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Eduardo Ferrante, lo chef vegetale che piace a Djokovic

Ferrante e Djokovic
Ferrante e Djokovic 
Il campione serbo ha scelto “L’Orto già Salsamentario” per la cena in occasione delle Atp Finals di Torino. La storia di un cuoco giramondo, nato informatico e ora capace di stupire col “piatto Novak”
2 minuti di lettura

Quante vite ci possono essere in una vita? Per Eduardo Ferrante, chef e imprenditore torinese, almeno quattro (fino ad ora): la prima da apprendista elettricista; la seconda da responsabile informatico di una grande azienda; la terza, quella da apprendista cuoco; la quarta quella da chef vegetale. Partendo da Torino, studiando negli Stati Uniti, innamorandosi in Cile di una donna incontrata, inseguita e poi diventata compagna di viaggio lungo questa vita che non è una sola, ma tante.

 

E poi, ancora, entrando in un ristorante nel Quebec da cliente e uscendone da dipendente, salutando tutti per tornare a inseguire quell’amore nel frattempo più distante, raggiungendola grazie alla busta di denaro donata dai colleghi, tornando in Cile per coronare il sogno, che di nome fa Rocio e di professione la maestra di sci. Finita? Macché. C’è tempo per aprire un blog, scrivere libri sullo street food vegano, affrontare un’esperienza a Firenze e tornare a casa, a Torino. Con Rocio, poi con due figli e con il terzo in arrivo a dicembre, con un ristorante che piace e fa parlare, “L’Orto già Salsamentario”, perché dove oggi il vegetale è fede, una volta si vendevano salumi e carne. «Ma la storia è importante - dice Ferrante - e non dobbiamo mai dimenticare chi siamo. Perché mai avrei dovuto buttare via un pezzo di storia e lavoro? Questo era il regno della carne, io oggi faccio solo cose differenti, ma siamo sempre un ristorante». 

Eduardo Ferrante
Eduardo Ferrante 

Il rispetto per gli animali, Ferrante, lo trasforma in dottrina poco più che ventenne. Siamo negli Anni ’90, periodo difficile per professare il veganesimo. «Gli amici finivano per emarginarmi, purtroppo era così, alle feste mi dicevano “vieni per il dolce”, perché io che mi cibavo di verdure crude e frutta in fondo ero fuori contesto», ricorda adesso senza rancore, ma con rispetto, appunto. Non esiste e non può esistere discriminazione alcuna e così è anche nel mondo del cibo. «Sono semplicemente scelte», dice. E il suo locale di via Monferrato, a Torino, oggi è scelto da tanti. Anche da Novak Djokovic che per il secondo anno consecutivo, in occasione della Nitto Atp Finals ha cenato qui.

 

Trovando, quest’anno, nel menù anche il “Piatto Novak”. Come è composto? «Tre burger crudisti di carote, mandorle, pomodori secchi e olive con semi di lino e girasole, impanati in semi di sesamo, essiccati per 6 ore a 42º, serviti con cavolo viola marinato, ravanelli marinati e maionese crudista». L’imperdibile di “Casa-Ferrante” è “L’Evoluzione”, spaghetti di zucchine marinate al lime, serviti con crema di anacardi e finocchietto, olio extravergine di oliva e germogli freschi, ma non solo: l’altro piatto che lo chef porta nel cuore è “Gli sfizi”: gnocchi artigianali di patata bianca serviti in letto di crema di zucca, spuma di mandorle fermentata e puntarelle di catalogna cimata. La base, quella degli gnocchi, riporta all’infanzia, quando mamma e papà, rispettivamente siciliana e napoletano, la domenica mattina si mettevano a preparare la pasta fatta in casa, gnocchi compresi. L’infanzia, la prima delle tante vite di Ferrante.