossi: Italia ammaliata dall'eleganza dei Sauvignon Blanc degli Chateau. Romina Romano (Crus et Domaines de France): "Nei primi cinque mesi dell'anno uguagliati i risultati dell'export di tutto il 2020". Nuova vita per il Sauternes: meno dolce, più moderno e a tutto pasto
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2005, sul grande schermo scorrono le immagini del film premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale Sideways. Miles, alias Paul Giamatti, insegnante di inglese appassionato di vini, degusta in solitudine un indimenticabile Chateau Chaval Blanc 1961. Siamo a Bordeaux, Saint Emillon, al confine con il Pomerol, nel cuore della regione vitivinicola, dove quella cantina è nata nel 1832. Il Merlot e il Cabernet Franc roteano fieri nel bicchiere.  É un Bordeaux, il più rinomato dei rossi, nessun dubbio. Un nome che evoca un sogno. La mente lo sa prima ancora di vederne il colore nel calice. Quello che invece non tutti sanno, o quanto meno a cui non si pensa con la stessa naturalezza, è che a Bordeaux si producono anche bianchi eccezionali, le cui uve crescono nello stesso magico terroir che dà vita ai famosi rossi. Etichette che oggi più mai stanno richiamando l’attenzione su di sé, e anche a prezzi molto accattivanti. I vitigni principi sono Sauvignon Blanc e Sémillon. La loro forza? Sono delicati, eleganti e nel contempo strutturati. Ma non è tutto: nello stesso territorio c’è un altro che vino sta vivendo una seconda giovinezza: il Sauternes. Stiamo parlando di uno dei bianchi dolci francesi più celebri al mondo. Storici produttori, come ad esempio Bastor la Montagne (dal 1839), stanno donando nuova linfa al classico d’Oltralpe, proponendolo in una veste più moderna, fresca e soprattutto meno dolce, realizzando un vino rinnovato, capace di prestarsi agli abbinamenti più particolari.

Bianco è bello ed elegante

Ma dove trae energia questo risveglio dei etichette di uve a bacca bianca nella capitale internazionale dei rossi? E come viene accolta in Italia questa tendenza? “Se si pensa a Bordeaux vengono subito in mente i vini rossi, ma tutte le aziende principali della regione vitivinicola hanno da sempre investito sui bianchi, che esprimono grande qualità – riflette Lorenzo Righi, direttore della società Excellence - Tuttavia il loro potenziale in Italia è ancora inespresso. Nel futuro, molto dipenderà dall’impegno che  i distributori sapranno esprimere nella comunicazione dei valori di questi vini. La stessa cosa è stata fatta nel passato con i vini della Loira, altro territorio che aveva grande potenzialità, con un'ampia gamma, dai Chenin Blanc ai Muscadet fino al Cabernet Franc.

Bottiglie di Bordeaux bianchi in degustazione "en primeur" 

Tuttavia, questa abbondanza di prodotti ha fatto molta fatica ad a imporsi in Italia fino a quando gli importatori e i distributori hanno cominciato a fare comunicazione e formazione, istruendo prima gli agenti e poi conquistando il mercato. E così, negli ultimi anni, quei prodotti hanno avuto grande affermazione”. Per per Righi, la stessa cosa vale per i vini di Bordeaux. "Con una differenza: questi ultimi sono in mano a wine merchant (che hanno l’esclusiva), quindi non c’è il legame tra produttori e distributori che esiste per vini di altri territori, e ciò ha rallentato l'attività comunicativa – prosegue l’esperto - Ci deve essere dunque un intervento dei distributori, ma soprattutto dei produttori stessi. Le aziende di Bordeaux da anni fanno eventi per comunicare l’eccellenza dei propri rossi in giro per il mondo, Italia compresa: questo stesso impegno non è ancora stato messo in campo sui bianchi. Ora è il momento di farlo. Come qualità, longevità, come valori espressi e come identità territoriale, sono di sicuro che stiamo parlando di vini che meritano di avere un palcoscenico sul mercato italiano”.

