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L'invasione del riso che arriva da Cambogia e Myanmar

Piante di riso mature in Lombardia
Piante di riso mature in Lombardia 
Stop al regolamento europeo di salvaguardia del prodotto italiano, il grido di allarme dei coltivatori: "Servono regolamenti sulle tariffe"
3 minuti di lettura

La vicenda è complessa e, per alcuni aspetti, kafkiana: il Tribunale dell’Unione Europea ha accolto il ricorso della federazione risicola cambogiana e ha annullato il regolamento (europeo) che istituiva misure di salvaguardia nei confronti delle importazioni di riso Indica originario di Cambogia e Myanmar. Traduzione: si conferma la fine delle misure adottate nel 2019 che, fino ai primi mesi dell'anno in corso, hanno protetto parte del riso italiano e comunitario dai numeri di una concorrenza insostenibile sul fronte dei prezzi. La cartina al tornasole? Lo scorso gennaio, alla scadenza del sistema di protezione daziario, il flusso di riso dal sud est asiatico è ripreso più poderoso di prima e ha toccato a fine campagna il volume record di 473.178 tonnellate di riso importato.

La pianta del riso e i suoi chicchi
La pianta del riso e i suoi chicchi 

Va da sé che, con una sentenza avversa, sarà molto più difficile ottenere un provvedimento analogo per il futuro, a meno di ricominciare tutto da capo e di fare le cose per bene. Già, perché i problemi erano soprattutto formali, ovvero negli errori commessi dalla Commissione nella valutazione della definizione di “produttori dell’Unione europea” e di “prodotti simili o direttamente concorrenti”, che avrebbero dovuto contemplare anche i trasformatori di risone di importazione e potuto comprendere anche i risicoltori, come sostenuto dall'Italia. Inoltre, è stata evidenziata la violazione, da parte della Commissione, del diritto di difesa dei cambogiani, in quanto non sarebbero stati messi a loro disposizione alcuni dati considerati essenziali per l’adozione della clausola di salvaguardia.

 

Senza entrare ulteriormente nei tecnicismi, resta il quadro di una situazione che ora toglie il sonno ai risicoltori italiani, preoccupati anche per il futuro del riso “da interno” (per intenderci, quello adatto per il risotto), attualmente ancora relativamente al riparo. Va anche detto che la siccità ha decimato i raccolti anche nel cuore della pianura padana: nelle risaie più lontane dai canali diramatori, l'acqua è arrivata con il contagocce e il raccolto è andato perso, in alcuni casi del tutto.

 

Di conseguenza, se i prezzi del riso dovessero improvvisamente impazzire al ribasso (non sarebbe una novità) più di un'azienda rischierebbe di non farcela e di dover chiudere. Quantitativamente, per il riso italiano è un anno nero: si stima un totale di 26.000 ettari di risaie dove la produzione è andata persa, soprattutto nella Lomellina più profonda, e anche laddove è stato raccolto, i quantitativi ne hanno risentito.

Stefano Greppi
Stefano Greppi 

Lo conferma Stefano Greppi, risicoltore di Rosasco: “Le importazioni selvagge dal sud est asiatico sono riprese e mettono a dura prova le nostre aziende, che già si sono trovate alle prese con un anno drammatico: qui in provincia di Pavia abbiamo il 40%-50% di raccolto in meno”. C'è meno riso, è calato il numero dell'ettarato di produzione, in parte anche per le avvisaglie di siccità che già la scorsa primavera avevano convinto molti agricoltori a dirottare i terreni meno vocati su altre coltivazioni.

Paolo Carrà
Paolo Carrà 

Paolo Carrà, presidente dell'Ente Risi, rimarca che “dalla lettura della sentenza del tribunale europeo si evincono l’esistenza di tutte le condizioni di mercato e la correttezza di tutte le informazioni fornite nel dossier di richiesta di salvaguardia da parte dell’Italia, nonché il mancato rispetto di alcune fondamentali azioni da parte della Commissione che hanno inficiato il buon esito dell’azione intrapresa dalla filiera”. Emerge quindi “la necessità di modificare i meccanismi di tutela del Reg. UE n. 978/2012 considerati troppo generici e lacunosi e che lasciano la produzione europea senza una effettiva rete di sicurezza”. Va ribadito che, quando attiva, la clausola di salvaguardia ha funzionato: solo un anno fa, si registrava una riduzione delle importazioni dalla Cambogia sono di circa il 37%, quelle dal Myanmar del 45%. Di fatto, la decisione del tribunale comunitario mette in mano alla Cambogia stessa una carta in più da giocarsi in un eventuale “secondo tempo” della partita.

Il risotto, specialità italiana
Il risotto, specialità italiana 

Coldiretti, sul piede di guerra, rimarca che “gli arrivi di riso dal Myanmar sono aumentati già di oltre 20 volte (+2400%) nel 2022” ed evidenzia, appunto, la necessità di inserire nei nuovi regolamenti tariffari Ue “un meccanismo automatico che faccia scattare la clausola di salvaguardia non appena le importazioni oltrepassino il limite percentuale oltre il quale si generano effetti negativi sui produttori italiani”. Chiede anche “la revoca delle agevolazioni tariffarie per i paesi che non rispettano i diritti umani, del lavoro, sul buon governo e sull'ambiente”. La discussione sul futuro del riso è aperta e la palla passa (di nuovo) a Bruxelles, mentre i brividi freddi corrono sulla schiena dei risicoltori, non solo quelli della pianura lombardo-piemontese. Già, perché il riso italiano racconta una storia che nei secoli ha percorso tutta la penisola, a partire dalla Sicilia dai tempi della dominazione araba (da Lentini alla Piana di Catania, dai dintorni del Simeto a Bivona, Vittoria e Calatabiano). Tuttora esistono isole di produzione da sud a nord, ad esempio nella piana di Sibari in Calabria come nella zona di Eraclea a Venezia, oltreché nel Veronese e Polesine, ma anche nelle terre dei Gonzaga e degli Estensi, ovvero le province di Mantova e Ferrara, nella Maremma toscana e persino in Sardegna, entro i limiti della piana di Oristano. Storie d'acqua e risaie che rischiano di essere prosciugate non solo dalla siccità, ma anche, e soprattutto, dalle pieghe di una lontanissima burocrazia.