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Undici vini per bere l'Abruzzo

Viaggio nelle Colline Teramane: dal Montepulciano, da assaggiare giovane o affinato, che fa impazzire gli americani, al Trebbiano fino alla sfida del Pecorino d’Altura: un itinerario goloso tra mare e Appennino
4 minuti di lettura

"La primavera degli Abruzzi era la più bella d’Italia. Ma quel che era bello era l’autunno per andare a caccia nei boschi di castagni”: guardate con gli occhi di Ernest Hemingway questa terra di parchi e di vini, oggi meta di un turismo ancora discreto e intelligente, alle prese con la costruzione di una propria (forte) identità legata, oltre che al mare e all’Appennino, anche alla Docg Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, 172 ettari per 26 aziende e 400 mila bottiglie. 

Le colline teramane (ph. Marina Spironetti)
Le colline teramane (ph. Marina Spironetti) 

È una porzione di regione che in pochi chilometri passa dai zero metri di Giulianova, sul litorale adriatico, ai quasi 3 mila metri del Gran Sasso, da visitare con il costume da bagno e la tuta da sci. Per gli amanti dell’arte la tappa è Castelli, alle falde della montagna, famosa per la maioliche, o il fiabesco borgo medievale di Civitella del Tronto (ancora ferito dal terremoto) aggrappato a un masso granitico che in passato segnava il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli: dopo un’abbondante mangiata di ventricina teramanica (a base di carne e grasso di suino), oppure di pecora al cotturo (antico piatto tipico della transumanza), o pasta al sugo teramano (con polpette che sono grandi quanto ceci), di pecorino di Farindola e olio Dop “Pretuziano delle Colline Teramane”, o del dolce parrozzo (deve il nome al poeta Gabriele D’Annunzio) provate ad attraversare la “ruetta”, la strada pedonale più stretta d’Italia, mezzo metro appena, per vedere se ci passate ancora.  

La vendemmia e il Gran Sasso (ph. Marina Spironetti)
La vendemmia e il Gran Sasso (ph. Marina Spironetti) 

Nel 2023 partirà dall’Abruzzo anche il Giro d’Italia (sulla costa dei Trabocchi, a Fossacesia Marina), e questa è una ulteriore conferma che una luce si è davvero accesa sulla “Regione verde d’Europa”, o “l’Irlanda d’Italia”, com’è conosciuta per i suoi boschi, lo skyline vitato, i prati e una natura per lunghi tratti ancora intonsa: fate un blitz nei comuni del parco Nazionale, tra il massiccio del Gran Sasso, con il suo “Calderone”, il ghiacciaio più meridionale del continente e i Monti della Laga, nella patria dell’orso e della viticoltura eroica e “maritata”: vi sembrerà di esservi persi nella Terra di Narnia.   

 

E il prossimo anno è anche il ventesimo anniversario del Consorzio che tutela l’unica Docg esistente nella regione: “Stiamo cercando di comunicare un territorio, quello delle Colline Teramane, attraverso i suoi vini e i suoi cibi, i suoi itinerari e la sua gente”, racconta il giovane presidente Enrico Cerulli Spinozzi, senza nascondere la fatica che c’è dietro la costruzione di un’immagine e di un percorso di valorizzazione concreto che ancora attende grandi risultati, ma che già concede grandi sorprese. Il rigido disciplinare spinge sulla qualità. I Montepulciano d’Abruzzo (rappresenta il 57 per cento della viticoltura regionale) qui ne sono la prova: rossi robusti, nobili, da bere anche giovani, ma con una personalità adatta a lunghe evoluzioni, molto apprezzati dal mercato statunitense. 
La vendemmia appena terminata è andata bene: “L’uva ha patito un po’ il caldo, più della siccità che invece ha risparmiato i vigneti, grazie alle fonti d’acqua di cui questa terra è piuttosto ricca”, dice ancora Cerulli Spinozzi.

 

Da qui arrivano i più riusciti Cerasuoli d’Abruzzo, freschi e sapidi, dal tipico color ciliegia scarico. Negli ultimi anni si è riscattato il Trebbiano Abruzzese, anche grazie al lavoro di aziende come Pepe e Valentini, e sta crescendo la qualità degli autoctoni come l’erbacea e minerale Passerina. Oppure, ancora, il Pecorino dalle note agrumate e un titolo alcolemico sempre importante dovuto ai grappoli molto ricchi in zuccheri: Cerulli Spinozzi, che a Canzano ha 35 ettari di vigna, ha avviato una sperimentazione con l’istituto agrario, per provare a produrre un Pecorino d’altura (assecondando il cambiamento climatico) proveniente da uno storico vitigno di un amico, a 800 metri d’altitudine: “La prima volta la pianta è morta, la seconda l’orso ci ha mangiato l’uva, quest’anno forse ce l’abbiamo fatta”, commenta. Saltare di cantina in cantina è il modo più divertente e autentico per vivere la regione senza limitarsi a visitarla. Con questo spirito, prenotate una cena a Villa Giulia, a Giulianova, un home restaurant in stile liberty, provate le alici fritte con il pecorino e il brodo di pesce (l’equilibrio tra delicatezza e sapore è alchemico) e brindate, con D’Annunzio, “Al fiero Abruzzo”.

