Centinaio: "Il vino Prosek? Piuttosto bevo una gazzosa. In Europa un'alleanza con la Francia contro imitazioni e italian sounding"

Il viceministro Gian Marco Centinaio  
La strategia del governo contro il primo via libera della Commissione europea al prodotto croato, la ancipa a Il Gusto il viceministro alle Politiche agricole: "Un gruppo tecnico di esperti e avvocati del Consiglio di Stato e dei Consorzi per dare battaglia in Unione europea"
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"Se ho mai assaggiato un Prosek croato? Mai sentito prima e piuttoso bevo una gazzosa!". Ci scherza un po' su per sdrammatizzare, ma il viceministro alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio fa sul serio. E promette battaglia in Europa per difendere il mercato del nostro Prosecco, l'originale, "il fiore all'occhiello della nostra produzione vitinicola". Dopo la notizia della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della domanda delle autorità croate alla menzione di tutela del Prosek, l'Italia scende in campo per rispondere alla minaccia del prodotto croato dal nome più che evocativo del Prosecco. Produttori e mondo della politica si stanno rimboccando le maniche. Capofila della protesta lo stesso Centinaio, paladino del vino ( di cui ha la delega nel Ministero) che ha raccolto le proteste del mondo associativo, a partire da Federvini. In questa intervista al Gusto annuncia la strategia del governo per contrastare la minaccia croata che rischia di essere avallata dall'Unione Europea. 

La Croazia ci copia il nome di un vino, il più esportato dall'Italia e la Commisione europea dà un primo via libera all'iter di riconoscimento di tutela del prodotto. Come si pone il governo rispetto a quiesta situazione?

"È assurdo, siamo stupiti, perplessi, basiti. Tutte le persone che ho sentito in questi giorni e ore stanno dicendo che così facendo si apre all’italian sounding, viene data  la possibilità di essere riconosciuti a tutti quei prodotti che sfruttano la qualità delle ticipità italiane con nomi evocativi. Le eccellenze alimentari sono tutte tutelate dall'Ue, i marchi sono tutti tutelati, ma ora dalla stessa Unione aprono una falla che rischia di ripercuotersi su tutte le eccellenze alimentari europee, come lo champagne, ma anche il Parmigiano Reggiano, l'aceto balsamico, caso scoppiato nelle scorse settimane. Se si dà il via libera a questa deriva, va a finire che tutti prodotti di qualità vengono danneggiati, e viene meno la peculiarità di produrre prodotti che sono soggetti a certiifazioni e controlli. Se si può produrre Prosecco e Prosek, allora sono molto preoccupato".

Come si muoverà il governo italiano per contrastare questo rischio?

"Ho indetto per stamani una riunione con miei collaboratori, vogliamo capire che cosa fare. Innanzitutto organizzeremo un gruppo di lavoro, visto che ho la delega la vino: gruppo tecnico presso il Ministero per supportare la diplomazia e gli avvocati del Consiglio di Stato e dei consorzi per poterci muovere uniti in Ue. Ce lo hanno chiesto Federvini e  le altre associazioni di categoria. Metteremo a punto una strategia per andare in Ue, decisi far valere le nostre ragioni. Troveremo poi alleati fra Paesi europei che possono correre gli stessi rischi e che sono più soggetti alle imitazioni, quindi in primis la Francia". 

Le colline del Prosecco a Valdobbiadene, patrimonio Unesco 

Non è la prima volta che il Prosecco viene preso di mira, e si parla del nostro vino più forte e amato, con un export che vale oltre un miliardo e volumi in crescita. Da che cosa può dipendere?

"C’è un accanimento particolare perché il vino è il nostro biglietto da visita nel mondo, e il Prosecco è il biglietto da visita del biglietto da visita, si muove in prima linea. Se colpisci quel viono, colpisci il cuore della produzione. E questo non lo permetteremo".

Conosce il Prosek?

"Mai sentito dire, piuttosto mi bevo un crodino - e lo faccio con mio figlio che è piccolo - o una gazzosa. Non mi risulta che il Prosek abbia un gran mercato, è noto in Croazia e in alcune realtà dell'Est Europa con la possibilità, se passasse l'autorizzazione, di diventare il concorrente del nostro Prosecco ma sfruttando il suo nome".