A giudicare dalla promozione che si comincia a respirare a livello internazionale, sembrerebbe che l’onda bianca dei Bordeaux dall’oceano Atlantico stia arrivando in Italia. Ma perché in questo momento? Risponde Marco Tonelli (suo il sito specializzato https://www.bordeauxgraphy.com/), esperto e appassionato di vini francesi: “L’estate aiuta nella diffusione dei bianchi, ma su Bordeaux c’è una svolta generale per fattori economici: in Italia, quando si arriva a un grado elevato di passione per il vino, dopo aver esplorato il raggio nazionale, si va verso l’estero: nel campo del calice, si sa, noi italiani siamo un po’ esterofili. I vini di Borgogna (amatissimi anche in Giappone e Cina) costano sempre di più, vanno dai 50 agli 80 euro a bottiglia. E sia i bianchi sia i rossi di Borgogna costano di più dei Bordeaux, che quindi trovano un terreno fertile in Italia. In particolare, i bianchi sono cresciuti come massa critica, nuovi produttori si sono lanciati sulla produzione, anche in zone meno classiche dove il Sauvignon e il Sémillon (anche per via del cambiamento climatico) maturano meglio. Gli italiani li apprezzano perché sono bianchi caratterizzati da una connotazione più matura, grazie a un uso chirurgico  del legno. In più stiamo parlando di vini eccellenti che costano 25-30 euro”. Qualche consiglio? “Suggerisco Château Martinon sotto i 18 euro ( divinport) – dice Tonelli - Clos Floridene Blanc 35 euro (Cuzziol GrandiVini), Ronan by Clinet 20 euro (Pellegrini spa), Château Rahoul 35 euro (Balan), Gazin Rocquencourt (Ghilardi selezioni) 40 euro, indicando i prezzi dell'enoteca”.

Uno sguardo ai numeri

Un buon rapporto qualità/prezzo, si sa, viene premiato dal mercato. E ciò emerge dai numeri di Famille Helfrich, a capo del gruppo Les Grands Chais de France, primo esportatore di bottiglie d'Oltralpe al mondo. Lo spiega Romina Romano, country manager per l’Italia di Crus et Domaines de France (GCF Group): “In tutto il 2020 con i bianchi di Bordeaux abbiamo fatto solo 1000 bottiglie, invece nel 2021 posso dire di aver già venduto 1000 bottiglie solo fino a maggio, quindi sono molto contenta di come il consumatore finale abbia accolto e soprattutto apprezzato i vini bordolesi bianchi".

Romina Romano, country manager per l'Italia di Crus et domaines de France 

Sicuramente il terroir di Bordeaux è conosciuto in tutto il mondo per l'eccellenza dei suoi rossi, "ma questo non significa certo che il terroir non sia in grado di produrre eccellenti vini bianchi - continua la manager - Per ora, quindi, il riscontro del pubblico italiano è positivo e siamo fiduciosi che resterà tale anzi, riteniamo che il trend sarà sempre in aumento, in quanto i vini bianchi secchi di Bordeaux sono veramente interessanti e di qualità, non scordiamoci che vengono da un terroir con caratteristiche eccellenti che regala grandi vini rossi e quindi, perché no, anche grandi vini bianchi secchi”.