Ecco gli 11 vini da provare

Pilatum spumante (Ciccone Vini)

Da un vitigno antico, il Montonico di Bisenti, località alle pendici del Gran Sasso, già presidio Slow Food, questo spumante per 39 mesi sui lieviti, millesimato, dal perlage fine e persistente sprigiona note di agrumi e crosta di pane che lo rendono croccante al palato: è fresco e vellutato, dalla piacevolissima beva.

Torre Migliori Trebbiano (Cerulli Spinozzi)

Le uve provengono da una singola vigna a 400 metri sul mare situato nel comune di Canzano, con piante di oltre 40 anni. È vinificato in parte in acciaio e in parte in tonneaux. Al naso si sente l’esplosione dello zafferano, della ginestra, del miele, in bocca è secco, sapido e morbido. Il finale è persistente.

Torre Migliori Montepulciano (Cerulli Spinozzi)

Un Montepulciano d’Abruzzo  dalla grande stoffa: al naso offre profonde pennellate di frutta e ritocchi di piccoli fiori rossi, di spezie dolci, e sul finale, la liquirizia che ci riporta alla terra di nascita, le Colline Teramane. Al sorso è potente, complesso, armonico ed equilibrato. Il finale lungo non delude.

Cortalto Colli Aprutini (Cerulli Spinozzi)

Un vigneto con impianto ventennale, uve selezionate grappolo a grappolo e voilà, un Pecorino (vinificato in solo acciaio) che ricorda un Riesling alsaziano: il naso è accolto da note di cedro e bergamotto, limoni maturi. In bocca attacca morbido e secco, immediato in tutte le sue espressioni di sapida mineralità.

Cortalto Colline Teramane (Cerulli Spinozzi)

Solo acciaio e bottiglia per l’affinamento di questo Montepulciano che ha lo spirito di un purosangue: esplosivo al naso, tra note boschive, polpa di mora e spezie, in bocca scalcia tra sapidità e freschezza, che invoglia al bicchiere successivo, e anche a quello dopo. Perfetto con le carni quali pecora e coniglio.

Gruè Cerasuolo (Cerulli Spinozzi)

Un’etichetta, figlia della tradizione secolare di Castelli, celebra l’arte antica delle ceramiche. Questo Cerasuolo d’Abruzzo – prima denominazione riservata a un vino rosa – dopo la pressatura soffice delle uve, la macerazione a freddo e l’affinamento in acciaio concede note di amarene e deliziosa sapidità in bocca.

Trebbiano d'Abruzzo (Strappelli)

Dal clone di Trebbiano proveniente da un’antica vigna di circa 50 anni – varietà dal grappolo più piccolo – provengono le uve per questo bianco, vegan friendly, vinificato in acciaio, dal profilo olfattivo floreale delicato. Al palato si presenta freschissimo, sapido e dinamico. Finale lungo e intrigante.

Nubile vendemmia tardiva (Strappelli)

Vino prezioso, prodotto solo nella annate più speciali, incanta subito i sensi: prima per il colore dorato, poi per l’aroma di frutta gialla e frutta secca, dove si sentono datteri, fichi, nocciola e infine per il sapore morbido e la mineralità che riempiono la bocca e non ti lasciano più. Un gioiello da godere con il cibo ma anche da solo.

Montepulciano colline teramane (Strappelli)

La selezione dei grappoli, la vinificazione – che avviene parte in acciaio e in parte in barrique – consegnano un vino al naso etereo e fruttato di frutti rossi autunnali, come i melograni e dal sorso caldo, pieno, dove ben si sente la tannicità elegante del Montepulciano. Nel finale, persistente, emergono piccole spezie.

Santa Maria dell'Arco (Faraone)

Passerina in purezza, ovvero “Trebbiano teramano”, per dirla con il viticoltore  Federico Faraone, prodotto in acciaio con affinamento sur lie: il naso è intenso e ampio di macedonia, mango e canditi, di resine balsamiche e accenni di idrocarburo. In bocca è opulento, sostenuto da una bella acidità.

Iuaria rosso d'Abruzzo (Faraone)

È il più antico autoctono della regione, noto come il “vino della redenzione” per le origini che lo vorrebbero coltivato in un monastero di monache benedettine (fatto chiudere da Clemente VII). Il colore è un rosso granato tendente all’inchiostro, corposo, pronto, prevalgono i frutti di bosco e le spezie, noce moscata e pepe.