A cena...prima dell'ora di cena: la carica degli early birds diners

Un ristorante di Manhattan (@Carlo Allegri/Reuters) 
Nelle metropoli degli Stati Uniti, complice la pandemia e lo smart working, gli orari stanno cambiando e molti prenotano tavoli all'apertura dei locali. Pronti ad andarsene quando è il turno della folla
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SAN FRANCISCO. È la rivincita delle buone abitudini: staccare dal lavoro all’orario giusto, e magari camminare fino al ristorante. Sedersi a tavola alle cinque e mezzo del pomeriggio, evitando la ressa e riuscendo a prenotare senza sgomitare. Cenare presto, andare a dormire prima, sentirsi leggeri come fanciulli la mattina dopo. In America sono definiti gli early birds diners, gli amanti dei ristoranti che si palesano all’apertura e finiscono la cena quando la sala inizia a riempirsi e le comande a impilarsi fitte sul pass.

I tavoli all'aperto di un ristorante di Manhattan (@Spencer Platt/Afp) 
Nessuna deroga sull’esperienza con il cibo o sul rito di gustare una bottiglia di vino. Complice la pandemia, gli orari hanno iniziato a cambiare, e diventare più fluidi. Le app di prenotazioni online, da cui si può scegliere il ristorante e bloccare un tavolo all’orario desiderato con un battito sulla tastiera, stanno vivendo un nuovo momento di gloria. In America le più famose sono Resy, Tock e Opentable, quest’ultima si è affacciata da tempo anche sul mercato europeo. Dopo l’ascesa delle delivery app, dedicate al cibo d’asporto, è il momento di restituire ossigeno agli amanti del mangiar fuori. Negli ultimi mesi dopo l’allentarsi delle restrizioni in America, il popolo foodie delle grandi metropoli si è riversato per strada. I locali hanno adottato nuove regole: in città come New York e San Francisco, molte strade e i marciapiedi adiacenti sono diventati locali a cielo aperto grazie al fiorire dei “parklet” (dehors), strutture esterne costruite - alcune con architetture impeccabili, altre con stile più amatoriale - davanti ai locali per ospitare i clienti che prediligono stare all’aperto, terrorizzati dalla consistenza nel numero di contagi. Alcune abitudini che resteranno: l’amore per una cena all’aperto continua mesi dopo la fine del lockdown. Per prenotare un tavolo all’interno dei locali, invece, nella maggior parte delle città d’America, è richiesta una prova di vaccinazione. Fanno eccezione alcuni casi eclatanti, come quello dello Stato del Texas, dove non c’è stato alcun obbligo, neanche di mascherina.

“Sicuramente si vedono più persone che sono disposte a prediligere di cenare presto anzi che a notte fonda, soprattutto ora che le giornate diventano più corte. Posto che molte persone possono lavorare in remoto, diventa improvvisamente più semplice prenotare alle 6 di sera, visto che nessuno deve più dimenarsi per lasciare l’ufficio” spiega Jon Bonne, responsabile dei contenuti editoriali per Resy, una delle piattaforme di prenotazioni nei ristoranti più utilizzate in America: “Credo che l’abitudine di voler mangiare all’aperto rimarrà. È ormai diventato parte della nostra cultura”.

In una delle istituzioni della ristorazione a San Francisco, Zuni Café, un ibrido di cucina californiana e francese, focalizzato solo su ingredienti sostenibili e locali, e delle enormi vetrate che si affacciano su Market Street, hanno cominciato una piccola rivoluzione. “Semplicemente abbiamo anticipato gli orari di apertura. Il pranzo inizia alle 11 e la cena alle 5.30”, spiega lo chef Nathan Norris. “Ci adeguiamo alle nuove abitudini e a una città che sta cambiando. Manca il via vai della metropolitana, i pendolari, il traffico continuo delle persone in bicicletta. Accogliamo una clientela che frequenta meno gli uffici ma che ha sempre fame di venirci a trovare al ristorante, a tutte le ore”. Per scelta Zuni è uno dei pochi ristoranti che lascia meno spazio alle prenotazioni online, e più campo a chi vuole prenotare più tradizionalmente, via telefono o di persona. “È la nostra maniera di fare ospitalità - dice Norris - lasciare spazio a chi desidera visitarci, anche all’ultimo momento. Sarà old style, ma a noi piace così”.