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Solferino Alta, la nuova zona della movida milanese: dall'aperitivo al dopocena

Non solo Navigli, Isola, Corso Como. La novità è questo polo creativo di cucina e miscelazione. Il segreto? "L'eterogeneità dell'offerta, che permette di ricreare all'italiana il concetto inglese del pub-crowling, e quello del buon vicinato"
2 minuti di lettura

Lo skyline di Milano si scorge benissimo anche dalle prime Alpi che, dai laghi lombardi, sconfinano in Piemonte. Non serve molta fortuna, basta un cielo terso, senza foschia, capace di annullare le distanze e catapultare i grattaceli e le luci della capitale lombarda oltre i limiti dell'orizzonte: e, quando cala la notte, sembra quasi di sentir pulsare lontano la musica di una movida che è impossibile italianizzare nel termine di “passeggio”. Troppo complessa e cosmopolita, fatta di luoghi e liturgie che seguono un'evoluzione propria e imprevedibile, passando senza soluzione di continuità dall'aperitivo, alla cena, ai locali culto della nightlife meneghina.

Soprattutto, la movida milanese ha i suoi itinerari canonici, apparentemente inamovibili, che si spingono a staffetta dai Navigli alle colonne di San Lorenzo, valicando il Duomo oltre il castello e atterrando decisamente su Brera, Isola, corso Garibaldi e corso Como.

Inutile negarlo: chi ne è ai margini spesso ne soffre, anche perché difficilmente riesce a costruire un'alternativa in grado di scalfire la consuetudine.

Milano di notte
Milano di notte 

La parte alta di via Solferino, invece, è l'eccezione creativa che conferma la regola. Una via importante, sviluppatasi nell'Ottocento per mettere in comunicazione la zona di Brera con la nuova stazione centrale, più arretrata rispetto all'attuale. Ciononostante, il pellegrinaggio laico che transita da Moscova non si spinge fino a qui: almeno non prima che ristoratori, baristi ed esercenti decidessero quell'alleanza capace di creare un'alternativa e attrarre gente.

Ristoratori e baristi di Solferino Alta
Ristoratori e baristi di Solferino Alta 

Da qui, il polo positivo di una calamita mossa da una semplice strategia: quella di un buon vicinato che fa sistema, mettendo al bando ogni rivalità. Hanno creato un logo riconoscibile (un semplice cerchio viola con la scritta “Solferino Alta”), fanno comunicazione, si scambiano esperienze e persino i clienti. Del resto l'offerta è eterogenea e spazia dalla cucina milanese più classica, al ristorante salentino, alla pizzeria gourmet, ai locali più orientati alla mixology che anticipano o prolungano la serata.

Fornello contadino
Fornello contadino 

Quella di Solferino Alta è anche e soprattutto una storia di persone che diventano, nel loro microcosmo, personaggi protagonisti: Alex Chierichetti ha mollato un lavoro di pilota d'aereo per aprire Suzy, oggi di gran richiamo per chi, come lui, coltiva la passione per il Martini alla James Bond. Antonio Ingrosso, invece, sale dalla Puglia per aprire – qui e altrove – ristoranti dedicati alla cucina salentina: qui a Solferino Alta ha doppiato il successo con due locali (Fornello Contadino, più classico, e i Salentini, più giovane e user-friendly). Iyu è cinese, ma il suo futuro è qui e il figlio tradisce un accento lombardo; Rangoli è un riferimento importante della ristorazione indiana a Milano, frequentato da chiunque, proveniente dalla Tigre asiatica, si trovi a passare di qui. In alternativa c'è Zazà ramen. Per la pizza, invece, i due indirizzi da ricordare sono quelli di “Ci Sta” (nel locale di Nico Grammauta la semplicità della marinara con le acciughe di Cetara vale la visita) e “N'Ata Pizza”, che gioca molto su forme e materie, dal panuozzo, al cannolo con il Gorgonzola alle 'allungate'. Al Cube, invece, si sorseggiano i cocktail di una giovanissima e appassionata bartender, mentre dalla torrefazione Cafezal (in portoghese "piantagione di caffè") si trovano selezioni da tutto il mondo.

N'ata pizza
N'ata pizza 

“L'obiettivo era quello di dar vita, appunto, a una sorta di fil-rouge e creare motivo e voglia di aggregazione” spiega Paolo Dotto, patron di Panika, altro locale di tendenza, meta di birre e buoni cocktail che si trova nell'attigua via Castelfidardo (il progetto ricomprende anche i primi tratti delle vie che intersecano Solferino Alta). Nel nostro caso, il segreto sta nell'eterogeneità dell'offerta: ciò dà modo alle persone di potersi muovere tra locali diversi e complementari per poter, di volta in volta, variare il canovaccio della serata. Ovviamente, alla base di tutto, c'è la qualità dell'offerta: mai banale e, anche in questo, il confronto tra di noi porta sicuramente un vantaggio”.

La squadra di Panika
La squadra di Panika 

Di fatto, ci sono le basi per ribaltare, all'italiana, il concetto inglese del pub-crowling, però nel segno positivo dell'esperienza e mettendo il cibo e il bere consapevole al centro un'esperienza gastronomica multipla.

L'unione di intenti è percepita anche dagli avventori, che colgono “il clima positivo e di collaborazione che c'è tra gli esercenti” racconta Chierichetti. “In questo è rassicurato. Chi viene in Solferino a bere un aperitivo può avere i giusti consigli su dove cenare - i barman sono sempre bravi psicologi - e lo stesso accade a parti invertite per il dopocena. Darsi una mano significa vincere insieme”.