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Dalla Verdeca al Negroamaro, i sapori di Puglia della cantina Elia

Sergio Elia
Sergio Elia 
In Valle d'Itria, nella terra dei trulli e delle masserie, una realtà tutta da scoprire, partita da zero pochi anni fa ma già protagonista 
3 minuti di lettura

Nella terra dei trulli e delle masserie, ossia in Valle d'Itria che a me dicono anche capocollo e bombette di carne, assistiamo all’attesa rinascita del vino tipico di quest’area, in primis della Verdeca e del Susumaniello. Narratori sono un’intera famiglia di stanza a Ceglie Messapica dove Daniele Elia e la moglie Maria Luisa si occupano di accoglienza e ristorazione – un complesso di trulli a 9 coni risalente ai primi dell‘800 che risplende dopo un attento e curato restauro – mentre il fratello di lui, il trentasettenne Sergio, è l’enologo della famiglia laureatosi all’Università Cattolica di Piacenza. Dopo una decennale esperienza in cantine top di Barolo, di Bolgheri, della Borgogna, ha deciso di tornare in Puglia e aprirne una tutta sua.

E, in soli tre anni, ha compiuto un miracolo, se pensiamo che è partito da zero a livello di proprietà e di vigneti. Ben chiaro, invece, l’incipit con la volontà di produrre vini identitari, puliti, dove più che il lavoro in cantina, si ponesse l’accento sull’espressione organolettica delle uve autoctone su cui ha puntato fin da subito. 

 

Oggi, Sergio, coadiuvato dal padre Rosario – e c’è anche un terzo fratello, Paolo, che ha uno studio grafico ed è l’autore delle belle etichette che campeggiano sulle bottiglie – si divide tra i vigneti in campagna – poco più di un ettaro e mezzo per sole 8 mila bottiglie l’anno – e la cantina di vinificazione situata nel centro storico di Ceglie Messapica (una sorta di cantina “diffusa”).

 

Dei miei assaggi in silenzio, emerge prepotente il Valle d'Itria Verdeca “Bianco Giugno” 2021. Un vino che ha colore paglierino con riflessi verdognoli, capaci di evocare la mela verde che esplode al naso, intensa e speziata. In bocca è davvero intrigante, quasi avesse tratto perfettamente l’essenza di questo vitigno a bacca bianca, gloria della Valle d’Itria. In questa Verdeca c’è buon corpo e un’acidità rustica e caratteristica; il finale è ammandorlato e sapido. Fa breve macerazione sulle bucce, quindi affinamento in acciaio con bâtonnage invernali sulle fecce nobili. Per chi conosce questo tipo di vino, il “Bianco Giugno” è da campioni. Del resto non è un caso che il vino Top dei Top di tutti i banchi premiati quest’anno dal Golosario sia proprio una Verdeca (la produce Giovanni Aiello a Castellana Grotte e il suo si chiama Valle d’Itria Verdeca “Chakra Essenza” annata 2020).

Il Salento Susumaniello "Ninino" 2021
Il Salento Susumaniello "Ninino" 2021 

Il Salento Susumaniello “Ninino” 2021, dedicato al padre, dall’omonimo antico vitigno della zona, ha colore porpora intenso, al naso l’impatto è vinoso e si esprimono profumi dolci, di confettura di prugna e rosa. In bocca è largo (ed esprime tutta la sua concentrazione vista-naso) e l’acidità resta un baluardo di resistenza, per un tipo di vino che è tutto da scoprire. Fa una lunga macerazione sulle bucce e vinifica in acciaio. È il vino che poi a tavola si è sposato meglio con le pietanze di carne, esaltando una sorta di preferenza.

Il Rosato igp Salento "Rosarina"
Il Rosato igp Salento "Rosarina" 

Da un blend di queste ultime uve salassate e un 30% di Negroamaro (anch’esso salassato), nasce invece il Rosato Salento Rosarina 2021: ha colore rosa damascato, il naso è intrigante, piacevolmente speziato con un fondo di cannella. In bocca ha acidità spiccata e una chiusura secca molto interessante. Un rosato con una sua personalità evidente, da bere e da ribere. Tutt’altro che un vino banale.

Il Salento Primitivo Alberelli Sparsi
Il Salento Primitivo Alberelli Sparsi 

Il Salento Primitivo “Alberelli Sparsi” 2020 è capace di liberare tutta la forza espressiva di un'uva che si esprime al naso con note selvatiche e minerali, di pietra, terra e sella di cavallo su una base di frutta rossa. La sua speziatura insita ti accompagna lungo il sorso dove emerge un tannino espressivo nonostante l'alcolicità tenda ad avvolgere tutto, com’è nella natura elegante di un Primitivo. Prende vita in un vigneto in affitto nell'areale tra Manduria ed Avetrana, caratterizzato – come si evince dal nome del vino – da colture ad alberello non geometricamente allineate. Dopo la vendemmia e una breve macerazione sulle bucce, affina per 18 mesi in barrique francesi e americane di secondo e di terzo passaggio.

Il Salento Negroamaro Fata Morgana
Il Salento Negroamaro Fata Morgana 

In fondo ho invece messo il Salento Negroamaro “Fata Morgana” 2020 giacché mi ha molto colpito, anche perché si è soliti premiare l’opulenza degli altri rossi pugliesi. E invece questo ha naso concentrato di frutta sotto spirito e una mandorla che si fa più intensa con il passare dei minuti. In bocca ha il carattere dei grandi vini: è caldo, tannico, speziato, fresco. Fa un anno di barrique nuova. E credo di aver assaggiato il miglior Negroamaro dell’anno. 

 

Detto questo, siamo di fronte a una cantina emergente, che scriverà pagine importanti in Valle d’Itria, partendo proprio dalla ricerca spasmodica della coerenza territorio-vitigno. Cinque vini di assoluta goduria e bevibilità che m’hanno fatto, come pochi altri, il racconto preciso di questa terra. Bravo Sergio!!!

 

Cantina ELIA

Ceglie Messapica (Br)

Contrada Pezze Sant’Angelo snc

tel. 366 1788368

Una bottiglia di Valle d'Itria Verdeca “Bianco Giugno” 2021: euro 18

Una bottiglia di Salento Negroamaro “Fata Morgana” 2020: euro 28