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Giornata mondiale del cane, ma c'è ancora chi lo mangia

Campagna internazionale contro la pratica di cucinare i cani promossa da stopeatingdogs.com
Campagna internazionale contro la pratica di cucinare i cani promossa da stopeatingdogs.com 
In Cina c'è un festival dedicato alla carne canina, consumata anche nel Sudest asiatico. In Occidente usata solo in condizioni di necessità estrema, durante la guerra o in caso di incidenti sui ghiacciai. La curiosità, Barack Obama in un suo libro: "Da ragazzino il mio patrigno me la fece mangiare"
4 minuti di lettura

Molto più facile “mangiare da cani” che mangiarsi un cane. Oggi, almeno, e per fortuna. Tuttavia, il consumo della carne del più fedele amico dell'uomo non è affatto scomparso dalla faccia della terra: in molte zone della Cina è d'uso comune e a Yulin, nello Guangxi Zhuang, c'è addirittura un festival dedicato a quest'orribile consuetudine culinaria, che vede il massacro di migliaia di animali in appena una decina di giorni. Un evento che suscita polemiche e indignazione in tutto il mondo, con proteste internazionali.

Più in generale, sono ancora decine di milioni i cani uccisi e cucinati ogni anno nel mondo. E vale la pena ricordarlo, nella giornata a loro dedicata, il 26 agosto.

L'impegno di stopeatingdogs.com contro la pratica di mangiare i cani
L'impegno di stopeatingdogs.com contro la pratica di mangiare i cani 

Una pratica alimentare oggi lontana da ogni riferimento alla cultura occidentale ma con qualche eccezione tra le più insospettabili: ad esempio, l'ex presidente statunitense Barack Obama che, nel libro autobiografico “Dreams from my father”, racconta di quando, giovanissimo, il patrigno indonesiano Lolo Soetoro gli fece mangiare carne di cane (che ricorda come “dura”) insieme ad altre piuttosto singolari come quella di serpente (“più dura”) e alla cavalletta arrosto (“croccante”).

 

Anche oggi il consumo di carne di cane è concentrato nella cucina del Sudest asiatico: in Corea del Sud resta uno degli ingredienti del Bosintang, una delle zuppe più celebri del Paese, ma è considerato un ingrediente ricercato anche a Timor Est e nell'isola di Tonga, nel cuore del Pacifico.

Zuppa coreana con carne di cane
Zuppa coreana con carne di cane 

Per i vietnamiti è addirittura afrodisiaca: al suo macabro consumo, secondo per numeri solo a quello cinese, si collegano anche precetti astrologici, che la ritengono un potente portafortuna se mangiata alla fine del mese lunare (i ristoranti specializzati che la servono aprono solo durante quel periodo). Presunte (e mai accertate) proprietà medicinali ne favoriscono il consumo anche in Uzbekistan, mentre a Thaiti, oggi Polinesia Francese, l'abuso di una cucina canina portò addirittura all'estinzione di una particolare razza autoctona. 

 

Sarebbe invece un falso mito una presenza (per quanto isolata) della dog's meat in Svizzera: la leggenda metropolitana fu alimentata da due articoli pubblicati una decina d'anni fa dal Bund e del Tages Anzeiger con l'intervista a un contadino locale che, in anonimato, aveva dichiarato di affumicarsi la carne di cane in casa. L'articolo provocò in ogni caso uno tsunami internazionale, tanto da spingere persino la tv svizzera a chiarire la situazione, con un pizzico di ironia: “No, i bimbi non li porta la cicogna, gli unicorni non esistono e gli svizzeri non mangiano i cani”.

Se è vero che in moltissimi Paesi del mondo, Europa compresa, non esistono leggi che impediscono in modo diretto ed esplicito il consumo della carne di cane, lo stesso è comunque (e per fortuna) impossibile grazie alle norme che tutelano gli animali. In particolare, in Italia ogni tipo di macellazione “legale” è regolamentata: ovviamente, non è affatto prevista quella della carne di cane o di gatto. Per di più, va ricordato che uccidere un animale volontariamente rientra nei reati connessi al maltrattamento con tutte le aggravanti previste dal codice penale.

