Visitate un sito Unesco al Nord? Ecco dove (e cosa) mangiare nei dintorni

Visitate un sito Unesco al Nord? Ecco dove (e cosa) mangiare nei dintorni
La terza tappa del viaggio nei sapori che ci ha accompagnati lungo i luoghi più belli d'Italia, considerati Patrimonio dell'Umanità. Il Centro / Il Sud 
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Immaginate di tracciare un’ipotetica linea che congiunga Trieste a Torino attraversando tutto il Nord Italia. Lungo il percorso si vivrà una storia di bellezza e cultura, di architettura innovatrice e reperti senza tempo, di storie di invasioni, di guerra e di pace. Tutti avvenimenti che si sono tradotti nel fare del nostro Paese un unicum assoluto, a ogni angolo qualcosa da visitare, da vedere, da esplorare, da comprare, da mangiare e bere, anche. Non è un caso che, con i suoi 58 siti, l'Italia è il Paese più rappresentato nella prestigiosa Lista dei Patrimoni dell'Umanità Unesco. Un primato di cui andiamo fieri e a cui è dedicato "Le Meraviglie dell'Unesco: viaggio in Italia alla scoperta del bello”, nuovo volume delle Guide di Repubblica dirette da Giuseppe Cerasa.

 

Ecco allora il “viaggio nel viaggio” che conduce nel nord Italia. Partendo dal Friuli Venezia Giulia si può iniziare dal Castello di Miramare. La sontuosa residenza sul mare che fu degli sfortunati principi asburgici Massimiliano e Carlotta, alle porte di Trieste, ospita da decenni uno spettacolare Parco marino, con una posizione strategica anche in chiave enogastronomica. Vicino al suo ingresso potete fermarvi alla Terrazza dell’Ostello, che propone piatti di pesce e una spettacolare vista sull’intero golfo, mentre a breve distanza si trova la Tenda Rossa, cucina più creativa e panorama non meno spettacolare. Salendo al vicino crinale carsico, invece, non può mancare una visita alle osmize. Spingendosi verso il centro della regione si arriva a Cividale, cittadina di grande fascino, implementato dalla presenza di numerosi manufatti del periodo longobardo. Chi ama la carne non deve farsi mancare una visita al Fortino, mentre chi va più sul tradizionale apprezzerà offerte e ambiente del Monastero; gli amanti degli ambienti più rustici si troverà infine a suo agio alla Frasca da Gianni. A Cividale tiene banco la produzione della Gubana, il popolare dolce farcito friulano. Lo trovate nello shop Vogrig di viale Libertà 138. Decisamente unica la tappa di Palmanova. Chiamata la città stellata era una una roccaforte difensiva (a forma di stella a otto punte), con al suo interno un nucleo urbano di 70 ettari. Sul piano gastronomico, eccellenti le offerte di pesce della Campana d’Oro, mentre al Melograno. Per chi voglia acquistare souvenir gastronomici, come la famosa pitina (salume tipico della zona), è consigliabile il Gallo Rosso a Borgo Aquileia.

Prendendo la via del Nord, le montagne si avvicineranno in neanche mezzora di percorrenza in auto. State arrivando all’interno della Riserva di Biosfera delle Alpi Giulie Italiane (più di 700 km2), istituita nel giugno 2019 grazie a un'iniziativa del Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie. In totale sono stati rilevati circa 88,3 km di piste da sci nelle Alpi Giulie, il cui centro principale è Tarvisio, dove impera una cucina di confine che potete trovare da Hladik o Al Convento da Jure, mentre per una serata più raffinata è sicuramente indicato il Ristorantino. Non può mancare un assaggio del piatto tradizionale per eccellenza, il frico, un composto di cipolla, patate e formaggio fuso da consumare in vari locali o acquistare da Il Gusto di salumi e formaggi. Poco meno di un centinaio di chilometri e il quadro cambia totalmente, si entra in una distesa verdeggiante di colline che alterano linee dolci a ripide dorsali coltivate a vite con lembi di bosco: sono le Colline di Conegliano Valdobbiadene, dal 2019 Patrimonio nell’Umanità. Dal 2003 un’associazione di privati (tra cui cantine e strutture ricettive) si occupa della sua promozione quale strumento per far conoscere le bellezze del territorio e il suo vino. L’intera zona è ricca di produttori e, com’è ovvio, di soste mangerecce. Ottimi il Ripasso e il Bacareto, ma anche l’Antica Osteria alla Sorte e La Rosa dei Venti. A questo punto ci inoltriamo nel Veneto più profondo e di sicuro Verona è una delle città che ha da offrire di più grazie all’integrità con cui nei secoli si sono conservate le vestigia dei tempi che furono. Come non citare poi il Teatro Romano sorto alle pendici del colle di San Pietro a cui si accede con la funicolare. A Verona l’offerta ristorativa è ampia e di livello. Oltre ai top Casa Perbellini e Desco, si possono trovare posti di qualità come La Vecia Mescola dell'Oste. Da ricordare, a sud della città, Isola della Scala, la patria del riso Vialone Nano Veronese Igp. 

