Tra mercati e ristoranti con Anthony Bourdain, un giro del mondo "irriverente"

Dettaglio della copertina di "In giro per il mondo" 
Esce in Italia il volume postumo che racconta le sue esperienze ai quattro angoli del pianeta. Ma lo chef geniale non amava le guide. Polemiche negli Usa sull'assistente Woolever che ha pubblicato questo e altri libri e sull'assenza di Asia Argento
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Un’immagine pubblica e privata che sembrano coincidere: si deve al tono familiare con cui comunicava, la crudezza di alcune espressioni, una malinconia negli occhi e il suo essere deliberatamente dipendente. Un tempo dalle droghe e dai lunghi turni in cucina, poi dalla narrazione e dall’amore per il cibo. La scia emotiva che ha lasciato l’uomo, chef e storyteller Anthony Bourdain è intatta: a tre anni dalla morte escono quasi in contemporanea in America il documentario Roadrunner, e almeno tre libri che raccontano dei suoi vent’anni di cronache legate al cibo e ai viaggi, ma anche della sua vita personale. La sua assistente, Laurie Woolever, ha pubblicato World Travel, uscito in Italia per Mondadori Electa con il titolo In giro per il mondo. Una guida irriverente (472 pp., 18,90€), una guida firmata da entrambi su ristoranti, luoghi e cibi che Bourdain ha amato e visitato. Un viaggio dalla bouillabaisse (zuppa di pesce) di Marsiglia al beida roti, street food del Bhendi Bazaar, un mercato di Mumbai. 

Anthony Bourdain (@Cnn) 
Dai tempi del suo primo show No reservations che l’ha fatto scoprire al mondo della televisione, Bourdain ha sempre affermato di non amare le guide turistiche. E l’uscita di un libro postumo ha sorpreso qualcuno. “Questo libro era un progetto a quattro mani con Tony che è stato avviato prima della sua morte. C’era un senso di obbligo a finirlo e pubblicarlo, un modo per continuare il lavoro che aveva iniziato”, c racconta Laurie Woolever. Per Bourdain raccontare cibo e cultura attraverso i viaggi non era una urgenza legata alla vocazione di fare il giornalista di viaggi, o il critico. “Non è mai stata mia intenzione fornire al pubblico tutto quello di cui avevano bisogno di sapere su un luogo - scrive nel libro -, o anche un panoramica equilibrata o completa. Sono un narratore. Visito i posti, poi torno. Racconto come mi hanno fatto sentire i luoghi”.

Woolever era diventata sua assistente nel 2009: erano gli anni in cui la fama dell’autore di Kitchen Confidential era all’apice. Bourdain aveva inventato un linguaggio che raccontava la cultura locale attraverso il cibo, con un linguaggio nuovo, anche tecnico, ben prima di MasterChef e dei suoi derivati. “Nella mia esperienza, Tony era un capo generoso e giusto che apprezzava molto un lavoro ben fatto e richiedeva un minimo di agitazione - racconta Woolever -. Era chiaro sui suoi bisogni e grato di avere l'assistenza di qualcuno che potesse mantenere la sua vita organizzata. Ho accettato il lavoro di assistente di Tony nel 2009, dopo aver lavorato come redattore per alcuni anni. Ero appena diventata madre e cercavo un lavoro diverso, che mi permettesse di stare a casa più spesso. Anche la figlia di Tony era piuttosto piccola quando mi ha assunto, quindi penso che abbia capito la mia posizione, e poiché avevamo lavorato insieme al suo primo libro di cucina, Les Halles Cookbook, sapeva che tipo ero e che poteva fidarsi di me”.

Anthony Bourdain (@Cnn) 
La guida tocca davvero molti luoghi e il cuore della loro cucina. Alcuni sono ristoranti importanti ma molti - la maggior parte - sono le bettole che Bourdain amava per la sua naturale ricerca di autenticità. Alcuni di questi indirizzi dopo lo show e l’esposizione mediatica hanno subito quello che l’autrice descrive come “l’effetto Bourdain”: e cioé un cambiamento radicale per la moltidudine di visitatori che hanno iniziato a frequentare quei locali stravolgendo poi l’anima del posto.

C’è l’Uruguay dello chef Francis Mallmann, quando Bourdain visita Garzon e il cibo che arriva su taglieri di legno. “Maiale arrosto, zucca cotta nella cenere, le verdure sulle pietre roventi - scrive -. Elementare, basilare, delizioso”. Ci sono luoghi remoti, dal Bhutan al Ghana. C’è un capitolo dedicato alla sua città, New York. C’è molta Italia e alcuni luoghi istituzioni: l’osteria Betto e Mary a Roma, il re del fritto, Pasquale Torrente a Cetara e l’hotel esperienziale per eccellenza, Su Gologone, in Sardegna.

L'abbondanza di produzioni legate al nome di Bourdain non stanno godendo di grande luce, in America. La guida postuma non è piaciuta al New York Times, e il secondo libro di Woolever che è appena uscito negli Stati Uniti, Bourdain: The Definitive Oral Biography, dove intervista famiglia, amici e colleghi, ha scatenato la stampa, dato che nella lista di intervistati manca e pesa l’assenza di Asia Argento, sua ultima compagna e la cui voce è stata completamente esclusa. Stesso filone è stato scelto nel documentario Roadrunner (su Netflix), di cui Woolever è stata consulente, dove si indaga più direttamente sulle vicende personali di Bourdain, fino all’epilogo e dove nessuno dei personaggi sembra approvare la relazione con la Argento, deliberatamente disegnando Bourdain come in preda a una infatuazione tossica. Assente l’etica del contradditorio. Sulla questione Woolever ha preferito non commentare. “Nel documentario ci sono i vent’anni della vita di Tony e di come cambiò drammaticamente dopo Kitchen Confidential - dice Woolever -. È una storia triste, certamente, perché tutti sappiamo come va a finire”.