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Hai voluto la bicicletta? E allora pedala (tra le tavole della Lombardia)

Fabio Silva
 
Per gli appassionati di cicloturismo, alcuni suggerimenti per scoprire, a cavallo delle due ruote, itinerari ameni, affascinanti e golosi 
4 minuti di lettura

Amanti della bicicletta e della buona tavola? Niente di meglio di una pedalata in Lombardia. Sui circa 1500 percorsi ciclabili che si sviluppano attraverso i territori delle dodici province c’è solo l’imbarazzo della scelta per andare a scoprire un’infinita gamma di paesaggi e per entrare nelle pieghe più sorprendenti della storia dell’uomo e non solo. “Lombardia in bicicletta”, l’ultima nata delle Guide di Repubblica dirette da Giuseppe Cerasa, accende i riflettori su alcuni dei tracciati più suggestivi della regione, dai Navigli milanesi alla Ciclabile Val Brembana, dalle strade della Franciacorta alla Ciclabile dell’Adda o alla Mantova-Sabbioneta per un totale di 67 tracciati che comprendono, ovviamente, anche le province di Lodi e Monza.

 

Zone a traffico limitato, aree pedonali, piste ciclabili e rastrelliere: Lodi è senza dubbio una città a misura di bike lover, ma rappresenta anche un punto di partenza strategico per avventurarsi nelle campagne circostanti all’insegna della mobilità dolce su due ruote. Occorrono circa una cinquantina di chilometri per raggiungere il borgo di Senna Lodigiana che fa parte della celebre Via Francigena, l’antico itinerario religioso che collega Canterbury a Roma e poi oltre, verso la Puglia, dove i pellegrini potevano imbarcarsi per la Terra Santa. La provincia si sviluppa lungo il tratto di Pianura Padana situato a nord del fiume Po. Rilievi degni di nota non ce ne sono e questo ne fa una meta prediletta dagli amanti del turismo lento: la rete ciclabile vanta una lunghezza di circa 500 chilometri immersi tra campi agricoli, canali per l’irrigazione e piccoli borghi che invitano alla pace e alla meditazione. Il tempo sembra essersi fermato a cinquant’anni fa o più, ancora fortemente scandito dai ritmi e dai riti della vita rurale. Tra le varie alternative, c’è un itinerario che prende avvio da Lodi per seguire l’andamento del Canale della Muzza, storico corso d’acqua artificiale che riceve nutrimento dal fiume Adda; qui uno scenografico punto di partenza si rivela il Ponte Napoleone Bonaparte che la poetessa Ada Negri, in un componimento tratto dalla raccolta Esilio (1914), ne ricorda i “plumbei pilastri abbracciati dall’impeto del fiume”. Come si sceglie, si scoprono borghi da favola e luoghi immersi nella natura. Prima, dopo o durante, quale che sia il percorso intrapreso, risulta più che lecito concedersi una pausa ristoratrice. Magari all’Isola Caprera di Lodi; è da ormai tre generazioni che la famiglia Meani opera nell’ambito della ristorazione e guida con successo questo storico ristorante vicino al fiume Adda che propone le ricette più tipiche della tradizione locale. A Lodi anche La Petite Mondina; questo piccolo ristorante si fa notare per la ricerca delle materie prime e la cura delle preparazioni ma anche per la gentilezza del suo staff. I piatti tipici della cucina lodigiana vengono rivisitati in chiave moderna creando accostamenti originali e golosi.

 

A Bertonico ecco invece la Colombina ; immerso nella tranquillità della campagna lodigiana e ospitato all’interno di una cascina, questa realtà a conduzione familiare è un ottimo indirizzo in cui assaggiare la cucina tradizionale locale realizzata con prodotti rigorosamente a chilometro zero. L’ambiente caloroso, anche grazie al bel camino della sala principale e alle volte di mattoni a vista, invita all’assaggio di piatti sempre gustosi. Non lasciatevi sfuggire la pasta e fagioli, i ravioli della tradizione in brodo o la trippa alla lodigiana. Ottima idea anche quella di puntare verso l’Antica Osteria del Cerreto di Abbadia Cerreto. Una tradizione di famiglia, onorata giorno dopo giorno con talento e passione, era il 1987 quando mamma Margherita passò il testimone al figlio Stefano Scolari affidandogli la gestione di questo locale che sorge a pochi passi dalla splendida Abbazia di San Pietro e Paolo. Chi pedala dalle parti di Monza troverà altrettanta soddisfazione. In primis grazie a percorsi come il grand tour delle ville di delizia briantee o quello lungo il Lambro, senza dimenticarsi dei laghetti della Brughiera Briantea, il Parco delle Groane e il Parco di Monza. Energie da spendere in sella e da recuperare alla tavola dei migliori ristoranti del territorio. Si comincia con l’Atmosfera di Monza: “Una cucina che vuole soddisfare, divertire e appagare” è l’intento dichiarato dallo chef di origine siciliana Antonio Pepe. Sempre a Monza, in via Parravicini 44, il Moro, una vera e propria istituzione in tutta la Brianza. Salvatore ai fornelli, Antonella in sala e Vincenzo nelle vesti di general manager: i tre fratelli Butticè, originari di Raffadali (Agrigento), hanno il culto dell’accoglienza e dell’ospitalità. Nella proposta, d’ispirazione siciliana, prevalgono i piatti di pesce che rielaborano la tradizione con grande sensibilità e il giusto piglio creativo. Quindi il Derby Grill: attivo da oltre 60 anni, sorge tra le belle sale dell’Hotel de La Ville, proprio di fronte alla Reggia di Monza. Qui officia la brigata dello chef Fabio Silva che propone una cucina profondamente italiana con una predilezione per i prodotti lombardi e campani.

 

Ci si sposta a Seregno per approdare al Pomiroeu, termine dialettale che significa pometo: un tempo, infatti, la città di Seregno era nota per la ricchezza di meli sul suo territorio. Ma il nome di questo ristorante gourmet vuole anche essere un omaggio al frutto simbolo della creazione. Qui, non a caso, ormai quasi trent’anni fa, lo chef Giancarlo Morelli ha dato inizio alla sua avventura, ricevendo nel tempo molti riconoscimenti e consensi. Al Mu Fish di Nova Milanese si scopre una cucina giapponese creativa che mescola ingredienti italiani e del Sol Levante. Alla guida c'è la chef Jun Giovannini che ha alle spalle importanti esperienze come quelle al Gong di Milano e al Puro di Polignano a Mare. Voglia di pizza? A Triuggio c’è Enosteria Lipen: il patron Corrado Staglione è partito dalla tradizione della pizza napoletana aprendosi a studi e sperimentazioni sulla lievitazione e sulle farine alternative.

 

Jun Giovannini
Jun Giovannini 

Tra le pagine di “Lombardia in bicicletta” sono decine e decine le pagine dedicate ai migliori ristoranti, luoghi del gusto, hotel, dimore di charme e b&b del territorio. Ad aprire il volume le testimonianze di chi questa regione la conosce come le proprie tasche e ama percorrerla e scoprirla sui pedali: illustri personaggi del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo come Diego Abatantuono, Veronica Pivetti, Ilaria D’Amico, Marco Lodola e Lilian Thuram. A chiudere, la sezione dedicata al vino con i fari puntati su quelle cantine che riflettono le idee e la creatività dell’imprenditoria femminile.

 

La Guida di Repubblica “Lombardia in bicicletta” è disponibile in edicola (12,00 euro più il prezzo del quotidiano) e online sul nostro sito, Ilmioabbonamento.it. Sarà presto anche in libreria e online su Amazon e Ibs.