Guarda dove mangi e godrai due volte: il potere gustoso del piatto griffato Richard Ginori

Un elemento dell'allestimento della mostra al Museo della Ceramica di Mondovì 
Fino al 3 ottobre il Museo della Ceramica di Mondovì celebra i suoi primi dieci anni con la mostra "MIRABILE INDUSTRIA", per raccontare la produzione del distretto con pezzi dei designer più importanti come Gio Ponti, Giovanni Gariboldi e Giuseppe Sciolli
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Non solo il cibo, ma anche il piatto. Il gourmet attento oggigiorno capovolge il piatto (vuoto) per riconoscerne la manifattura dal logo stampigliato sul fondo; spesso nei grandi ristoranti come nelle tavole di casa, si tratta dei piatti di Richard Ginori, da sempre protagonista delle credenze domestiche (comprese quelle della nonna) e che negli ultimi anni ha avviato numerose collaborazioni con chef e ristoranti stellati personalizzando colori e motivi anche in funzione del tipo di cucina o dell’allestimento del locale. Da qualche anno, infatti, l’alta cucina ha abbandonato i piatti candidi (dove il protagonista cromatico doveva essere il cibo e non il suo contenitore) per abbracciare decori e forme delle ceramiche di alto artigianato delle grandi maison ma anche dei piccoli artigiani. Così, sia il contenuto che il contenitore, concorrono insieme (spesso in un gioco cromatico di contrasto o affinità, altre volte per le forme che accolgono la pietanza) al risultato estetico di ogni portata che – si sa – completa l’esperienza gustativa.

Giuseppe Sciolli per Richard-Ginori. Vaso con figura femminile e bambino in culla 1930 circa   

C’è una storia nella storia, quella del distretto monregalese di ceramica, che si lega a quella delle tavole degli italiani e oggi è raccontata in una mostra originale.

Il 5 gennaio 1897 la Società Ceramica Richard Ginori – all’epoca attiva in vari stabilimenti in Italia e già in ottica di diventare il colosso che gestirà la produzione ceramica nazionale di gran parte del XX secolo - acquista il fabbricato detto il “Follone” nella frazione Carassone di Mondovì (Cuneo), è l’inizio di un sodalizio artistico e produttivo, che rivive nella mostra “MIRABILE INDUSTRIA: la Società Ceramica Richard-Ginori dal 1896 al 1972”. E proprio dallo stabilimento monregalese, nell’arco della sua attività, escono i pezzi che hanno riempito in quegli anni le dispense e le tavole degli italiani, riconoscibili per le forme e lo stile e per il marchio stampigliato sul fondo di ogni oggetto.

L'allestimento della mostra al Museo della Ceramica di Mondovì 

Mi piace ricordare come in uno dei più completi documenti dell’Ottocento in nostro possesso, che presenta un’analisi puntuale delle regioni e delle località italiane in cui la produzione di ceramica si caratterizzava per spiccata originalità, oltre che per indiscutibili meriti in termini produttivi, così veniva definita la cittadina del basso Piemonte: “Salutiamo Mondovì che forma uno dei principali centri ceramici d’Italia”, dice Christiana Fissore, direttrice del Museo e curatrice della mostra insieme a Oliva Rucellai.

In mostra sono esposti i alcuni dei più significativi esempi di servizi da tavola di straordinaria qualità e originalità, come quelli in stile Liberty, dai temi floreali e dalle linee sinuose, le tipologie decorative della “Vecchia Mondovì” o il raffinato vasellame in monocromia blu e rosa. E opere di Gio Ponti, Giovanni Gariboldi e Giuseppe Sciolli.

Giovanni Gariboldi per Richard-Ginori
Pegaso con nastri, 1933 

“Rivestono un particolare interesse in questa produzione  i servizi da tavola, in quanto protagonisti dei rituali familiari e della vita conviviale risultano  indicatori importanti dei cambiamenti nel modo di vivere degli italiani – racconta Andreina d’Agliano, Presidente della Fondazione Museo Ceramica “Vecchia Mondovì” - Dai servizi di concezione ancora tradizionale, in cui predominano i motivi decorativi, si passa a serviti da tavola in cui è visibile una moderna sintesi tra forma e funzione,  con una ricerca dell’essenzialità, della riduzione dell’ingombro, pur mantenendo alta la funzione. Tale concetto è perfettamente ravvisabile nel servizio impilabile Colonna, di Giovanni Gariboldi, in uso dal 1966 ma  premiato con il Compasso d’oro già nel 1954, quando era ancora solo un prototipo.”

Piatto con anatre in volo, 1900-1920 

Con i suoi numerosi stabilimenti la Richard-Ginori ha prodotto vasellame per tutte le tavole e tutti i prezzi. La vasta gamma di tipologie ceramiche e di stili rispondeva alle esigenze e alla capacità di spesa dei clienti più diversi, per l’uso quotidiano come per i pranzi formali. Il servizio da tavola è stato a lungo principe delle liste nozze degli italiani, status symbol e testimone della cultura conviviale del proprietario. Ma in mostra è chiaro come non meno importante sia sempre stato anche il mercato delle forniture alberghiere, per caffè, ristoranti e mense comunitarie di ogni genere. L’ampia scelta di modelli e decori permetteva di ordinare servizi personalizzati, sia per i grandi committenti che per i privati.

 Piatto con campionario di colori sotto smalto, 1971 

Secondo Oliva Rucellai, già direttrice del Museo Richard-Ginori di Sesto Fiorentino: “Nel secondo dopoguerra anche per lo stabilimento di Mondovì la sfida è di coniugare produzione industriale e design, mantenendo il valore della locale decorazione dipinta a mano. Nasce così il servizio Paola, vero  best seller degli anni cinquanta e sessanta. Oggi si definirebbe country chic, un rustico raffinato, perfetto per le case al mare e in campagna, ma anche per l’uso quotidiano cittadino, che nel corso degli anni venne proposto in più di venti varianti decorative. Le inconfondibili ghirlande a vivaci colori che non mancano di far affiorare memorie familiari e vacanziere tanto la loro diffusione è stata capillare”.

Anche oggi non è raro trovare i piatti Paola nei corredi di nozze dei matrimoni celebrati fino agli anni Settanta, nei mercatini di recupero o nei cassetti della nonna.

La rassegna espositiva, visitabile fino al 3 ottobre negli spazi del Museo, è stata curata da Christiana Fissore, direttrice del Museo della Ceramica di Mondovì e da Oliva Rucellai, già direttrice del Museo Richard-Ginori di Sesto Fiorentino. Il catalogo è stato curato da Andreina d’Agliano, presidente della Fondazione Museo Ceramica “Vecchia Mondovì”, Christiana Fissore, Oliva Rucellai.

Giuseppe Sciolli per Richard-Ginori. Piatto con uomo che sogna, 1930