 

Vicenza fa rima con Palladio, nel senso che è impossibile recarsi in zona senza visitare le splendide residenze realizzate dall’architetto. Un itinerario alla scoperta degli edifici palladiani Patrimonio dell’Umanità non può che iniziare dal cuore della città, dove sorge la Basilica e il Palazzo della Ragione che nel Medioevo ospitava le magistrature cittadine. , in piazza dei Signori, sotto le logge della basilica. L’edificio simbolo della città sorge attorno al preesistente Palazzo della Ragione che nel Medioevo ospitava le magistrature cittadine. Merita una tappa anche la Villa Trissino Trettenero, dimora di Giangiorgio Trissino, nobile e mecenate che per primo notò il talento di Andrea di Pietro della Gondola (nome al secolo del Palladio) nel rifacimento della basilica. Quinto Vicentino è invece sede di Villa Thiene, edificio del 1545 e lungo il Brenta, a Bassano del Grappa, si trova Villa Angarano Bianchi che Palladio progettò per conto del nobile vicentino Giacomo Angarano. Vicenza è anche un’ottima tappa per gourmand. Il Buganiere, con la sua cucina di pesce può sollecitare la vostra fantasia, così come FuoriModena o l’Antico Guelfo. Prossima tappa, il lago di Garda. Peschiera del Garda, oltre la Fortezza, vanta altri due siti Patrimonio Unesco: il villaggio palafitticolo Belvedere e il sito del Frassino, inserito all’interno di un’oasi naturalistica provinciale. La cucina del lago di Garda fa affidamento soprattutto all’ampia fauna ittica, il piatto più famoso è sicuramente il risotto di tinca, piuttosto diffuso nella zona di Lazise, dove va provata l’Osteria da Oreste, mentre a Peschiera meritano una visita Osteria Bakarè e Antica Arilica

Si ritorna in montagna, in quel comprensorio unico che sono le Dolomiti. Dai ghiacci della Marmolada alle crode leggendarie del Catinaccio, fino ai tesori geologici del Parco Adamello-Brenta, ben sette dei nove sistemi dolomitici riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità si trovano interamente, o almeno in parte, in Trentino Alto Adige. Tra questi le Tre Cime di Lavaredo il cui Parco comprende i comuni di San Candido, Sesto e Dobbiaco (a soli 15 km da Cortina).  Luoghi in cui domina una cucina alternativamente raffinata o casalinga nella miglior accezione del termine. Nell’area delle Tre Cime detta legge una cucina quasi austriaca per tradizione (provate il Tilia a Dobbiaco o la Gasthof Waldruhe a Sesto); caso a sé è Cortina, più meticcia. Siamo ormai in Lombardia, sempre in area montana. La Valcamonica, di formazione glaciale, si estende per circa 90 km nelle Alpi orientali, fra le province di Brescia e Bergamo. Il nome le viene dal popolo dei Camuni, popolazione che abitò l'area durante dall’età del Ferro (I millennio a.C.) sino all’età romana e medievale. Qui sono stati scoperti i disegni della Rosa Camuna, scelta come simbolo della Regione Lombardia e la tradizione gastronomia è golosa. Tipici della zona sono il “controfiletto alla brenese”, lo stracotto d'asino, la salsiccia di castrato e i salumi di puro suino. Potete acquistarli da Salumi&Salami a Paspardo, o degustarli a La Vecchia Hosteria di Malegno ( o anche La Caldera de Noscent e Al Resù). 

Si torna in pianura per vedere in lontananza le forme di Milano. Tappa obbligata (ma state attenti a prenotare per tempo il vostro biglietto) è al Convento di Santa Maria delle Grazie per vedere il Cenacolo Vinciano. Milano pullula letteralmente di locali e localini, da quelli etnici a quelli iper-raffinati, ma volendo rimanere in zona le proposte non mancano di certo. Praticamente attaccato al Convento c’è (ovviamente) il Cenacolo, ma anche le ottime offerte di pesce del Marea Seafood&Beverage, quelle ruspanti di Cavoli a merenda e l’offerta quasi casalinga de Lo Spaccio. Uscendo da Milano, una bella avventura vi porterà ai confini con la Svizzera, sul trenino rosso del Bernina che corre sulla Ferrovia Retica (dichiarata patrimonio Unesco nel 2008) tra la Lombardia e la Svizzera e collega Tirano, in Valtellina (Sondrio), a Sankt Moritz, in Engadina. La linea a scartamento ridotto ha la stazione di partenza a Tirano (Italia). Piatti tipici della zona sono la polenta taragna, i pizzoccheri, gli sciatt e, tipicamente tiranese, i chisciöi. Accanto a questi piatti non può mancare la bresaola, prodotta unicamente in Valtellina. A Tirano si possono gustare alla Cantina Contadi Gasparotti o alla Trattoria del Simone, mentre salendo di livello e privilegiando il pesce la scelta obbligata è Parravicini. Un’altra esperienza particolarissima ci attende sulla riva sinistra dell'Adda, a Capriate San Gervasio (provincia di Bergamo). Qui c'è il villaggio operaio di Crespi d'Adda fatto costruire da Cristoforo Benigno Crespi, imprenditore tessile di Busto Arsizio, che qui aveva voluto non solo il cotonificio con la centrale idroelettrica (realizzata nel 1909), ma anche la sua casa, la chiesa, le case dei dirigenti, dei quadri e degli operai. Un magnifico esempio di architettura industriale, ancora abitato da alcune centinaia di residenti. L'offerta enogastronomica del territorio è rustica e robusta, a partire dalla polenta e osei e passando per i casoncelli, mentre il piatto forte è il cotechino con la verza. In zona sono molto apprezzate per le degustazioni tipiche l’Osteria da Mualdo e al Dopolavoro.