La rivalità Italia/Francia

C’è da dire, d’altra parte, che l’Italia è un Paese ricchissimo dal punto di vista ampelografico, dove i vitigni bianchi e i vini che ne derivano sono moltissimi e di gran qualità. Quali sono dunque i punti di forza di un Bordeaux bianco rispetto a quelli nostrani? Di certo il brand francese conta, ma non solo: anche gli investimenti dei vigneron francesi hanno fatto e stanno facendo la loro parte. “Nel tempo lo stile dei vini prodotti a Bordeaux è sensibilmente cambiato permettendo anche ai grandi bianchi di questo territorio d’attrarre l’interesse d’appassionati provenienti da tutto il mondo – evidenzia Romano - Da quattro/cinque anni, infatti, per la prima volta dopo molto tempo, i produttori si sono sentiti incoraggiati nell’esprimere se stessi nei vini che avevano in mente di realizzare. E anche la Famille Helfrich ha investito nelle sue innumerevoli proprietà in un nuovo modo di fare vino raccontando il territorio con un approccio inedito, secondo diversi punti di vista”. Come diceva Tonelli, poi, gli italiani sono un po' esterofili e soprattutto amano girare, provare, degustare… “In Italia abbiamo innumerevoli ottimi vini bianchi, ma non scordiamoci che la maggior parte degli appassionati, e comunque dei consumatori finali, si pone nella fascia dei 30-50 anni, quindi si tratta di persone abituate a viaggiare e curiose di fare esperienze e scoprire sapori nuovi. Persone che apprezzano nicchie di mercato come quelle del Bordeaux Bianco Secco, a cui oggi si dedicano solo alcuni produttori e con quantità ancora limitate – sottolinea Romano -  Non si parla di un solo genere o di un’unica tipologia, ma ciò che affascina è l'assoluta diversità di questo vino. Le uve provengono da terroir sempre differenti e da vigneti collocati nelle varie denominazioni di Bordeaux, i prezzi variano in un range molto ampio, dall’economico al costoso. Si possono quindi soddisfare esigenze di tutti i tipi sia a livello economico che gustativo: si troverà il bianco che fa solo acciaio e quello più corposo con passaggio in legno. Sicuramente etichette che non deludono e non deluderanno, anzi, ad oggi i feedback che ho dal mercato italiano sono tutti positivi: per gli appassionati del nostro Paese i bianchi bordolesi rappresentano una piacevole scoperta”. 

La nuova vita del Sauternes

Feedback positivi che arrivano anche dai Sauternes. “Non si parla più solo di vini dolci – fa notare Vittorio Frescobaldi, export manager di Crus et Domaines de France del Gruppo Les Grand Chais de France – Molte aziende stanno puntando su versioni più dinamiche di Sauternes, quindi vini secchi, che non appesantiscono il palato, e che si abbinano non solo ai dessert, ma adatti a tutto pasto, con cibi particolari, piccanti o dai sapori decisi, o anche come aperitivo. E il mercato premia. Con l'estate siamo sicuri che riusciremo a triplicare il risultato dell'anno scorso. Siamo partiti nel 2019 con poco, ma, nonostante la situazione sanitaria, GCF si sta pian piano facendo valere, anche grazie alle nuovi realtà quali Château Talbot, Château du Tertre, Château Guiraud, Château Beychevelle, Château Pape Clement e Château Gazin".

Bottiglie di Sauternes: il vino dolce francese vive una seconda stagione con prodotti meno dolci e più "moderni" 

La piazza italiana è considerata appetibile dai colossi francesi e i risultati iniziano a vedersi anche per i Sauternes, pur con numeri per ora piccoli. “Fino a due/tre anni fa, il mercato italiano era il secondo al mondo per i vini dolci Sauternes – dice Tonelli – Oggi anche i produttori del noto vino muffato, per completare la gamma, hanno iniziato a fare i vini secchi. Prodotti molto buoni, sotto i 30 euro in enoteca. Non sarà un fenomeno da grandi volumi, ma è una nicchia che si potrebbe allargare”.

La prova del calice

Insomma, chi sceglie alla fine – al di là di ogni riflessione - è il palato. É lì che si gioca la prova delle prove. Parola del Master of wine (il primo e per ora unico italiano) Gabriele Gorelli: “I Bordeaux bianchi per eccellenza sono un blend di Sauvignon e Sémillon. Questi vini hanno una delicatezza particolare che li rende speciali e adatti anche a un affinamento in legno che non ne condiziona il gusto come avviene per altri bianchi".

Gabriele Gorelli, Master of Wine  

"Sono una carezza, un velluto al palato - continua il suoer esperto toscano - Mentre il Sauvignon da solo non ha l'intensità e l'aromaticità dei Marlborough Neozelandesi, il Bordeaux blend bianco con il Sémillon ha una sua precisa identità. È un vino aristocratico, attraente anche per un pubblico italiano che voglia bere un vino strutturato non sontuoso ma dalla bella struttura.  Un vino molto gastronomico adatto per aperitivi importanti.