Variegati, eleganti e trasversali: gli champagne che conquistano l'Italia

La rassegna modenese Experience è tornata mettendo a confronto piccole e grandi case produttrici: 121 maison hanno presentato più di 600 cuvée selezionate tra i loro migliori vini. Ecco come è andata e il nostro assaggio
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“Cameriere, champagne!” chiedeva Peppino di Capri in una nota canzone del 1973 per brindare a un amore perduto. Né spumante, né prosecco ma champagne, sottolineando la vocazione celebrativa che il vino proveniente dalla regione francese della Champagne riveste da sempre nell’immaginario collettivo. Eleganza, savoir-faire, raffinatezza ma anche rigore e compostezza sono gli aggettivi che lo champagne evoca. E se la concezione radicata nel tempo dello champagne è stata quella di suggellare un momento speciale, oggi se ne riscopre un consumo che non resta circoscritto all’occasione, complice anche la nuova tendenza esplosa nell’ultimo anno del consumo di bollicine Rosé e di champagne a dosaggio zero. Negli ultimi 5 anni, infatti, i prodotti a basso dosaggio zuccherino coprono circa il 23% nel consumo di champagne.

“Negli ultimi anni abbiamo assistito all’affermazione di produzioni di champagne a dosaggio zero, leggermente più tecnici e raffinati; questo perché in Italia c’è una larga competenza che porta a cercare prodotti di qualità. Nel 2008 nel nostro Paese venivano consumate 10 milioni di bottiglie di champagne. Da lì al 2013 si è assistito ad un calo passando ad un consumo di 5 milioni di bottiglie per poi tornare nel 2019 a registrarne 8 milioni. E se durante la pandemia, nel 2020, c’è stata una frenata nei consumi con una perdita del 20% (in ogni caso meno rispetto ad altri Paesi), nel 2021 la ripresa è stata veloce ed energica, tale per cui molti produttori hanno esaurito finanche le scorte” come spiega Lorenzo Righi, direttore della società Excellence organizzatrice di “Modena Champagne Experience”, la più grande kermesse in Italia dedicata al mondo dello champagne dove durante la due giorni del 10 e 11 ottobre, 121 maison hanno presentato più di 600 cuvée selezionate tra i loro migliori vini.

Tuttavia, dal 2010 al 2020 il numero dei piccoli produttori francesi è passato dai 250 presenti in Italia ai 500 attuali, senza togliere spazio alle grandi maison. In Italia, infatti, si è delineata un’alternanza che amplia le prospettive e vede come étoile protagonista le grandi maison ma anche l’ingresso di bollicine provenienti da piccoli vignerons; dunque, il claim del prossimo invito a cena potrebbe essere: “Stasera si assaggia una grande maison e un piccolo produttore!”.


Produzioni di successo grandi e piccole, sperimentate attraverso l’espressività delle bollicine durante la nostra Modena Champagne Experience, ma anche sorprendenti aziende a conduzione familiare, dai territori di Montagne de Reims, Côte de Bar e Aube emblematici del Pinot Noir, passando dalla Vallé della Marne tipica del Pinot Meunier, alle belle scoperte di Chardonnay in Côte de Blancs. Abbiamo incontrato nel nostro percorso molti Sans Année dalla bollicina fine e bouquet aromatici complessi, poco barocchi nella beva e quindi eleganti. Tra questi sicuramente il Rosé Sélection-Extra Brut Prémier Cru firmato Marc Hébrart, nato dall’incontro sublime di 70% Pinot Noir e restante Chardonnay; o ancora  tra i dosaggi zero in grado di soddisfare i palati italiani - continuando a confermare il trend del consumo dei vini Nature - la Cuvée La Belle Hélène Blanc de Noir, dell’azienda Beaugrand dal tocco tutto femminile: 100% Uve Monier per un perlage evocativo di un sottosuolo impregnato di marma calcarea, strati di ostriche e fossili.


La proposta 2021 di Modena Champagne Experience – già impegnata nell’organizzazione dell’edizione 2022 – è stata ricca e variegata nella  consapevolezza che il consumatore di champagne è un esploratore del gusto, non abitudinario, infedele ed esigente.