Siamo ormai arrivati in Piemonte ma l’archeologia industriale resta d’attualità nel descrivere quello straordinario esempio che è stata Ivrea, ex cittadella industriale che diventa quasi un enorme, estesissimo museo all'aperto. Il sito Unesco si sviluppa su oltre 71 ettari, di proprietà quasi esclusivamente privata, e va a comprendere 27 beni tra edifici e complessi architettonici, la maggior parte edificati tra il 1930 e il 1960 e, nella visione futuribile dell'industriale Adriano Olivetti, destinati sia alla produzione sia a servizi sociali. A tavola la ricca cucina piemontese si sublima in piatti come gli agnolotti (li trovate alla Bottega della Pasta Fresca), i tortiglioni pasticciati, risotto con Castemagno e nocciole, tajarin con sugo di carne e fegatini, ravioli del plin. Famosa anche la bagna cauda e molti altri piatti ancora che trovate in forma raffinatissima alla Mugnaia e in una più casalinga a La Rava e la Fava, senza dimenticare anche la Gusteria e l’Osteria San Maurizio. Ma il Piemonte è anche e soprattutto terra di grandi vini e non c’è itinerario migliore di quello tra i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato per accertarlo. Sono sei le componenti del sito Unesco che protegge il caratteristico paesaggio, armonicamente combinando vigne, borghi, morbide colline, boschi, torri, casali, chiesette. Non mancano ovviamente i momenti per degustare vino. La Cantina del Monferrato di Rosignano è una delle più fornite, mentre in zona Asti merita visitare la Cantina Contratto e quella di Nizza. Per rituffarsi tra le specialità piemontesi, altamente consigliati La Commedia della Pentola e la Trattoria panoramica Sarroc a Vignale. Esperienza nobile, sempre in Piemonte, con le Residenze sabaude: i Savoia avevano reso Torino, nei secoli, una città capace di sfidare le altre capitali europee con una notevole riorganizzazione architettonica con strutture come Palazzo Reale o i meravigliosi Giardini Regi. Fatta la capitale, i Savoia diedero vita a quelle "case dell’ozio e del loisir" oggi conosciute come Corona di Delizie. Per assaggiare ulteriori specialità d’area suona subito invitante, a Torino, la Piola Sabauda.

Si scende verso la costa, ed ecco la Liguria, tappa finale. Il capoluogo, Genova, è già di per sé uno scrigno di sorprese inaspettate. I Palazzi dei Rolli (nati tra il '500 e il '600) sono protetti dall'Unesco come patrimonio dell’umanità, presentano imponenti scalinate all’ingresso, i cortili e le logge sui giardini, o gli interni decorati con stucchi e affreschi. Ma la stessa via Garibaldi è una delle più belle vie rinascimentali e poi basta fare cinquanta metri e si è immersi nei caruggi, l'altra faccia di Genova, zona che è sempre stata piena di friggitorie, amatissima dagli uomini di spettacolo. Ma a Genova si cerca soprattutto il pesto e quei piatti semplici di tradizione local-marinara amati da tutti. Li trovate, per esempio, all’Osteria di Vico Palla nella zona portuale, e alle Due Torri.Altra tradizione importante è quella delle focacce, le fugasse (di Recco e non): consigliati l’Antico Forno della Casana e l’Antico Forno Patrone. Non servono troppi chilometri per trovarsi nelle Cinque Terre. Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore e gli isolotti di Tino, Tinetto e Palmaria. Tutti accomunati da struttura e conformazione, un’identità che fino al 1874 è stata preservata con l'isolamento. Nelle Cinque Terre oltre a camminare e a godere delle bellezze paesaggistiche, si mangia piuttosto bene. Nessun dorma, a Riomaggiore, è titolo emblematico, ma non scherzano neanche la Cantina del Macellaio e il Pescato Cucinato.   

La Guida di Repubblica “Le meraviglie dell'Unesco: viaggio in Italia alla scoperta del bello”, realizzata in collaborazione con Anas (Gruppo FS Italiane), è disponibile in edicola (12 euro più il prezzo del quotidiano) e online sul nostro sito Ilmioabbonamento.it, e sarà presto in libreria e online su Amazon e Ibs.