 

Alla legge dell'uomo si unisce anche quella divina: in particolare, le regole ebraiche del Kasherut (la disciplina degli alimenti consumabili dagli israeliti) e i precetti religiosi islamici ne vietano espressamente il consumo. Pur con alcune deroghe, come ricorda ancora Barack Obama nel suo libro: il patrigno Lolo, come molti indonesiani, seguiva infatti un tipo di Islam che lasciava spazi ai resti delle più antiche fedi animistiche e indù: “Spiegò – cita il libro - che un uomo assumeva i poteri di qualunque cosa mangiasse: un giorno, promise, avrebbe portato a casa un pezzo di carne di tigre da condividere”.

E i cristiani? Niente testi sacri in merito, ma va ricordato che già Paolo VI assicurò a un bimbo in lacrime per la scomparsa del suo cane che “un giorno rivedremo i nostri animali nell'eternità di Cristo”. Chissà.

 

Nella storia alimentare occidentale, il consumo della carne di cane si è verificato quasi esclusivamente in condizioni di necessità estrema: in Germania le testimonianze storiche partono Federico il Grande, nel XVIII secolo, fino alle grandi crisi del Novecento, quando l'inflazione mise sul lastrico l'intero Paese e i cittadini arrivarono a cibarsi di qualsiasi tipo di animale.

Anche Francia è accertato il consumo di viande de chien” (e persino di topo) nel corso dell'Assedio di Parigi (1870-71), mentre nel 1910 ne è riportata la vendita in alcune macellerie e mercati, come quello di Saint Germain.

Illustrazione storica che documenta un mercato con carne di cane in vendita a Parigi
Illustrazione storica che documenta un mercato con carne di cane in vendita a Parigi 

Nel 1904, il New York Times riportava la notizia di minatori rimasti senza provviste costretti a cibarsene lungo il fiume Tanana, in Alaska, ai tempi della corsa all'oro.

 

Ghiacci e cani. Questi ultimi salvarono l'uomo (loro malgrado) nelle zone più inospitali del pianeta a costo della loro stessa vita: si cibò dei propri cani da muta la spedizione di Shackleton diretta al Polo Sud nel 1915, dopo che la nave Endurance restò bloccata tra i ghiacci. E non fu l'unico caso: tre anni prima, sempre in Antartide, anche Douglas Mawson e Xavier Mertz, rimasti senza provviste, furono costretti a bollire e a razionare gli animali che trainavano le slitte: per la cronaca, il secondo morì in pochi giorni mentre Mawson, che invece sopravvisse, affidò al suo diario una testimonianza drammatica di quei giorni: “Tutto il mio corpo sta marcendo per mancanza di nutrimento adeguato. Ho i polpastrelli congelati, piaghe infette, le mucose del naso distrutte, le ghiandole salivari che rifiutano di funzionare, la pelle che si stacca dal corpo”.

 

La triste galleria del consumo di carne di cane nell'Europa contemporanea si chiude con gli anni drammatici della seconda guerra mondiale: in particolare, è accertato il consumo di salsicce di cane nell'Olanda occupata dalla Germania (così come era avvenuto in Belgio nel corso della prima guerra mondiale).

In condizioni normali, la carne di cane fu d'uso comune già presso i popoli antichi: Greci e Romani, secondo quanto riportato da Ippocrate e Plinio il Vecchio, ma anche nell'impero Azteco (almeno secondo le fonti dei Conquistadores spagnoli).

Immagine storica della prima macelleria canina di Parigi
Immagine storica della prima macelleria canina di Parigi 

Nel suo Grande Dizionario di Cucina, Alexandre Dumas ricordava che “il capitano Cook, affetto da una malattia molto grave, fu curato con del brodo di cane” e censiva il consumo di carne arrostita nell'Africa nera, arrostita, presso i nativi Kamtchadales del Canada, e tra gli abitanti delle isole oceaniche.

 

E l'hot-dog americano, la cui tradizione letterale è “cane caldo”? Tranquilli, mai usata la loro carne! Ma le due leggende più accreditate sull'origine del panino con la salsiccia più famoso del mondo hanno comunque attinenza con gli amici a quattro zampe: una prima versione vuole che il nome richiami la forma allungata del cane bassotto, lo Dachshund, inizialmente usato come sinonimo delle salsicce Frankfurter e in seguito semplificato, appunto, in hot-dog. Una seconda versione vuole il termine inventato da un venditore ambulante nel 1867 che, non riuscendo a vendere i suoi wurstel, per attirare l'attenzione del pubblico si inventò che fossero fatti di carne di cane, incuriosendo gli avventori e facendo crescere le vendite: i colleghi lo imitarono, e nacque così il nome del celebre panino farcito. L'unico “dog” che, oggi, vale davvero la pena di addentare.